Avanti con lo streaming, e intanto dilaga la pandemia. Ma Riccardo Chailly, alla Scala con Brecht e Weill, è imperdibile

MILANO, venerdì 12 marzo – Il dittico formato da “Die sieben Todsünden” e “Mahagonny Songspiel” di Kurt Weill sarà trasmesso, come previsto, da Rai Cultura in differita streaming su RaiPlay e sul sito web del Teatro alla Scala giovedì 18 marzo alle ore 20. Lo spettacolo verrà successivamente trasmesso da Rai 5 sabato 27 marzo alle 20.10. “Die sieben Todsünden” e “Mahagonny Songspiel” segnano il ritorno sul podio del Direttore musicale Riccardo Chailly per un nuovo appuntamento con i grandi compositori del Novecento europeo a poche settimane dal grande successo di “Salome” di Richard Strauss.
Il dittico si avvale della regia di Irina Brook, che debutta alla Scala, e di un cast in cui spiccano Kate Linsdey nei panni di Anna I (nei “Todsünden”) e Betsy (in “Mahagonny”) e Lauren Michelle rispettivamente come Anna II e Jessie.

Riccardo Chailly: è tra i Maestri con la più estesa e profonda conoscenza del repertorio del Novecento: basti pensare agli esordi con Hans Werner Henze, all’amicizia con Luciano Berio, al ruolo rivestito nella riscoperta di Edgar Varèse, alle incisioni di riferimento di lavori di Berg, Bartók, Stravinskij, Prokof’ev, Šostakovič, Hindemith e Messiaen.

“Die sieben Todsünden”: si colloca negli anni dell’ascesa del nazismo in Germania, che costringerà all’esilio Kurt Weill, un autore imprescindibile del panorama musicale e teatrale del XX secolo, il cui inconfondibile mondo sonoro, ricco di echi dei cabaret e delle vie di Berlino, riveste e umanizza i versi affilati di Bertolt Brecht. Kurt Weill, di famiglia ebraica, era a Parigi già nel 1932, dove aveva incontrato l’uomo di affari inglese Edward James, mecenate dei surrealisti e marito della ballerina austriaca Tilly Losch, che gli aveva commissionato il nuovo lavoro sul viaggio delle due Anna, che sarebbero state interpretate appunto dalla moglie di Weill, Lotte Lenya, e dalla Losch. James e la Losch avrebbero sostenuto di lì a poco (insieme a Cole Porter e Coco Chanel) l’effimera compagnia di danza Les ballets 1933 creata da George Balanchine e Boris Kochno. Nel frattempo Brecht, anche lui costretto all’esilio, era riparato da Berlino a Parigi, Praga, Vienna e Carona, presso Lugano, prima di tornare a Parigi richiamato da Weill: l’eco di questi viaggi risuona nelle sette città dei Todsünden. Lo spettacolo, composto di canto e danza, debutta al Théâtre des Champs-Elysées il 23 giugno 1933 con regia e coreografia di Balanchine e scene di Caspar Neher che sei anni prima aveva disegnato quelle di Mahagonny e viene ripreso al Savoy di Londra il 28 giugno con il titolo Anna-Anna: sarà l’ultima collaborazione tra Brecht e Weill. Die sieben Todsünden è un testo satirico le cui due (o una sola?) Anna intraprendono un viaggio attraverso sette città per raccogliere denaro bastante a costruire una casa sulle sponde del Mississippi per la famiglia. Ciascuna delle città corrisponde a un peccato capitale e rappresenta un apologo morale sull’apocalisse dei valori borghesi (il titolo completo, voluto da Brecht, è infatti “I sette peccati capitali dei piccoli borghesi”).

“Mahagonny-Songspiel”: Nel 1927 il Festival di musica da camera di Baden-Baden commissiona una serie di opere di piccole dimensioni da rappresentarsi nel corso dell’estate. Tra i destinatari delle commissioni anche Kurt Weill, che decide di approfittare dell’occasione per un esperimento stilistico in vista di un più ampio progetto di “opera epica” che progettava con Brecht. Brecht aveva pubblicato cinque “Mahagonny Songs” nella sua raccolta di poesie “Hauspostille”; in occasione della “piccola cantata scenica” ne aggiunge un sesto in tedesco, mentre “Alabama Song” e “Benares Song” sono su parole inglesi di Elizabeth Hartmann. La prima ha luogo a Baden-Baden il 17 luglio 1927 con la regia di Brecht e Lotte Lenya protagonista. Brecht e Weill continuano a lavorare al progetto e l’“opera epica” “Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny” (Ascesa e caduta della città di Mahagonny) va in scena al Neues Theater di Lipsia il 9 marzo 1930. Mahagonny, città corrotta in cui non ci sono leggi al di fuori di quella del denaro, è una metafora del crollo del sistema sociale borghese ma, come la Londra allucinata della “Dreigroschenoper” dell’anno successivo o le sette città dei “Sieben Todsünden”, ci mostra ancora oggi un paesaggio umano apocalittico che trascende il conflitto tra le classi e ci parla semplicemente della fine di un mondo, riacquistando una piena, drammatica attualità.

Irina Brook: nata a Parigi, figlia del regista Peter Brook e dell’attrice Natasha Parry, ha debuttato come attrice a New York in produzioni Off-Broadway. Ha proseguito la carriera a Parigi e Londra, dove ha presentato il suo primo lavoro come regista nel 1996: Beast on the Moon di Kalinoski, seguito da Mrs. Klein di Nicholas Wright e All’s Well that Ends Well di Shakespeare. Ha realizzato spettacoli in sedi prestigiose, come il Théâtre Vidy-Lausanne, il Théâtre de l’Oeuvre, il Barbican Center, il Festival di Salisburgo, il Festival di Spoleto.

Kate Lindsey: nativa di Richmond (Virginia), ha lavorato nei maggiori teatri americani, tra cui il Metropolitan e la Los Angeles Opera, e nei più prestigiosi teatri e festival europei tra cui Vienna, Monaco di Baviera, Londra, Glyndebourne, Aix-en-Provence.

Lauren Michelle: nata a Los Angeles, ha studiato alla Juilliard School e alla UCLA. Vincitrice di prestigiosi premi internazionali, ha debuttato alla Carnegie Hall in Der Weg der Verheißung di Kurt Weill. Ha collaborato stabilmente con la Wiener Staatsoper.