Al di là dei canoni tradizionali. Testi e saggi sul suono. Per approfondire elettronica sperimentalismo puntillismo

(di Andrea Bisicchia) – Ci siamo occupati, sulle pagine di questo giornale, di John Cage (1912-1992), recensendo il volume “Un anno a partire da lunedì. Dopo il silenzio”, che conteneva scritti inediti, per l’Italia, che ci hanno permesso di addentrarci su una delle figure di riferimento più importanti, del secondo dopoguerra, per artisti di teatro, di arti visive e di musica, in particolare quella del minimalismo, alquanto spregiudicata, che ebbe la capacità di fondersi con quanto accadeva di nuovo nell’ambito della cultura americana, grazie a un immaginario che coinvolgeva discipline diverse.
Ciò che ci colpì non furono le teorie visionarie di Cage, ma l’impaginazione dell’Editore Shake che faceva pensare a un’opera d’arte in sé. Lo stesso Editore ha pubblicato, di Karlheinz Stockhausen (1926-2007) il volume che contiene  i “TESTI SULLA MUSICA ELETTRONICA E STRUMENTALE” che potrebbero essere messi a confronto, non solo con quelli sullo sperimentalismo e minimalismo di Cage, ma anche con i risultati raggiunti dalle due scuole musicali, quella americana e quella tedesca, con riferimento a quella viennese, di cui facevano parte Schönberg, Von Webern, Alban Berg, ai quali, Stockhausen fa spesso riferimento negli scritti presenti nel volume, che coprono un arco temporale che va dal 1952 al 1961.
Sono gli anni della Controcultura, teorizzati da Theodore Roszak, “La nascita di una controcultura” (1968), pubblicato da Feltrinelli nel 1971, gli anni in cui non solo cambia l’idea di musica, ma anche il modo di ascoltarla e di teorizzarla, come avvenne nella settimana, organizzata a Bruxelles, nel 1958, sulla musica strumentale, quella di Cage, Berio, Maderna, Stockhausen, il quale, nel 1951, aveva già composto Kreuzspiel, per oboe, clarinetto, basso, pianoforte e due percussionisti.
C’è da dire che Stockhausen era un attento conoscitore della musica tradizionale, aveva studiato pianoforte a Colonia, si era perfezionato a Parigi, in Estetica e Analisi musicale, ed era a conoscenza della rivoluzione apportata da Webern, a cui dedica un capitolo, dove analizza il primo movimento del Concerto per 9 strumenti OP. 24, con esempi dettagliati della partitura, a dimostrazione che, oltre a essere un musicista, era anche un teorico sulla musica seriale e dei criteri della musica “puntillistica”, generata da tecniche compositive indipendenti che avevano sviluppato un nuovo stile generato, a sua volta, da una forma di artigianato che, a suo avviso, aveva a che fare “con la trasmissione e la formazione delle capacità di trasformare una idea in una organizzazione d’ordine che sia efficace”. Nel nostro caso, il materiale che viene organizzato, è quello dei suoni, come dire che la Forma e il Materiale musicale debbano essere un’unica cosa.
Con la teorizzazione dell’autonomia del suono, avviene quella che, in teatro, si chiama autonomia del gesto. Ho avuto la fortuna di aver visto Cage al Teatro Lirico di Milano, di cui ho già riferito, ma ho avuto anche la fortuna di aver visto, al Teatro alla Scala, nel 1981, “GIOVEDI DI LUCE”, musica, libretto, danza, azioni, gesti, di Stockhausen, con la regia di Luca Ronconi, scene di Margherita Palli, se Cage fu contestato, Stockhausen fu acclamato con un successo incondizionato.
Ronconi ammise che il suo intervento registico si limitò a una “mediazione”, benché fosse convinto che la rappresentazione che ne seguì non corrispondesse all’immaginazione del compositore. Si ebbe, però, l’impressione che Ronconi, pur non volendo sovrapporsi al lavoro di Stockhausen, creò una verità scenica, per me, indimenticabile.
Considero, pertanto, il volume edito da SHAKE, una opportunità per ritornare a riflettere su che cosa sia un’opera d’arte, al di fuori dei canoni tradizionali, di come possano esprimersi i suoni autonomamente, di come la creatività appartenga al nostro mondo interiore, di come il destino dell’umanità dipenda dalla sua attività creativa e dalla capacità di far coincidere il “sentire” con “l’essere”.
Simili considerazioni sono il risultato degli interventi saggistici di Stockhausen, nei quali vengono affrontati argomenti riguardanti il metodo compositivo, il rapporto tra musica elettronica, musica strumentale e musica nello spazio, grazie all’utilizzo, col ricorso a cinque gruppi di altoparlanti, di una diffusione specializzata che aiuta a capire le varie forme di combinazioni sonore.
Il volume, curato da Massimiliano Viel, contiene anche una adeguata iconografia.

Karlheinz Stockhausen, “TESTI SULLA MUSICA ELETTRONICA E STRUMENTALE” a cura di Massimiliano Viel, Shake Editore 2024, pp. 234, € 29