(di Andrea Bisicchia) – Certamente, il personaggio di Antigone, come quello di Edipo, risulta il più saccheggiato, sia dagli antichisti che dagli storici del teatro, oltre che da drammaturghi, attori e registi.
Dagli studi di Cesare Molinari (1977) a quelli di George Steiner (1988), la storia di Antigone è coincisa con quella della civiltà occidentale che ha visto la contrapposizione tra Individuo e Stato, tra Politica e Privato, tra Libertà e Tirannide, tra Uomini e Donne, eppure abbiamo constatato che nessuna interpretazione può esaurire una tragedia così immensa. Si sono cercate delle risposte interrogando gli infiniti spettacoli ad essa dedicati, attraverso riletture, originali interpretazioni, ma non sono bastate.
Trattandosi di un mito fondante, Antigone ritorna con frequenza incredibile, essendo diventata, in ogni secolo, una eroina che ciascuno ha utilizzato con le proprie categorie di lettura. Nel secolo scorso, le Antigone più note sono state quelle di Anouilh, di Brecht e del Living, nel nostro secolo, per quanto riguarda sempre gli spettacoli, è giusto ricordare quella di Imma Ellanis, messa in scena a Londra nel 2022, quella di Milo Rau in Amazzonia 2023, e quella di Femi Osofisan, realizzata in Nigeria, come dire che ogni nazione, ogni continente, può vantare la sua Antigone.
La prima, immaginata appartenente a una famiglia anglo-pakistana, è una Antigone tra conflitti politici e sociali, tra diritti naturali e potere precostituito, quella di Rau è diventata l’emblema della lotta delle popolazioni, della foresta fluviale, contro le ingiustizie per la difesa dei diritti della loro terra, quella di Osofisan si interroga sul colonialismo e sul potere corrotto in Nigeria. Insomma, tutte le Antigoni sono evocate per combattere ogni forma di ingiustizia, oltre che le precarietà, le insensatezze e le complessità del mondo, come voler dire che gli uomini hanno violato l’armonia cosmica, contribuendo al suo disfacimento.
Anche la saggistica ha dato dei notevoli contributi, basterebbe ricordare quello di Judith Butler: “La rivendicazione di Antigone” (2003) e quella di Borgna: “Antigone e la follia” 2021.
L’ultimo saggio, in ordine di tempo, lo dobbiamo a Eva Cantarella, notissima docente di Diritto greco-romano, che si è messa contro le molteplici interpretazioni positive dell’eroina greca, che lei non rinnega, alle quali, però, occorrerà aggiungere alcuni aspetti negativi che riguardano, in particolare, il carattere di Antigone, motivo per cui Eva Cantarella ha deciso di distinguere il personaggio di Sofocle da quello del mito, soprattutto da quello ripreso dal Romanticismo che metteva in evidenza la superiorità del femminile sui soprusi maschilisti del potere politico.
Mi permetto di dire che dal secondo al terzo millennio si è un po’ abusato, persino del nome Antigone, utilizzandolo e applicandolo con molta disinvoltura a personaggi della cronaca, come la giovane Atria che si era dissociata dalla mafia e che aveva creduto al lavoro svolto da Borsellino, ma che, dopo la sua morte, si era suicidata (?) ed ancora a Carole Rackete che si era opposta a Creonte-Salvini, infiammata dal suo ruolo di salvatrice di migranti.
Eva Cantarella non si è certo lasciata contaminare dalla cronaca, benché ne appaia, dal libro, alquanto informata, lei attinge le sue considerazioni direttamente da Sofocle e vede in Antigone la rappresentante dell’egoismo sociale, oltre che la vittima di una disperata follia di annientamento e distruzione dato che, a suo avviso, essa non amava nessuno, neanche se stessa, rendendo Creonte, persino, una vittima. Per questo motivo ha scelto, per il suo libro, come titolo, “CONTRO ANTIGONE” e come sottotitolo “Dell’egoismo sociale”, pubblicato da Einaudi, Stile Libero, il cui contenuto è diviso i sei capitoli, dove, la studiosa, ripercorre le fonti della “trilogia tebana”, il rapporto tra Antigone e la polis, le sue infinite “reincarnazioni” nei secoli successivi, con l’aggiunta di un capitolo fondamentale che riguarda la ideologia funeraria, il concetto dell’aldilà dei greci, e del loro ritenere un valore il rito funebre, oggetto, a sua volta, del bando della discordia, emanato da Creonte, col quale si vietava il seppellimento di Eteocle, favorendo l’ira di Antigone, non so quanto diversa dall’ira di Achille, dopo l’uccisione di Patroclo.
Eva Cantarella: “Contro Antigone o dell’egoismo sociale” – Einaudi 2024, pp. 108, € 13








