Anche la natura di artisti e pensatori ogni tanto va in crisi. Ma una sniffatina può sempre aiutare l’ispirazione. O no?

(di Andrea Bisicchia) Pur sorretto da una accurata documentazione e da una bibliografia, attinente all’argomento, il libro di Alessandro Paolucci, “Storia stupefacente della filosofia. Oppio, Lsd e anfetamine, da Platone a Friedrich Nietzsche”, edito dal Saggiatore, non ha un andamento accademico, volendo semplicemente raccontare quanto, anche per i filosofi, fosse stato, a volte, necessario fare uso di stupefacenti, come, appunto, oppio, Lsd, anfetamine, per potere raggiungere certi risultati nell’ambito della creatività, come dire che non puoi essere grande filosofo, grande poeta, grande attore, grande regista, grande cantante, grande pittore, senza l’uso di droghe, le sole che permetterebbero il superamento della condizione umana.
Spesso, la parola cocainomane viene usata con spirito dispregiativo, in verità l’artista che ricorre alla cocaina cerca soltanto di dare il meglio di sé.
L’indagine di Paolucci parte dai Misteri Eleusini, magari con l’utilizzo del tracciato che Giacomo Colli dedicò all’argomento e grazie alle sue note determinanti per comprendere il capitolo su Eleusi nel volume “La sapienza greca”, pubblicato da Adelphi. È noto che i riti eleusini fossero anche dei riti iniziatici a cui potevano partecipare soltanto coloro che volessero accedere alla conoscenza mistica, ovvero alla Epoptea, l’ultimo grado dell’estasi che mette in contatto col divino. Sembra che a questi riti partecipassero, come si evince da alcuni passi delle loro opere, riportati da Paolucci, Platone, Eschilo, Sofocle, anzi sembra che proprio Eschilo, per avere raccontato ciò che avveniva durante i Misteri, fosse stato accusato di blasfemia e costretto all’esilio, in Sicilia, a Gela. Un fatto è certo che, per quanto riguarda l’Occidente, le prime bevande psicotrope fossero state sperimentate ne V secolo a. C, tra le quali va segnalato il Cicleone, un cereale che, secondo Albert Hofmann, lo scopritore dell’Lsd, potrebbe aver subito l’effetto di un parassita, l’Ergot, che conteneva acido lisergico, il cui effetto permetteva la conoscenza di verità soprannaturali.
Platone, come ben si sa, auspicava un governo di filosofi, perché li riteneva i più illuminati, il suo sogno si avvererà con Marco Aurelio, il filosofo che diventò imperatore e che cercò di portare la saggezza al potere, su basi stoicistiche. Tra i suoi interessi, va segnalato lo studio delle erbe officinali, tra le quali l’oppio e la teriaca, un antidoto capace di alleviare molti dolori, consigliatogli dal suo medico Galeno, la cui preparazione era molto complicata e il cui costo era altissimo, inoltre, nel caso si fosse fatto uso sconsiderato, induceva alla dipendenza.
Fu Paracelso, molti secoli dopo, a lavorare sul potere dell’oppio che, mescolandolo con l’alcool, avrebbe prodotto il laudano.
Con Freud, la cocaina divenne oggetto di studio, i cui effetti, il futuro padre della psicanalisi, li sperimenterà su se stesso, dedicandole persino un saggio.
Paolucci cita una serie di lettere nelle quali Freud si intrattiene sulla cocaina che, a suo avviso, poteva essere utile per curare l’isteria in modo da combattere il male oscuro o quei demoni interiori che spingeranno Nietzsche allo studio della filosofia, dopo gli interessi filologici per il mondo antico. Di lui si sa che fece largo uso di anfetamine e di sedativi come il cloralio, il cui risultato insufficiente lo spinse verso la polvere bianca, grazie a un amico olandese che la portava dall’India.
Di hashish farà largo uso il filosofo Benjamin, a cui dedicherà una sua ricerca, “Studio sull’hashish”, pubblicata postuma, benché facesse uso anche di oppio e della mescalina, che, a suo dire, lo aiutavano ad andare alla ricerca della libertà che solo la follia poteva donare.
Il filosofo Ernest Junger, ammiratore del nazismo, volle sperimentare le potenzialità ispiratrici dell’Lsd, di cui fece largo uso, persino vantandosene, tanto che parlava esplicitamente di droghe, di allucinazioni, esprimendo le sue conoscenze della preludina, della mescalina ma, soprattutto, dell’Lsd.
Anche i filosofi del Novecento sono andati in cerca dei loro Misteri, per trovare qualcosa che li mettesse in contatto con il divino e, pertanto, con una conoscenza che andasse contro l’umano, convinti che bisognasse preparare l’anima per avvicinarla alla luce della conoscenza.
Amico di Junger fu Albert Hofmann il vero studioso dell’Lsd.
Nella galleria di Paolucci, non potevano mancare I. P. Sartre, anche lui consumatore di droghe, e Foucault, il cui entusiasmo per l’Lsd fu totale, a lui dobbiamo “Il potere psichedelico”, edito da Feltrinelli nel 2004.
Paolucci dedicherà due righe a Wittgenstein per dire che non si drogava e un corsivo alla sua mamma, per dire che non si è mai drogato.

Alessandro Paolucci, “Storia stupefacente della filosofia. Oppio, Lsd e anfetamine da Platone a Friedrich Nietzsche”, Il Saggiatore 2022, pp. 190, euro 15.