Stagione 2020/’21 di Accademia Perduta/Romagna Teatri a Forlì, Faenza, Bagnacavallo. Si parte con “Colpi di scena”

(di Andrea Bisicchia) Accademia Perduta/ Romagna Teatri, dal 22 settembre, riapre le porte dei teatri di Forlì, Faenza, Bagnacavallo, con una sventagliata di generi diversi, dal teatro contemporaneo alla commedia borghese, al teatro brillante, dalle commedie musicali agli spettacoli per ragazzi.
Tuttavia, il direttore artistico Ruggero Sintoni non ha nascosto qualche perplessità sulle norme penalizzanti imposte dalle disposizioni sanitarie e sui conseguenti distanziamenti e limitazioni del numero di spettatori, che costringeranno a tenere tante poltrone vuote. “Eppure, i teatri”, spiega con convinzione Ruggero Sintoni, “sono i luoghi più sicuri, più delle discoteche, dei bar, persino degli aerei, perché il pubblico di teatro ha più rispetto e preparazione. Inoltre”, ricorda il direttore artistico, “l’Accademia Perduta è un Centro di Produzione che dà lavoro a 130 persone. Confido, infine, che nei prossimi mesi vengano allentate le limitazioni che ci impone la legge, e consentire così ai teatri di lavorare a pieno ritmo”.
Ma il mondo del teatro, nonostante le limitazioni, non si scoraggia. E la terra di Romagna, con le mascherine o senza le mascherine, risponde con la giovialità e la generosità di sempre.

Così, a Forlì, “Colpi di scena. Biennale di teatro contemporaneo per ragazzi”, giunta alla sua undicesima edizione, tra attualità e riletture dei classici, in diversi spazi teatrali della città, produrrà 22 spettacoli in 4 giorni, tra cui 10 prime, dal 22 al 25 settembre, con alcune trasferte anche nei teatri di Faenza, Bagnacavallo e Russi. Un programma intensamente articolato, che prevede una nuova ideazione di Chiara Guidi: “Edipo, una fiaba di magia”, che si collega ai culti della fertilità delle antiche civiltà, e poi, tra gli altri, “L’usignolo dell’imperatore”, da Andersen, del giovane Pietro Piva, “Le nid”, della formazione Progetto g.g. in coproduzione con Accademia Perduta/Romagna Teatri; “Oz” di Fanny & Alexander, “Stella nascosta” di Aterballetto.

Al Teatro Masini di Faenza, la Stagione riparte da ottobre, con spettacoli  che coinvolgono attori come Claudio Bisio, Gigio Alberti (foto qui a lato), Maurizio Lastrico, Davide Enia, Ale e Franz, Ascanio Celestini, Lunetta Savino, Ludovica Modugno, Paolo Cevoli, Alessandro Fullin e Marco Barbieri, con spettacoli che affrontano temi come la felicità (“Ma tu sei felice?”, Bisio-Alberti), la storia (“Maggio ‘43”, Enia), la scuola (“Il nodo”, Angiolini-Modugno), il viaggio, con gente sconosciuta che arriva e riparte, lasciando le proprie storie buffe (“Barzellette”, Celestini), il tempo, con la protagonista, Lunetta Savino, che, in “Non farmi perdere tempo”, ha deciso di concludere faccende ordinarie e straordinarie che aveva laciato indietro per colpa del tempo.

Al Teatro Goldoni di Bagnacavallo, protagonisti saranno Ivano Marescotti, con un suo testo comico-drammatico (“Andrà tutto stretto”), Simone Cristicchi (“Esodo”: un racconto per voci, parole e immagini che porta in scena la storia dolorosa di tante vite interrotte dall’esodo), Gabriele Cirilli che immagina “Le Cirque du Cirill”, un dialogo con i suoi follower, per aggirare i divieti di assembramento. Gaia De Laurentiis e Ugo Dighero propongono “Alle 5 da me”, commedia comica su alcuni disastrosi incontri sentimentali. Pamela Villoresi (foto in alto) con “Viva la vida” porta in scena una sua interpretazione di Frida Kalo. Nancy Brill e Chiara Noschese con “Manola” interpretano la storia di due sorelle sempre in contrasto con se stesse (la prima edizione vide in scena l’autrice del testo, Margaret Mazzantini, che lasciò il teatro per dedicarsi alla narrativa); infine, Lunetta Savino con “Non farmi perdere tempo” (16 e 17 gennaio a Bagnacavallo, e 18 gennaio al Masini di Faenza).

www.accademiaperduta.it

Generoso sforzo produttivo dell’Elfo Puccini. Per rispetto del pubblico. E per recuperare i mesi bruciati dal Covid-19

MILANO, giovedì 17 agosto – Dopo l’incubo delle chiusure e restrizioni di teatri e sale pubbliche, imposte dalla nota tragica pandemia, non ancora conclusa ma allentata, l’Elfo guarda con ottimismo a un futuro di completa ripresa il futuro, affrontando, con prudente fiducia, la nuova stagione 2020/2021 (nel rispetto delle regole che tutelano la salute dei lavoratori e del pubblico).
Il programma, che si avvale di una fitta presenza di spettacoli di vecchia e nuova produzione (più di 40 in cartellone), anche e soprattutto per sanare le ferite della recente pandemia, sarà caratterizzato da tre novità dirette da Bruni, De Capitani e Frongia, oltre alla coproduzione dello spettacolo di Carrozzeria Orfeo, in aggiunta ai molti registi e compagnie, che si avvicenderanno nelle due Sale Shakespeare e Fassbinder (con capienza ridotta rispettivamente a 250 e a 100 spettatori, come da imposizioni della Sanità).
L’Elfo ripartirà con “Diplomazia” di Cyril Gely  (foto sopra), che era pronto per andare in scena nel marzo scorso, con Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani (anche regia con Francesco Frongia), che si confrontano storicamente, mentre la posta in gioco è la salvezza di Parigi minacciata dalla furia nazista (16 ottobre/22 novembre) in Sala Shakespeare.
Sempre alla Sala Shakespeare è atteso (1/13 dicembre) “Miracoli metropolitani”, visionario spettacolo di Carrozzeria Orfeo, scritto da Gabriele De Luca e presentato al Napoli Teatro Festival nel luglio scorso.

PRIMA PARTE DELLA STAGIONE

“Moby Dick alla prova” (7/31 gennaio), novità assoluta di Elio De Capitani. Testo scritto e diretto a suo tempo da Orson Wells intrecciando il capolavoro di Melville con il Lear. De Capitani è Achab, ma è anche un impresario che coinvolge un gruppo di attori, impegnati nelle repliche della tragedia shakespeariana, a provare a mettere in scena la caccia alla balena bianca.

“Il seme della violenza” (5 febbraio/7 marzo, prima versione italiana del celebre “Laramie project” di Moisés Kaufman, produzione diretta da Ferdinando Bruni e da Francesco Frongia. Una compagnia di otto interpreti, impegnati in più di sessanta ruoli, ricostruiscono il brutale omicidio per odio omofobico di Matthew Shepard. Per trasformare l’odio e la paura in speranza e comprensione.

In autunno in sala Fassbinder andranno in scena gli spettacoli sospesi nei mesi scorsi e alcuni successi delle passate stagioni.

Luca Toracca completa il suo lavoro su Alan Bennett presentando “Un letto fra le lenticchie” (2/13 dicembre) e riproponendo “Aspettando il telegramma” (22 ottobre/8 novembre). In cartellone anche lo spettacolo diretto da Massimo Somaglino, “Cercivento”, che mette in scena l’ultima notte di due giovani soldati, ingiustamente condannati di tradimento (3/15 novembre).

E tornano il monologo di e con Cinzia Spanò “Tutto quello che volevo” (20 ottobre/1 novembre) e il successo di alcuni anni fa con Angelo Di Genio, “Road Movie” (19 /29 novembre). Quindi, dall’ultimo Premio Scenario, la novità di e con Carolina Cametti “Bob Rapsodhy” (17/29 novembre). Infine, un dittico di spettacoli di Dimitri/Canessa, anch’essi segnalati in molti festival, da “In-Box 2017” a “Kilowatt Festival”, al 22° FIT di Lugano.

SECONDA PARTE DELLA STAGIONE

Anche la seconda parte della stagione appare ricca di nuove produzioni e coproduzioni con artisti e compagnie da anni sostenute dall’’Elfo e amate dal pubblico milanese:

“Orgoglio e pregiudizio”, versione di Arturo Cirillo, con Valentina Picello (9/14 marzo),

“Baccanti” di Euripide, regia di Laura Sicignano, con Vincenzo Pirrotta (16/21 marzo),

“Pescheria Giacalone e Figli” di Rosario Lisma (9/14 marzo),

“Ferdinando”, di Annibale Ruccello, regia di Nadia Baldi, con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio, Francesco Roccasecca (23/31 marzo),

“Il rumore del silenzio”, di Renato Sarti, sulla strage di piazza Fontana, con Laura Curino (11/16 marzo),

“Cirano non deve morire” di Leonardo Manzan, premiato alla Biennale di Venezia (18/23 maggio),

“La notte di Antigone”, di Giacomo Ferraù e Giulia Viana, ispirato alla figura di Ilaria Cucchi (20/25 aprile),

Rezza e Mastrella con il bestseller “Fotofinish” (24/28 maggio).

Segnaliamo anche, ad inizio anno, la personale dedicata a Nicola Russo, autore e regista dell’inedito “Anatomia comparata”, che vede confrontarsi in scena Elena Russo Arman e Marit Nissen, al quale vengono accostate le riprese di “Io lavoro per la morte” ed “Elettra” (12 gennaio/14 febbraio).

Altri debutti, produzioni e coproduzioni, già cancellati per la nota situazione pandemica, saranno recuperati con l’anno nuovo. Per questi e per altri eventi in cartellone (classici, contemporanei, “personali” e cabaret) e per il calendario dettagliato della stagione 2020/2021, rivolgersi a:
TEATRO ELFO PUCCINI, Corso Buenos Aires, 33 – 20124 Milano. Tel. 02 00 66 06 06
www.elfo.org

(p.a.p.)

Il divismo. Merce di origine capitalista, forma economica utile a produrre affari, come qualsiasi prodotto commerciale

(di Andrea Bisicchia) Chi ha studiato storia del cinema, si è formato sui libri di Georges Sadoul, Pietro Bianchi, Guido Aristarco, Carlo Lodovico Ragghianti, Luigi Chiarini, Edgar Morin. Da una simile essenziale bibliografia, si intuisce come, allora, i film venissero analizzati alla stregua di un’opera d’arte. Ci sono stati altri che li hanno esaminati dal punto di vista sociologico, come Francesco Casetti, chi dal punto di vista del linguaggio, come Jean Mitry, chi dal punto di vista politico, come Roland Barthes e Jean-François Lyotard e chi dal punto di vista economico, come Christian Metz e Raymond Bellour.
Forse, a questi ultimi si è rapportato Paul McDonald nel suo libro “Hollywood stardom, il commercio simbolico della fama nel cinema hollywoodiano”, edito da Cue Press.
Il lettore si trova dinanzi a uno studio che, in forma saggistica, affronta il problema del divismo da intendere come merce e, pertanto, come consumo. A dire il vero, in un breve capitolo del libro di Morin, risulta evidente che il problema del divismo sia stato fabbricato volutamente dallo Star-sistem e concepito come una specifica istituzione del capitalismo.
Paul McDonald, prima di essere docente universitario, aveva lavorato nell’industria dei media, tanto da poter abbinare, nella sua indagine, teoria e pratica. La tesi del libro è volta a dimostrare come si sia affermato il commercio simbolico dello stardom, ovvero della celebrità, essendo, questa, uno degli strumenti utilizzati per produrre affari attraverso l’uso simbolico dei divi cinematografici, considerati vere e proprie “forme economiche”.
L’approccio dell’autore è di tipo concettuale piuttosto che storiografico e la sua analisi riguarda il ventennio che va dal 1990 al 2010. Gli argomenti trattati, nei vari capitoli, sono molteplici: il commercio simbolico dello stardom, l’utilizzo della star come marchio di un prodotto ben definito. Molto attuale è il tema dell’inflazione del talento, con la conseguente ricontrattualizzazione dei compensi, dato che, nel terzo millennio, la commercializzazione dei film non utilizza soltanto lo star-sistem, quanto l’uso della tecnologia e dei videogame applicati alla pubblicizzazione e alla distribuzione.
Il punto di partenza è alquanto noto: le star non nascono dal nulla, vengono create affinché il loro prestigio si possa trasformare in profitto, nel senso che, tanto più sei star quanto più incassi al botteghino. Per fare un riferimento al teatro italiano, al tempo degli spettacoli realizzati da Compagnie primarie, come la Proclemer. Albertazzi, La Compagnia dei Giovani, la Morelli-Stoppa, la Compagnia di Eduardo, di Alberto Lionello, alla fine dello spettacolo, gli attori non chiedevano come fosse andata, ma che incasso era stato fatto. Tra i più accaniti era proprio Lionello che voleva sapere, appena chiuso il sipario, l’incasso della serata perché equivaleva al suo valore d’attore. Piccole cose rispetto a quelle dell’industria cinematografica, soprattutto, durante l’epoca d’oro, quando i produttori impazzivano se l’incasso non li soddisfaceva, un’epoca ormai al tramonto, visto che le star scarseggiano e che sono cambiati i meccanismi di attrazione nella Hollywood post-studios, tanto che il brand principale non è più solo quello dei divi, benché l’appeal di alcuni di essi resista, essendo, comunque, un punto di riferimento per la costruzione, ben articolata, del “ prodotto” e del suo valore economico.
Andrea Minuz, curatore del volume, nella postfazione, ricorda una delle tante battute che circolavano a Hollywood, immaginando un dialogo tra un produttore e uno sceneggiatore:
Insomma cosa ne pensi dello script?
Se c’è Harrison Ford, mi piace”.
L ‘obiettivo dell’autore di questo libro è quello di far convivere la star, come immagine, con quella del commercio simbolico che se ne possa fare, riconoscendo il valore artistico che va, però, di pari passo con quello commerciale.
Il volume contiene anche una prefazione di Giacomo Manzoli.

Paul McDonald, “Hollywood stardom, il commercio simbolico della fama nel cinema hollywoodiano”, editore Cue Press 2020, pp. 318, € 36,99

 

I Leoni veneziani della Biennale Cinema. Miglior Film “Nomadland” della Zhao. Delusione per Le sorelle Macaluso

VENEZIA, sabato 12 settembre – Nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido è stata celebrata la cerimonia di chiusura della 77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, condotta da Anna Foglietta, che ha assegnato il Leone d’Oro al Miglior Film e gli altri premi ufficiali. Alla serata delle premiazioni hanno portato il loro contributo artistico anche la poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri (che ha recitato in video un frammento di “Nove Marzo 2020”, la data che segna l’inizio del lockdown del Covid-19) e il cantautore Diodato (che ha cantato una versione rivisitata di “Adesso”).
Una edizione unica, l’ha definita il Direttore Alberto Barbera, che ha ricevuto anche il plauso della stampa internazionale.
Tra i premi, anche i due Leoni d’Oro alla Carriera assegnati dalla regista Ann Hui e all’attrice Tilda Swinton. Mentre il Premio Kinéo alla Carriera è andato al regista americano Oliver Stone. Chi si aspettava un riconoscimento a una pellicola italiana, da “Notturno” di Gianfranco Rosi a “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante, è rimasto deluso. Ma almeno c’è Favino.

LEONE D’ORO
“Nomadland” di Chloé Zhao, Leone d’Oro per il Miglior Film

LEONI D’ARGENTO
“Spy No Tsuma (Wife Of A Spy)” di Kiyoshi Kurosawa, Leone d’Argento per la Miglior Regia.
“Nuevo Orden” di Michel Franco, Leone d’Argento Gran Premio della Giuria

COPPA VOLPI
Miglior Attore: Pierfrancesco Favino per “Padrenostro”, di Claudio Noce.
Migliore Attrice: Vanessa Kirby per “Pieces of a Woman “, di Kornel Mundruczo

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Andrei Konchalovsky per “Dorogie Tovarischi (Dear Comrades)”

MIGLIORE SCENEGGIATURA
“The Disciple”, di Chaitanya Tamhane

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI
Rouhollah Zamani per il film “Sun Chil Dren”

SEZIONE ORIZZONTI
“Dashte Khamoush (The Wasteland)” di Ahmad Bahrami (Miglior Film)

“The Man Who Sold His Skin” di Kaouther Ben Hania (per il Miglior Attore)

“I Predatori” di Pietro Castellitto (per la Migliore Sceneggiatura)

“Zanka Contact” di Ismaël El Iraki (per la Migliore Attrice)

“Listen” di Ana Rocha De Sousa (Premio Speciale della Giuria e Leone del Futuro Luigi De Laurentiis)

“Lahi, Hayop (Genus Pan)” di Lav Diaz (per la Miglior Regia)

ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI
“Entre Tú Y Milagros” di Mariana Saffon

GIORNATE DEGLI AUTORI
“OAZA (OASIS)” di Ivan Ikić, Serbia, Slovenia, Olanda, Francia, Bosnia-Erzegovina, 2020, 121’.
“200 METERS” di Ameen Nayfeh, Palestina, Giordania, Italia, Qatar, Svezia, 2020, 90’.