“Antonio e Cleopatra”. La parola diventa azione, nel rispetto dei giochi shakespeariani della passione e della politica

RAVENNNA, lunedì 5 febbraio ► (di Andrea Bisicchia) – Come è noto, “Antonio e Cleopatra” fa parte del trittico dei Drammi Romani che Shakespeare scrisse per tra il 1599 e il 1607, avendo come fonte “Le vite parallele” di Plutarco. Mentre, nel “Giulio Cesare”, Antonio è presentato come uomo coraggioso e dalla nobiltà d’animo, in “Antonio e Cleopatra” conserva questi due aggettivi, ai quali, però, vanno aggiunti quelli di lussurioso, gioviale e di homo eroticus.
Valter Malcosti, avvalendosi della traduzione di Nadia Fusini, con cui ha collaborato e condiviso la riduzione, dopo una attenta esamina del testo, ha compiuto un drastico taglio dei personaggi ed è riuscito a condensare l’intera trama utilizzandone soltanto dodici degli oltre trenta.
Ciò che colpisce, all’inizio dello spettacolo, è lo spazio scenico che Malosti ha condiviso con Margherita Palli che mi ha fatto pensare a certe scenografie di Appia, per l’uso simbolico e, nello stesso tempo, razionale che riesce a fare dei vari elementi che tengono ben conto dell’architettura astratta, facilmente trasformabile, grazie alla capacità creativa nel fare convivere lo spazio con la parola. Malosti ha potuto, in tal modo, costruire lo spettacolo in funzione dei personaggi, dopo essersi anche documentato sulla statuaria greca e latina, per potere offrire ai suoi attori un modello per stare in scena, facendo loro occupare quasi sempre lo stesso posto, suggerendo determinati gesti e creando un rapporto particolare con la luce, tanto da permettere che un personaggio fuori scena possa rimanervi, con un lieve abbassamento della luminosità , mentre altri personaggi compiono le loro azioni. Egli utilizza l’essenzialità dello spazio per dare maggiore risalto alla parola poetica di Shakespeare e permette alla luce di essere creata in funzione dell’attore.
La scrittura di Shakespeare ben si adatta all’idea registica, essendo una scrittura che, soprattutto nei Drammi Storici, mostra un suo ornamento particolare, dovuto all’abile uso della retorica che permette, alle emozioni, di prevalere sulla persuasione.
Malosti, lavorando sulla parola, ha cercato di eliminare tutto ciò che risultasse superfluo, per creare un dialogo che si trasformasse in azione, ovvero in qualcosa che è accaduto o che sta per accadere, un dialogo, insomma, che potesse tener conto dei giochi dell’amore e della politica.
Non dobbiamo dimenticare che Antonio è uno dei triumviri che ha partecipato alla conquista di terre lontane, insieme ad Ottaviano Augusto, di cui aveva sposato la sorella, contribuendo a fermare la minaccia di Pompeo che avrebbe creato un vero e proprio scompiglio o, meglio, un disordine politico.
Anche sull’ambivalenza ordine-disordine si è soffermato Malosti riguardante, non soltanto la politica, ma anche la passione disordinata di Antonio per Cleopatra che, a sua volta, gli aveva chiesto un amore senza misura, a cui Antonio risponderà: “Allora ti occorrerà nuovo cielo e nuova terra”. Se lo spazio ha un contenitore che si caratterizza per la sua essenzialità, tanto che bastano un carrello e due binari per passare dal dentro al fuori e viceversa, lo stesso si può dire dell’uso della Storia, quella che, pur svolgendosi tra Alessandria d’Egitto e Roma viene essenzializzata in brevi racconti che, però, danno l’dea precisa di ciò che è accaduto e che accade.
Fondamentali sono la costumistica e l’oggettistica per riassumere la Grande Storia, dato che, entrambi alludono ad un Oriente che si veste di Occidente, con abiti sfarzosi, collane, bracciali, parrucche che rimandano al lontano passato, diventando, grazie anche alla musica di GUP Alcaro, elementi primari dello spettacolo, insieme alla parola e alla voce degli interpreti che evitano in tutti i modi il ricorso alla declamazione e che permettono agli attori di inter-reagire con essi, come fa benissimo Anna Della Rosa, certamente una delle nostre più grandi attrici, in continua dialettica con l’Antonio di un ottimo Malosti che distilla i versi ai quali cerca di dare un’armonia tutta moderna, la stessa che ha richiesto ai suoi attori, tutti bravissimi, tra i quali si fanno notare Danilo Negrelli, nella parte di Enobarbo e Massimo Verdastro in quella di Indovino, oltre che Dario Guidi che, sempre in scena, interpreta Eros, il vero motore della storia dei due  amanti, noti per la loro lussuria.

“ANTONIO E CLEOPATRA” di Shakespeare, regia di Valter Malosti, anche interprete, insieme con Anna Della Rosa. Ravenna, Teatro Alighieri, dal 26 al 28 gennaio.

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