Antonella Lualdi, la stella amata da tutti i suoi compagni di lavoro. Ma lei nel cuore aveva solo il suo Franco Interlenghi

(di Andrea Bisicchia) In anni recenti si sono moltiplicate le biografie d’attori, non certo per vanità, ma per volontà di raccontarsi. Si tratta di un metodo narrativo, non tipico dello scrittore, bensì dell’interprete. Antonella Lualdi, in collaborazione con Diego Verdegiglio ha scritto, non tanto una biografia, quanto un ritratto del cinema italiano dagli anni Cinquanta al primo decennio del Duemila, che coinvolge non soltanto Franco Interlenghi, ma molti compagni di strada che hanno fatto grande il cinema italiano.
“Io Antonella, amata da Franco”, Manfredi Editore, è un titolo che ricalca una battuta di Michele Placido, a lei indirizzata, “la donna che Franco aveva molto amato”.
In fondo, questa biografia raccontata e non romanzata, è una vera storia d’amore che sembra quella di un film di una volta che sapeva fare piangere e ridere. I due si erano incontrati giovanissimi, Interlenghi aveva già una certa fama dovuta al successo internazionale di “Sciuscià” di De Sica, il film che cambiò la storia della cinematografia italiana dopo quella dei “Telefoni bianchi”. Erano gli anni in cui Grassi e Strehler avevano cambiato la storia del teatro, da quello piccolo borghese a quello dell’impegno sociale e politico.
Antonella era nata ad Aleppo da padre pugliese, di Trani, e madre greca, parlava tre lingue: il francese, il greco e l’arabo. Il suo viso e il suo corpo riflettevano le tre nazionalità, soprattutto l’armonia greca. Rimase orfana di padre a 17 anni, in un momento in cui la famiglia viveva in povertà e rischiava persino lo sfratto. Aiutata dalla sua bellezza, nel 1949 posò per un servizio fotografico e fu notata da registi e produttori. La mamma le aveva inculcato una educazione morale alquanto ferrea, tanto che le era proibito di avvicinare i ragazzi.
Il primo successo cinematografico fu “Signorinella” (1949), con la regia di Mario Mattoli, la notorietà, però, più che alla bravura, fu addebitata al suo personaggio ingenuo, acqua e sapone. Seguì l’incontro con Franco, col neorealismo, con la poetica sentimentale, evidente in film come “La cieca di Sorrento” (1952) e “Cronache di poveri amanti” (1954) di Lizzani che vinse il Prix International al Settimo Festival di Cannes. Era nata una stella che recitava accanto a Marcello Mastroianni, una stella che faceva innamorare tutti i compagni di lavoro che lei teneva a bada perché innamorata del suo Franco e perché non concepiva l’infedeltà. È stata protagonista di un centinaio di film, senza disdegnare l’alternanza tra il grande cinema e i film di cassetta, anche perché i produttori le ricordavano che la fama non fosse dovuta alle cronache giornalistiche, bensì agli incassi al botteghino.
Ha lavorato con tutti i grandi del cinema italiano e internazionale, ma le sue amiche del cuore erano Virna Lisi, Rossana Podestà, Sylva Koscina, mentre tra le colleghe più simpatiche annotava Gina Lollobrigida e Anna Magnani. Era amata da tutti perché non conosceva l’invidia e non era solita vantarsi anche quando veniva diretta da Bolognini, Antonioni, Monicelli, Chabrol, Sautet, o era stata compagna di lavoro di Nazzari, Rascel, Totò, Manfredi, Sordi, Gassman, Walter Chiari che riteneva un genio dell’improvvisazione insieme a Totò. Ha un bel ricordo dell’incontro con Paolo VI che, nel 1967, la ricevette in Vaticano, insieme a Claudia Cardinale. L’ho conosciuta quando, al Teatro San Babila, fu scelta, come protagonista di “Santa Marina” (21 marzo 1969) di Tullio Pinelli, sceneggiatore di Fellini, con la regia di Fantasio Piccoli, ed Ernesto Calindri nella parte di un Benedettino. Era bellissima nella sua semplicità. Credo che avesse accettato di far teatro, dopo aver detto no a Garinei e Giovannini, perché, nello stesso periodo, Franco Interlenghi recitava, sempre al San Babila, accanto ad Adriana Asti e Mariangela Melato, nell’“Inserzione” di Natalia Ginzburg, con la regia di Visconti (21 febbraio 1969). Non si lasciavano mai, cercavano, in tutti i modi, di stare insieme, fino alla crisi del 1975, quando la fedelissima Antonella iniziò una relazione col musicista Stelvio Cipriani, benché continuasse ad amare il suo Franco che, nel frattempo, non disdegnò alcune relazioni. Giulietta Masina le diceva: “Le storie d’amore, anche se finiscono, non svaniscono”, tanto che Antonella fu sempre accanto al suo Franco durante la malattia che lo condusse alla morte.
Negli ultimi anni l’abbiamo vista interpretare la moglie nello sceneggiato del Commissario Cordier.
Il volume contiene una prefazione di Giuliano Montaldo, una introduzione di Diego Verdegiglio e una ricca iconografia.

Antonella Lualdi Interlenghi, Diego Verdegiglio: “IO ANTONELLA, AMATA DA FRANCO”, Manfredi Editore 2018, pp 250, € 18