All’Out Off: tre giorni in streaming dedicati a Gianni Sassi, con musicisti, studiosi, artisti. E una mostra fino a febbraio

MILANO, martedì 10 novembre – La manifestazione dedicata a Gianni Sassi, all’interno del progetto “Milanesi eccellenti”, previsto dal 12 al 14 novembre (tre giorni di incontri, performance, concerti, testimonianze), in seguito alla chiusura dei teatri, a causa delle tragiche vicende pandemiche, anziché dal vivo sarà programmata in streaming.
Il progetto “Milanesi eccellenti” nasceva dalla necessità di collegare un ponte ideale tra un glorioso passato e un futuro di travagliate attese. Soprattutto intendeva valorizzare due grandi scopritori e fautori della cultura milanese e italiana nata negli anni Sessanta: Gianni Sassi, produttore discografico, fotografo, grafico e organizzatore culturale, e Franco Quadri, giornalista, saggista, traduttore e editore (nel 2021 ricorrono i 10 anni dalla morte). Due figure che, con la loro attività eclettica, hanno sostenuto e fatto conoscere le nuove realtà artistiche degli ultimi cinquant’anni, facendo di Milano un punto di riferimento internazionale per l’arte e le culture di neo avanguardia.
La prima parte del progetto “Milanesi eccellenti”, dedicata a Gianni Sassi, si sarebbe dovuta svolgere dal vivo al Teatro Out Off. Nelle stesse date, cioè dal 12 al 14 novembre, alle ore 21, ricordiamo che le tre serate saranno trasmesse in diretta streaming sul canale Youtube e di Facebook, con la presentazione e conduzione di Manuela Gandini, critica d’arte, e Matteo Guarnaccia, artista e storico del costume (regia della diretta: Mino Bertoldo e Stefanio Sgarella).
Il programma di ciascuna serata avrà una durata di 2 ora circa e prevede l’esibizione di musicisti tra i quali: Eugenio Finardi, Omar Pedrini, Andrea Titch, Mino Di Martino, Pablito El Drito, Riccardo Sinigaglia e Patrizio Fariselli e il progetto musicale in tre parti SFIDA AL SILENZIO di Carla Fioravanti (autrice, ricercatrice e documentarista nel mondo della danza e della vocalizzazione).
Parteciperanno inoltre studiosi, accademici, artisti, storici e personaggi della cultura, molti di loro collaboratori di Gianni Sassi, tra i quali:
Felice Accame, Federica Boragina, Harriett Carnevali, Biagio Cepollaro, Fabio Cirifino, Gino Di Maggio, Michelangelo Jr. Gandini, Fabrizio Garghetti, Monica Palla, Marco Philopat, Luca Pollini, Gianni Emilio Simonetti, Fabio Emilio Simion, Lello Voce, Faycal Zaouali.
Una mostra di foto, locandine, riviste, manifesti (a cura di Faycal Zaouali, Fondazione MUDIMA) sarà allestita nei locali del teatro e rimarrà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2021, con la speranza che possa essere visitata dal vivo una volta riaperti i teatri. (pap)

Foto 1. Gianni Sassi, John Cage, Mino Bertoldo, Walter Marchetti, all’Out Off in occasione della conferenza stampa per il concerto di John Cage al Teatro Lirico 1977 (foto Roberto Masotti).

Foto 2. La redazione di “Alphabeta”, 1979, da sx Gianni Sassi, Francesco Leonetti, Gino di Maggio, Nanni Balestrini, Maria Corti, Antonio Porta, Mario Spinella, Umberto Eco (foto Fabrizio Garghetti).

Teatro OUT OFF – 20155 Milano, via Mac Mahon, 16 – Uffici via Principe Eugenio 22, telefono 02.34532140

www.teatrooutoff.it

La composita sintassi del Crocifisso del Masaccio tra parole e musica. E il mistero della Croce diventa mistero della fede

(di Andrea Bisicchia) – La festa della Passione di Cristo è forse tra le più importante delle altre feste sacramentali, sia per la sua drammaticità che per la potenza della sua rappresentazione. Il teatro medievale nacque con essa nelle forme del Dramma sacro e della Sacra Rappresentazione. Nello stesso tempo, divenne l’argomento princeps della pittura, che l’affrontò ricorrendo all’uso della simbologia e, successivamente, a quello realistico in cui eccelse Masaccio, autore della “Crocifissione” che si trova al museo di Capodimonte, giustamente ritenuta l’antesignana delle Crocifissioni successive che, ciascuna a suo modo, ha dato lettura di quell’evento, ritenuto storico, a cui si è ispirata molta musica sacra.
Il dialogo tra Riccardo Muti e Massimo Cacciari parte dal quadro del Masaccio per arrivare a “Le sette parole di Cristo”, titolo del volume pubblicato dalla casa editrice il Mulino, che, a mio avviso, dovrebbe essere adottato in tutte le scuole per meglio capire in che cosa consista il metodo multidisciplinare e in che modo un’opera d’arte possa essere strumento di analisi, capace di coinvolgere la pittura, la filosofia, la musica.
Il quadro del Masaccio, noto anche per la testa di Cristo senza collo, raffigura il dolore per un figlio ingiustamente crocifisso, ben evidenziato dalla disperazione della madre, ma anche dalla serenità di Giovanni e dalla compostezza della Maddalena, avvolta in un manto rosso, colore della passione. L’immagine raffigurata dal Masaccio ha una tale forza rappresentativa e un tale valore universale, da essere considerata un’icona e, in quanto tale, può essere oggetto di molteplici interpretazioni, ciò accade quando l’opera da esaminare contiene una forza di pensiero difficile da penetrare interamente.
Lo stesso avviene anche in teatro, quando si affida al regista il compito di indagare il contenuto di un testo che, però, sia anche un’opera d’arte e, pertanto, non sempre accessibile nella sua profondità. Anche la “Crocifissione” del Masaccio, grazie alla sua sintassi compositiva, si adatta a una simile esegesi, grazie a due maestri che, attraverso un dialogo, interpretano l’immagine del Masaccio e la drammaticità del racconto che mette in evidenza il valore ontologico del dolore, oltre che per la interpretazione musicale che ne dà Riccardo Muti, grazie alla musica di Haydn.
Il dolore si può esprimere attraverso il colore o attraverso la musica, c’è infatti chi sostiene che il colore lo si possa ascoltare, come il silenzio, Eduardo docet. Interpretare significa, per Cacciari, scoprire il suono, sia della parola che del colore, tanto che la “Crocifissione” riesce a conferire al silenzio una ispirazione mistica, un modo di trasfigurare il dramma in elemento musicale e di trasformare il mistero della Croce nel mistero della fede.
Il volume contiene l’analisi musicale di “Le sette parole di Cristo” di Haydn, tratte dai Vangeli di Luca e Giovanni, da “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” a “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”. Le parole cedono, successivamente, il posto alla musica che, dal maestoso iniziale, attraverso sette stazioni, arriva al vertiginoso “Terremoto” in Do minore (nota alquanto dolente), dove raggiunge vette sublimi, grazie anche a un linguaggio strumentale che riesce a penetrare, nel profondo, il dramma di una umanità intera. Muti spiega, da par suo, in che modo l’opera si sia ispirata alle sette frasi pronunziate da Cristo prima di morire. Mancano le parole riferite da Matteo riguardanti il “Terremoto”, in assenza della Resurrezione.
Consiglierei, prima di leggere il libro, di ascoltare la composizione di Haydn, capace di introdurci in una atmosfera tragica e di condurci allo sconvolgimento finale, dove si rivela il vero potere della musica.

Riccardo Muti, Massimo Cacciari: “Le sette parole di Cristo” – Il Mulino 2020 – pp. 132 – € 12.

Sant’Ambrogio non farà il miracolo. E la Scala il 7 dicembre non avrà il suo pubblico. Ma rimedieranno radio e TV

MILANO, giovedì 5 novembre – La storia del teatro scaligero risale al Settecento. Nato sulle ceneri del precedente Teatro Ducale, distrutto da un incendio nel 1776; deve il nome alla chiesa di Santa Maria alla Scala, demolita per far posto al Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala, inaugurato il 3 agosto 1778.
Proseguì, quasi senza interruzioni, fino al 1943, quando, dopo alcune devastanti incursioni aeree, una bomba incendiaria esplose sul tetto provocando gravi danni alla sala (crollo del soffitto, distruzione dei palchi del sesto e quinto ordine di galleria, gravi danni ai sottostanti e alle strutture di servizio), con il palcoscenico che fu risparmiato solo perché era stato calato il sipario metallico a protezione. Fu, per motivi bellici, la prima interruzione dell’attività scaligera.
I lavori di ricostruzione, intrapresi nel dopoguerra, si protrassero fino al maggio 1946. Riapertura con il trionfale ritorno di Toscanini.
Una curiosità storica. Dopo la ritirata degli austriaci (1859), l’attività scaligera riprese con “Lucia di Lammermoor” di Donizetti: alla recita del 9 agosto assistette anche il re Vittorio Emanuele II.
Quando si dice le coincidenze. Ora, proprio il 7 dicembre, la tradizionale prima della Scala di S. Ambrogio sarebbe dovuta avvenire proprio con “Lucia”. Dai tempi della guerra e dei bombardamenti del ’43, è la seconda interruzione.
Ieri, il Consiglio di Amministrazione del Teatro alla Scala ha preso atto che nell’attuale quadro epidemiologico e normativo non sussistono le condizioni per provare e realizzare una produzione aperta al pubblico e del livello e con le caratteristiche richieste per un’inaugurazione di Stagione. Dopo anche l’annullamento degli abbonamenti, le rappresentazioni di Lucia di Lammermoor, previste per il 7 dicembre e per i giorni seguenti, sono state dunque rinviate.
Il Consiglio, non ritenendo di poter avere pubblico in Teatro, cercherà una formula per raggiungere una platea la più ampia possibile. Ha pertanto richiesto al Sovrintendente e Direttore Artistico Dominique Meyer di approfondire una sua proposta per una soluzione alternativa di alta qualità per la serata del 7 dicembre, grazie alle riprese televisive della “Lucia”, sotto forma di concerto, più un prestigioso programma di celebri voci ed etoiles della danza.
(pap)

Gigi Proietti, addio. Anche lui ci ha lasciati. Morto a Roma per una grave crisi cardiaca. Avrebbe compiuto oggi 80 anni

ROMA, lunedì 2 novembre ► (di Paolo A. Paganini) È morto a 80 anni, in una clinica romana, per gravi problemi cardiaci, nel giorno del suo compleanno, Gigi Proietti (era nato a Roma il 2 novembre 1940).
Eclettico attore, comico, cantante, doppiatore, presentatore, regista, geniale affabulatore in prodigiose e spericolate prestidigitazioni linguistiche, imitatore (da Petrolini a Louis Armstrong), mattatore di cinema, teatro, televisione, collezionista di premi e riconoscimenti, e soprattutto uno dei massimi rappresentanti di romanesche e gioiose commedie all’italiana, tra famosi monologhi, facezie e barzellette: una lunga e meravigliosa vita d’artista. Lasciando ora un segno indelebile di tristezza e di doloroso stupore.

(Qui, il nostro ricordo: la recensione di Edmund Kean. Due anni fa dal Teatro Romano di Verona)