Amore tradimento e morte: il verismo alla Scala. Cavalleria Rusticana e Pagliacci, regia di Mario Martone

MILANO, lunedì 22 aprile ► (di Valentina Basso) Due storie d’amore tradito animano il palcoscenico della Scala di Milano fino al prossimo 5 maggio, tanto uniformi nei sentimenti trattati quanto diverse negli allestimenti, firmati entrambi da Mario Martone e ripresi da Federica Stefani, con scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Patzak, luci di Pasquale Mari.
Cast, ottimo, Direzione d’orchestra, Giampaolo Bisanti: sicura, di alto livello, concentrata sulla drammaticità delle due vicende.

Apre “Cavalleria Rusticana”, atto unico di Pietro Mascagni. Si svolge su una scena scarna e illuminata da una luce caravaggesca, totalmente in contrasto con le tinte forti della direzione del Maestro Bisanti, tra il minimalismo in scena e la drammaticità della direzione, ma non disturba, anzi, dà risalto al dramma in atto, dove spiccano le doti interpretative di Elīna Garanča, una Santuzza appassionata, ma composta e aggraziata. La affianca il tenore americano Brian Jagde, che sfrutta al massimo il suo bel timbro per il suo Turiddu, ma in espressività non regge il passo della Garanča nè tantomeno di Elena Zillo, che interpreta magistralmente Lucia. Roman Burdenko sostituisce Amartuvshin Enkhbat con un solido compare Alfio, un po’ carente nelle sfumature di voce, ma in grado di veicolare con potenza la rabbia per il tradimento dell’affascinante Lola di Francesca Di Sauro.

Se l’unico colore che risalta nelle scene di “Cavalleria Rusticana” è l’oro della croce della chiesa, “Pagliacci” è un tripudio di colori e movimento. L’opera in due atti di Ruggero Leoncavallo è ambientata in un campo rom, sembrerebbe, ai piedi di una bretella autostradale, e questa volta l’imponenza della scena è in pieno accordo con il Maestro Bisanti e l’ottima performance di tutta l’orchestra. Fabio Sartori è sicuro della sua vocalità e offre un ritratto vivido di Canio, diviso tra il dolore per il tradimento della moglie Nedda, che qui ha le belle sfumature vocali di Irina Lungu, e la necessità di continuare lo spettacolo. Ottimo il Silvio di Mattia Olivieri, che utilizza al meglio la sua fisicità, riuscendo a coprire anche qualche imperfezione vocale. Roman Burdenko sostituisce nuovamente Enkhbat con un Tonio ben strutturato, che però manca di un pizzico di perfidia in più a contrastare la neutralità di Jinxu Xiahou/Beppe.

Con “Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci” la Scala offre oltre tre ore di spettacolo solido, di alta qualità musicale e forti tinte drammatiche. Seguirà, l’11 maggio, l’opera buffa di Donizetti, “Don Pasquale”, con la regia di Davide Livermore, sempre innovativa, anche se a volte un po’ troppo.

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