I Leoni veneziani della Biennale Cinema. Miglior Film “Nomadland” della Zhao. Delusione per Le sorelle Macaluso

VENEZIA, sabato 12 settembre – Nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido è stata celebrata la cerimonia di chiusura della 77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, condotta da Anna Foglietta, che ha assegnato il Leone d’Oro al Miglior Film e gli altri premi ufficiali. Alla serata delle premiazioni hanno portato il loro contributo artistico anche la poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri (che ha recitato in video un frammento di “Nove Marzo 2020”, la data che segna l’inizio del lockdown del Covid-19) e il cantautore Diodato (che ha cantato una versione rivisitata di “Adesso”).
Una edizione unica, l’ha definita il Direttore Alberto Barbera, che ha ricevuto anche il plauso della stampa internazionale.
Tra i premi, anche i due Leoni d’Oro alla Carriera assegnati dalla regista Ann Hui e all’attrice Tilda Swinton. Mentre il Premio Kinéo alla Carriera è andato al regista americano Oliver Stone. Chi si aspettava un riconoscimento a una pellicola italiana, da “Notturno” di Gianfranco Rosi a “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante, è rimasto deluso. Ma almeno c’è Favino.

LEONE D’ORO
“Nomadland” di Chloé Zhao, Leone d’Oro per il Miglior Film

LEONI D’ARGENTO
“Spy No Tsuma (Wife Of A Spy)” di Kiyoshi Kurosawa, Leone d’Argento per la Miglior Regia.
“Nuevo Orden” di Michel Franco, Leone d’Argento Gran Premio della Giuria

COPPA VOLPI
Miglior Attore: Pierfrancesco Favino per “Padrenostro”, di Claudio Noce.
Migliore Attrice: Vanessa Kirby per “Pieces of a Woman “, di Kornel Mundruczo

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Andrei Konchalovsky per “Dorogie Tovarischi (Dear Comrades)”

MIGLIORE SCENEGGIATURA
“The Disciple”, di Chaitanya Tamhane

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI
Rouhollah Zamani per il film “Sun Chil Dren”

SEZIONE ORIZZONTI
“Dashte Khamoush (The Wasteland)” di Ahmad Bahrami (Miglior Film)

“The Man Who Sold His Skin” di Kaouther Ben Hania (per il Miglior Attore)

“I Predatori” di Pietro Castellitto (per la Migliore Sceneggiatura)

“Zanka Contact” di Ismaël El Iraki (per la Migliore Attrice)

“Listen” di Ana Rocha De Sousa (Premio Speciale della Giuria e Leone del Futuro Luigi De Laurentiis)

“Lahi, Hayop (Genus Pan)” di Lav Diaz (per la Miglior Regia)

ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI
“Entre Tú Y Milagros” di Mariana Saffon

GIORNATE DEGLI AUTORI
“OAZA (OASIS)” di Ivan Ikić, Serbia, Slovenia, Olanda, Francia, Bosnia-Erzegovina, 2020, 121’.
“200 METERS” di Ameen Nayfeh, Palestina, Giordania, Italia, Qatar, Svezia, 2020, 90’.

Cinque sorelle, cinque storie e lo spettro di una disgrazia. Vita e morte nel film di Emma Dante in concorso a Venezia

(di Patrizia Pedrazzini) Dove vanno a finire le vite delle persone? Che ne è dei loro sogni, della spensieratezza della loro infanzia, delle aspettative della loro adolescenza? Cosa rimane dei momenti felici? E la vita e la morte, sono davvero così distinte? Magari i morti potrebbero continuare a vivere accanto ai vivi, e i vivi morire senza nemmeno rendersi conto di essere in realtà, pur vivendo, già morti.
Sette anni dopo l’esordio cinematografico a Venezia con “Via Castellana Bandiera”, la regista palermitana Emma Dante torna alla Mostra della città lagunare con “Le sorelle Macaluso”, trasposizione (con qualche modifica) sul grande schermo di una sua opera teatrale che aveva debuttato sul palcoscenico nel 2014.
Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella sono cinque sorelle che vivono, sole, in un appartamento all’ultimo piano di un palazzone vista mare alla periferia di Palermo, sovrastato da una sorta di sottotetto adibito a ricovero per decine e decine, anche centinaia, di bianchi colombi che le giovani affittano per matrimoni e cerimonie di vario genere.
Il film è la storia delle loro modeste esistenze, dalle gioie dell’infanzia ai dissidi dell’età adulta, alla mestizia della vecchiaia. Fra dissapori e liti furibonde, dispetti e dolori, incomprensioni e rimpianti. E una disgrazia accaduta quando erano ancora quasi tutte bambine, e che continuamente riaffiora, nei ricordi e nei sensi di colpa: “Se mi davi retta sarebbe stato tutto diverso: era una giornata così bella…”.
Un film praticamente tutto al femminile (le due uniche presenze maschili non sono che pallide comparse), e nel quale, più che le voci e i differenti caratteri, sono i corpi a parlare e a raccontare: i primi piani delle labbra accarezzate dal rossetto, i nei fra le rughe del viso, le schiene emaciate adagiate nella vasca da bagno, le gambe smagrite dalla malattia, i chili in più che faticano a far salire le scale. E lo spettro della morte, così vivo nella silenziosa, avida, disperata abbuffata di cassate e cannoli: senza fame, senza piacere, fino in fondo.
Sostenuto da una efficace colonna sonora (la scena finale scorre sulle note di “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini), “Le sorelle Macaluso” è un film nel quale angoscia e tristezza si alternano, spesso mischiandosi, a tenerezza e commozione, non di rado nella medesima scena. Come quella, ricorrente, dei cassetti dei vecchi mobili, dai quali emergono, mai veramente dimenticati, vecchi ricordi in grado di evocare momenti, situazioni, vite intere. Pieni di polvere, sciupati, inutili, da gettare, ora che tutto è finito o sta finendo. Ma possono, vite intere, morire davvero?
Forse la risposta è nel volo dei bianchi colombi (metafora anch’essa ricorrente nei passaggi cruciali della storia) che lasciano liberi il sottotetto e altrettanto liberi vi fanno ritorno tutte le sere, ma non prima di aver imbiancato il cielo di qualcosa che somiglia alla speranza. E allora, forse, la morte non è detto che trionfi.

Festival internazionale del teatro a Lugano. Per recuperare l’arte, l’anima, l’immortalità, che la pandemia ha mortificato

LUGANO (CH), mercoledì 9 settembre – Giunto alla sua ventinovesima edizione, il FIT Festival, con la presenza dei più interessanti artisti della scena teatrale e performativa svizzera, europea ed extraeuropea, si svolgerà tra il 29 settembre e l’11 ottobre 2020 con una coda il 12 e il 13 ottobre, con proposte nei diversi spazi teatrali di Lugano. Sono previsti 15 giorni di programmazione, con 18 spettacoli, 4 eventi collaterali, 6 incontri con gli artisti, 3 laboratori di alta formazione, la Radio on the road e le dirette del team giovani, il progetto editoriale, il progetto sulla visione dedicato al pubblico, le cene tematiche.
Il programma 2020, sia pur nelle difficoltà del momento, non ha trascurato l’anima internazionale del FIT, con artisti originari di Belgio, Francia, Israele, Italia, Svizzera, Sud Corea, Uruguay, Olanda, e Argentina.

Quest’anno il festival è percorso da diverse tematiche artistiche dedicate al “corpo”, allo “spettatore”, alla “morte” e all’”immortalità”, ai “cambiamenti del paesaggio”, all’”arte”: tutti argomenti che la situazione pandemica ha più o meno mortificato o limitato.

Anche quest’anno, il FIT 2020 apre con due anteprime dedicate a due compagnie del territorio: il debutto internazionale di RAME, di Lorena Dozio/Crile il 29 settembre (Palco Teatro LAC ore 20.30); e, dal 30 settembre al 4 ottobre (Teatrostudio LAC ore 20.30), la ripresa, dopo la chiusura improvvisa per il lockdown, di BOOK IS A BOOK IS A BOOK installazione performativa della compagnia Trickster-p.
Si entrerà nel vivo del festival, con MEPHISTOPHELES della compagnia veneta Anagoor venerdì 2 ottobre (Palco Teatro LAC ore 20.30). Uno straordinario concerto per immagini, con musica dal vivo.

GLI ALTRI SPETTACOLI

Domenica 4 ottobre (online ore 17) DANCE THE DISTANCE il progetto inedito di Aiep. E alle 20.30, Palco Teatro LAC: NECROPOLIS nuovo lavoro di Arkadi Zaides, artista e performer franco-israeliano.
Dal 5 all’11 ottobre, nella rinnovata Hall del LAC (dalle 10 alle 18): debutto luganese di BINAURALS VIEWS OF SWITZERLAND installazione di Alan Alpenfelt, un viaggio nel tempo e in diverse località della Svizzera.
Martedì 6 ottobre ritorna al FIT (Palco Teatro LAC ore 20.30) la coreografa svizzera Tabea Martin con FOREVER, spettacolo per tutti (a partire dagli 8 anni). Crea un mondo in cui antiche divinità e creature vengono rianimate dalle fantasie dei bambini. E se vivessimo tutti per sempre?
Mercoledì 7 ottobre (Palco Teatro LAC ore 20.30) arrivano dal Belgio Silke Huysmans & Hannes Dereere con PLEASANT ISLAND.
Giovedì 8 ottobre due spettacoli: al Teatro Foce alle ore 19 la danzatrice Ruth Childs in FANTASIA. E al Palco Teatro LAC (ore 20.30) i losannesi Francois Gremaud e Victor Lenoble portano in scena il divertissement PARTITION(S).
Venerdì 9 ottobre alle 20:30 (Palco Teatro LAC), il regista franco-uruguayano Sergio Blanco torna al festival a circa dieci anni di distanza, con il suo MEMENTO MORI.
Sabato 10 ottobre (Teatrostudio LAC ore 19) BE ARIELLE F. di Simon Senn, e il suo esperimento con un corpo-avatar.
Domenica 11 ottobre (Palco Teatro LAC ore 20.30) chiude il festival il giovane regista e performer coreano Jaha Koo, che presenterà THE HISTORY OF KOREAN WESTERN THEATRE nuovo lavoro sul tema della censura.
In coda, il 12 e il 13 ottobre (Teatrostudio LAC ore 20.30), UNA VERA TRAGEDIA lavoro già vincitore del Premio Scenario, pensato da un drammaturgo e un regista, Riccardo Favaro/Alessandro Bandini che avrebbero dovuto far parte di un focus sulla giovane drammaturgia di lingua italiana, ma che a causa della pandemia si ritrovano ad esserne, ora, gli unici protagonisti, nel programma del FIT in segno di sostegno e solidarietà.

Altri spettacoli sono in corso di definizione. Per il programma definitivo e completo, per il calendario di incontri ed eventi collaterali, per i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti sono a disposizione degli spettatori il numero +41 (0)91 225 67 61 e il sito www.fitfestival.ch.

(p.a.p.)

Cinque spettacolari giorni di festa a Bagnacavallo attraverso l’anima del teatro, della musica e dei progetti espositivi

(di Andrea Bisicchia) Bagnacavallo, ridente borgo medioevale a 10 chilometri da Ravenna, non ha voluto rinunziare all’annuale Festa del 25 settembre, che si protrae fino al 29. Anzi raddoppierà, con una spettacolarità sempre più diffusa nei luoghi monumentali della cittadina, coinvolgendo Accademia Bizantina, nota per il repertorio di musica barocca, con una serie di concerti, e Accademia Perduta/Romagna Teatro che proporrà, al Teatro Goldoni, una novità assoluta, “Aspettando Dracula”.
Il tema di quest’anno è quello del viaggio, inteso come viaggio interiore, la cui formula è “Ovunque l’uomo vada è la sua anima che sta cercando”, ma è anche un viaggio nel mondo del teatro, della musica, della performance, dell’installazione; e dei progetti espositivi di cui sarà protagonista il lombardo Fabrizio Dusi, nato a Saronno, ma che lavora a Milano, che già aveva presentato due installazioni, una alla Casa della cultura e una alla Fondazione Feltrinelli, oltre che una mostra, organizzata da Filippo Daverio, da poco scomparso, alla Bocconi Art Gallery, nel 2013.
A Dusi sarà dedicata una mostra, presso il Museo delle Cappuccine, curata da Diego Galizzi e Chiara Gatti, con un percorso espositivo caratterizzato da una installazione pubblica e da un noto ciclo, quello del “Bla Bla Bla”, in ceramica smaltata e con personaggi-icone che emettono dalla bocca tante bollicine, sinonimo di parole vuote che, metaforicamente, rimandano alle difficoltà comunicative tipiche della nostra incapacità a relazionarci con gli altri.
Una rassegna sarà dedicata alla musica contemporanea, organizzata da Magma che ha per protagonisti il gruppo di “Squadra Omega” attivo dal 2009, Caterina Barbieri, nota compositrice e musicista e Francesco D’Abbraccio, musicista e artista visivo che proporrà il progetto “Lorem”, con l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale.
Renata Molinari, già collaboratrice di Franco Quadri, realizzerà per “La Bottega dello Sguardo” una serie di eventi, tra poesia e narrazione.
Non mancheranno spettacoli per bambini come “Enrichetta dal ciuffo”, prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatro, e un “Malato immaginario”, in una riscrittura del classico di Molière, diretto da Roberta Xella.
Altri progetti espositivi saranno realizzati presso la Chiesa del Suffragio e presso il “Sacrario dei caduti”.
Una anticipazione della Festa è data dalla Mostra “Non giudicare”, che si terrà nel complesso monumentale di San Francesco, dall’11 settembre all’11 ottobre, e che vedrà impegnati un numero considerevole di artisti visivi, per i quali “non giudicare” diventa quasi una pratica meditativa.
Sarà adottato un protocollo di sicurezza Covid per gestire i flussi dei partecipanti. L’accesso ai luoghi espositivi sarà contingentato e avverrà su prenotazione.