Ascesa e caduta della critica teatrale. In coincidenza con l’epoca d’oro della regia, al tempo dei giornali. Poi, il web

(di Andrea Bisicchia) – Quando si parla di critica teatrale, è giusto distinguere diverse maniere di accostarsi all’analisi di una messinscena. C’è quella del critico teatrale tout court, quella del poeta critico, quella dello scrittore o del saggista, a ciascuno dei quali si deve un approccio diverso nei confronti dello spettacolo che recensisce, benché esista, per tutti, un solo compito, quello di cogliere la profondità che c’è dietro una realizzazione scenica.
In che cosa, allora, si differenzia il loro metro di misura e in che modo adattano il loro linguaggio critico, pur nella consapevolezza che non esista un canone unico?
Le loro recensioni, in verità, dipendono da una cultura specifica, dallo stile, dalla emotività e da un personale senso estetico. Per fare degli esempi, il poeta Montale e il poeta Quasimodo sono stati, uno critico musicale per il Corriere d’Informazione, l’altro per il settimanale Epoca, i loro contributi risentivano parecchio della loro formazione, Montale conosceva le partiture, avendo studiato canto lirico, anche se in “Satura” ebbe da dire “sull’orrido repertorio operistico”, riferendosi ai Libretti che avevano poco di poetico, Quasimodo era interessato alla cultura classica, alla traduzione dei Lirici greci e di qualche tragedia come “Ecuba”.
Erano gli anni in cui la recensione veniva condizionata da fattori diversi, soprattutto, dalla velocità dei tempi, dovendo uscire il giorno dopo il debutto. Erano anche gli anni di tanti critici passati alla storia, come De Monticelli, Geron, Lazzari, Pensa, Bertani, Ronfani, Danzuso, Terron, Chiaretti, Quadri, Tian, Blandi, Savioli, Almansi, Gregori, Palazzi, solo per citare coloro che ci hanno lasciato, tutti attenti ai risultati della regia critica e del linguaggio scenico.
Erano gli anni, durante i quali, a una “prima” c’erano, spesso, più critici che pubblico, al contrario di oggi, dato che si registrano pochissime presenze, in ordine sparso. Poi arrivò il golpe di qualche Direttore, a dire il vero, poco illuminato, che decise di far pubblicare le recensioni una volta la settimana, accompagnando gli specialisti con il nome di qualche poeta o scrittore, credendo di fare qualcosa di originale, senza riflettere che gli interessi dei poeti o dei narratori erano più legati alla letteratura che non alla drammaturgia.
Poeti come Giovanni Raboni, come Sanguineti, come Mussapi dovettero far convivere simili interessi. Di Raboni conosciamo la competenza, la profondità di analisi, certe predilezioni piuttosto che altre, oltre che la giusta misura, elementi che lo accomunavano sia a Sanguineti che a Mussapi. Per quanto riguarda gli scrittori o saggisti, sono da ricordare Arbasino, Garboli, Flaiano, Chiaromonte e, persino, Sciascia che sperimenterà, sulle pagine dell’Espresso, la critica teatrale.
Un caso a sé è Franco Cordelli che, pur essendo un narratore già sulle pagine di Paese Sera aveva iniziato l’attività di critico teatrale, prima di passare al Corriere. Le sue recensioni risentono di un certo autobiografismo legato alla storia delle sue frequentazioni teatrali, un autobiografismo che mette a confronto ciò che ha visto con ciò che vede, ovvero mescolando il suo passato col presente.
Il problema di oggi non è più come “leggere” un testo o come tradirlo, ma come viverlo sulla scena, ovvero come trasformarlo in un’altra scrittura che è, sempre più spesso, quella performativa. C’era una volta il teatro che lasciava un segno, che permetteva ai critici di intervenire con giudizi molto ragionati, agevolati dal tanto spazio dedicato dai grandi quotidiani, che ne lasciava altrettanto alle analisi degli spettacoli, molto seguite, non solo dagli spettatori di professione, ma anche da giovani studenti, da impiegati, da operai. Erano gli anni in cui, sulle stesse pagine, si aprivano ampi dibattiti e nuovi modi di teorizzare.
Oggi bisogna accontentarsi di trenta righe o di “pillole” di dieci righe per potere esercitare la critica. Per fortuna ci sono le pagine Web, alcune molto importanti, che lasciano parecchio spazio, non solo ai critici “di una volta”, ma anche a giovani che si esercitano pensando a un futuro migliore.