Al LAC di Lugano “Bye, Bye”, Leone d’argento a Venezia. Dove, a parole, si trattava di “censura”. Ma qui, dov’era?

(di Marisa Marzelli) – Il LAC (Lugano Arte e Cultura), proseguendo nella sua intensa attività di produzione, ha di recente raccolto tangibili risultati con la presenza di due lavori alla Biennale Teatro 2020 a Venezia. Uno di questi, “Bye, Bye”, è stato premiato con il Leone d’argento al regista e coreografo Alessio Maria Romano (palermitano, 42 anni). Motivando il premio, il direttore del Settore Teatro della Biennale Antonio Latella ha dichiarato: “… È mia intenzione segnalare un’altra figura fondamentale nel teatro, il pedagogo, colui che dà inizio al tutto, occupandosi di trovare ed esaltare talenti prendendosene cura sin dagli esordi… Romano, nonostante la giovane età, ha messo a servizio tutto il suo sapere occupandosi dei giovani… Pedagogia come crescita e conoscenza”.
L’altro lavoro approdato alla Biennale era “I Cenci”, con la regia del direttore artistico del LAC Carmelo Rifici.
Il titolo “Bye, Bye” si rifà al brano “Bye, Bye Blackbird” – 1926, riproposto nel tempo da tanti artisti, e si va da Paul MacCartney a Frank Sinatra, a Miles Davis, alle cover di Joe Cocker, Ella Fitzgerarld, Nina Simone –, fil rouge di questo spettacolo di teatrodanza e musica. In scena per un’ora e 15 minuti cinque scatenati performer, uno dei quali accoglie il pubblico che sta ancora prendendo posto eseguendo la canzone in inglese come un cantante da night d’altri tempi e ripetendola in loop con piccole varianti (che appaiono tradotte anche sulla parete nera di fondo ad indicare diversi luoghi di possibile esecuzione: dalla Carnegie Hall di New York a sale da ballo esotiche). Il crooner si spoglia lentamente ripiegando con cura gli abiti e rivestendosi in bermuda e scarpe da ginnastica, sparendo nel buio della scena per ricomparire insieme ad altri danzatori (in totale sono due donne e tre uomini) in una coreografia energetica e muscolare accompagnata da una musica scatenata. Seguono altri quadri coreografici fatti di frammenti autonomi che esprimono differenti ritmi e meno esuberanti emozioni, legati in dieci capitoli scanditi sulla parete da titoli esplicativi: il primo è “Io/Tutti”, poi il “tutti” scompare per lasciare spazio a “Io sarei”, “Io voglio”, “Io strabilierò” ecc. Al performer-crooner dell’inizio viene affidata di tanto in tanto la parola (penso in chiave di complemento a ciò che la “drammaturgia dei corpi” non basta a esprimere razionalmente) mentre ad un certo punto appare, a mo’ di epigrafe, la frase del controverso e icastico cabarettista Lenny Bruce “La verità è ciò che è, quello che dovrebbe essere è solo una terribile bugia”.
Alla fine, applausi ripetuti ai cinque ottimi co-creatori e performer che sono Ornella Balestra, Filippo Porro, Andrea Rizzo, Valerie Tameu, Isacco Venturini.
“Bye, Bye”, molto curato anche nell’attenzione a piccoli dettagli registici, si avvale della drammaturgia di Linda Dalisi, mentre l’interessante progetto musicale inserisce brani di autori famosi, alcuni dei quali censurati, come Lou Reed e Van Morrison.
La censura, appunto. Se il pubblico non avesse letto sul programma di sala o non fosse stato al corrente che quest’anno la Biennale veneziana aveva come tema-guida libere riflessioni sulla censura sfido chiunque, solo guardando lo spettacolo, ad accorgersi che quello è l’argomento messo in scena. Le possibilità comunicative di una forma di ricerca (in atto) di sperimentare nuovi linguaggi, nuovi codici sostitutivi della parola teatrale, in particolare se si tratta di concetti astratti, mostrano ancora forti limiti.
Coprodotto dal LAC con Torinodanza Festival/ Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, dopo la prima assoluta veneziana “Bye, Bye” ha danzato solo altre due volte: alle Fonderie Limone di Moncalieri e il 22 ottobre al LAC. Per ora non sono programmate nuove repliche.