Boom del teatro ragazzi (e adulti). Dalla rivoluzione del ’68 fino ad oggi. Con pullman di spettatori da Forlì a Faenza

(di Andrea Bisicchia) La prima cosa che colpisce, seguendo il Festival “Colpi di Scena “, organizzato da Accademia Perduta, quest’anno dedicato al TEATRO RAGAZZI, è la partecipazione di circa duecento operatori, provenienti da tutte le parti d’Italia, tra i milanesi c’erano Manifatture Teatrali e Teatro del Buratto, che, se aggiunte alle 16 Compagnie e ai critici, si contavano circa 400 persone.
Si tratta di numeri che fanno riflettere su un genere teatrale che, nel decennio 1970/80 del secolo scorso, aveva vissuto un periodo d’oro che coincideva con una delle trasformazioni sociali, nata sulla spinta della rivoluzione sessantottesca. Si andava a teatro, non solo per vedere i grandi spettacoli degli Stabili, ma per conoscere nuovi gruppi, nuove cooperative, nuovi assemblamenti, ma per vedere anche gli Spettacoli del Teatro del Sole, dove conobbi Antonio Attisani, Carlina Torta, Angela Finocchiaro, quelli del Teatro Verdi, dove operavano Tinin e Velia Mantegazza, quelli di “La Baracca”, del Teatro delle Briciole, della Piccionaia, della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, Quelli di Grock.
Fu una vera svolta nel Teatro Ragazzi che seppe interpretare la logica delle separazioni dei corpi sociali e dei corpi teatrali.
Qualcuno ebbe a dire che agli organizzatori del Teatro Ragazzi bisognava fare un monumento.
Sempre in quegli anni, si capì che era necessario abbattere certi fraintendimenti, dato che nell’ immaginario di molti si credeva che quello fosse soltanto, un teatro per bambini. Non era così, si capì che ci si trovava dinanzi a un linguaggio autonomo, frutto di una eccellente professionalità. Basterebbe pensare al contributo dato da Emanuele Luzzati che consacrò all’infanzia gran parte del suo lavoro, alternandolo con quello di Teatri Stabili e grandi Compagnie.
Perché questo preambolo?
Perché quanto ho visto, per una intera giornata, dalle 10 del mattino alle dieci di sera, mentre due grandi pullman trasferivano le persone presenti nelle varie sedi di Forlì: TEATRO PICCOLO, TEATRO TESTORI, TEATRO DIEGO FABBRI, o nelle sedi di Faenza: TEATRO EUROPA, TEATRO MASINI, perché si lega proprio alla straordinaria qualità dei gruppi, il cui teatro va bene per i ragazzi, ma anche per i grandi.
Mi riferisco a spettacoli come; “Bella Bellissima”, prodotto da Accademia Perduta, rappresentato, in Prima nazionale, con la regia di Nadia Milani, la drammaturgia di Beatrice Baruffini, con Giulia Canali, Eleonora Mina, Noemi Giannico che gestisce, contemporaneamente, PUPPETS e FIGURE ANIMATE, in una bellissima scena di Alessia Dinoi.
Nello spettacolo, si parla di streghe, di incantesimi, d’amore tra Orco, a cui dà la bella voce Claudio Casadio, e Strega, che lui ritiene bella, anche se brutta. Lo spettacolo alterna la recitazione con la drammaturgia di immagini, con un modo di raccontare che coinvolge tutti, con una professionalità che incanta e con una sua morale che riguarda il sentimento della bellezza, che ha una sua soggettività, tanto che Orco e Strega, pur essendo brutti, possono essere visti con occhi diversi e apparire belli, bellissimi.
Altro spettacolo importante, forse più per grandi che per ragazzi, è “DOWN” del Collettivo Clochart, con drammaturgia e regia di Michele Comiti, con Giorgia Benassi, Viviana Pacchin, che alternano recitazione, danza e teatro di figura. Il tema è molto drammatico perché si riferisce alla sindrome di Down, ma viene affrontato con la leggerezza che solo il teatro riece a dare e, soprattutto, a trasformare una storia di paure, in una storia di coraggio e di amore. Il copione è relegato in secondo piano, ma bastano poche parole per capire come anche le iniziali dell’alfabeto, possano essere travisate, per esempio A, non rimanda ad amore, ma ad handicap, M non a mamma, ma a mongoloide, D non a danza, ma a disabile etc. Gli attori portano sulla testa una casetta in miniatura, come a voler significare che essere colpiti da una simile disgrazia, significhi colpire anche l’abitazione.
Altro spettacolo importante è stato “ORBITAL”, della Compagnia Ferrés Brothers, con Pep Farrés, Jordi Farrés e, in video, Judit Farrés, regia Jordi Palet e Puig. In scena, troviamo tre tavoli di plastica che, nei vari collocamenti, vengono trasformati in tanti luoghi che hanno a che fare con l’universo, e un schermo, dove vengono proiettati degli spazi orbitali.
Quello che era stato un gioco, durante la fanciullezza, diventerà, per Jordie, una realtà professionale, dato che sta preparando un viaggio vero su Marte, mentre, per gli altri due, il gioco del viaggio continua anche da adulti. Come dire che si può diventare grandi senza smettere mai di giocare.
Gli altri due spettacoli, “Granny e Lupo” di Danilo Conti e Antonella Piroli, e “Doppiozero”, di e con Katharina Gruener e Luca Sartor, utilizzano, il primo, il teatro di narrazione, il secondo, il teatro circense, con bici acrobatica e clownerie, ma con molta raffinatezza.
Una intera giornata dedicata al teatro, con breve pausa pranzo e Festa serale, in un luogo da favola, grazie a una organizzazione impeccabile.