Venezia. Biennale College Cinema – Virtual Reality – Quinta Edizione. Dodici progetti. Solo uno presente alla 78ᵃ Mostra

VENEZIA, martedì 19 gennaio In modalità virtuale si è concluso il workshop della 5a edizione di Biennale College Cinema – Virtual Reality International. Il workshop virtuale ha collegato a distanza – attraverso la piattaforma Raum – lo staff di Biennale College – Cinema con 12 team selezionati da:
Argentina, Brasile, Cuba, Francia, Germania, Gran Bretagna, Israele, Italia, Repubblica Ceca, Romania, Turchia.
Da questo gruppo saranno poi selezionati tre progetti, di cui uno sarà presentato nella sezione Venice VR Expanded della 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (1 – 11 settembre 2021), diretta da Alberto Barbera.
I dodici progetti che hanno partecipato a questo workshop di Biennale College Cinema VR sono:

1 – Alternative Realities, regista Ana Corrie (Gran Bretagna); prod. Valentina Noya (Italia)
2 – Duchampiana 2.0, regista Lilian Hess (Germania); prod. Sarah Arnaud (Francia)
3 – GulliVR, regista Ricardo Karman (Brasile); prod. Bernardo Galegale (Brasile)
4 – Highlife, regista Tomas Koucky (Repubblica Ceca); prod. Vit Hasek, Jindrich Trcka  (Repubblica Ceca)
5 – Human – Violins, regista Ioana Mischie (Turchia); prod. Sorin Baican, Theodora Giurgiuveanu (Romania)
6 – Lavrynthos, regista Amir Admoni (Brasile); prod. Fabio Rychter (Brasile)
7 – Origen VR, regista Emilia Chiquetti (Argentina); prod. Andres Waisberg (Argentina)
8 – Senza Freni, regista Matteo Nicoletta (Italia); prod. Sara Barbara (Italia)
9 – Tales of the March, regista Stefano Casertano (Germania); prod. Stefano Bethlen (Italia)
10 – The Broom, regista Nimrod Shapira (Israele); prod. Nadav Hekselman (Israele)
11 – The Eyes of Mila Kaos, regista Yimit Ramírez González (Cuba); prod. Claudia Haedo Azor (Cuba)
12 – The Last Party VR, regista Caffarelli, Barbieri Marchi – Collettivo Alterazioni Video (Italia); prod. Elisa Del Prete (Italia).
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Sarà il regista Bong Joon-ho (Parasite, Snowpiercer, Memorie di un assassino) a presiedere la Giuria internazionale del Concorso della 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (1 – 11 settembre 2021), che assegnerà il Leone d’Oro per il miglior film e gli altri premi ufficiali, cioè:
Leone d’Oro per il miglior film
Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria
Leone d’Argento – Premio per la migliore regia
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
Premio per la migliore sceneggiatura
Premio Speciale della Giuria
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente.
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Tra le novità previste dal Regolamento della 78ma Mostra, una nuova sezione che prende il posto di Sconfini, pur mantenendone alcune delle caratteristiche principali. Si chiamerà Orizzonti Extra, rivolta alle nuove tendenze del cinema mondiale.
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Il progetto Biennale College Cinema – Virtual Reality ottiene un importante finanziamento dal Programma Biennale College – Cinema, realizzato dalla Biennale di Venezia, ha il sostegno del Ministero per i Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo – Direzione Generale Cinema. Sponsor è l’Università Telematica Pegaso. Biennale College – Cinema si avvale della collaborazione accademica di The Gotham Film & Media Institute, New York e del TorinoFilmLab. Direttore è Alberto Barbera, Head of Programme Savina Neirotti.

www.labiennale.org

Si è concluso il Concorso Internazionale “Filmmaker 2020” (era iniziato venerdì 27 novembre). Giurie, Premi e Premiati

MILANO, lunedì 7 dicembre Si è chiusa l’edizione 2020 di “Filmmaker Festival” (iniziata il 27 novembre). La premiazione dei vincitori è avvenuta domenica 6 dicembre alle ore 21, in diretta sui canali Facebook e YouTube di Filmmaker Festival.
Le Giurie dei Concorsi Internazionale e Prospettive e la Giuria Giovani hanno assegnato i seguenti Premi.

CONCORSO INTERNAZIONALE FILMMAKER 2020

La Giuria composta da Luigi De Angelis (regista teatrale), Alessandro Rossetto (regista), Federica Villa (Università di Pavia) ha assegnato a “Ziyara” (foto sopra) di Simone Bitton il Premio FILMMAKER 2020 di 3000 €. “Un film-valigia, dallo sguardo nostalgico, amaro, che custodisce le sopravvivenze di un mondo destinato a essere perduto, irrimediabilmente separato e lontano…

Premio della Giuria 2020 di 1500 € a “An Unusual Summer” di Kamal Aljafari. “Intenso ricordo di un passato recente ma ormai perduto, come l’albero di fico che non c’è più, e al contempo luogo di elezione dove tutto può accadere, dove l’attesa trova conforto nel conoscere e riconoscere via via fantasmi che diventano persone…”.

la Giuria composta dagli studenti Giulia Bona (IULM), Boris Cassanmagnago (Accademia di belle arti G. Carrara, Bergamo), Bianca Colleoni (Scuola Civica di Cinema L. Visconti), Christian Nirvana Damato (NABA), Rebecca D’Anastasio (Accademia di belle arti di Bergamo), Agnese Garabello (Civica L. Visconti), Margherita Montali (IULM), Emma Onesti (IULM), Letizia Salerno Pizzalis (Civica L. Visconti), Daniele Sacchi (Università Cattolica di Milano), Alberto Savi (Università di Bologna) ha assegnato: il Premio Giuria Giovani 2020 di 1500 € a “Purple Sea” di Amel Alzakout e Khaled Abdulwahed. “Per l’uso originale del dispositivo, fatto di immagini alla deriva, capaci di decostruire l’immaginario collettivo sul tema dei migranti in mare…”

CONCORSO PROSPETTIVE 2020, RISERVATO AD AUTRICI E AUTORI ITALIANI UNDER 35

La Giuria composta da Valentina Andreoli (montatrice), Micol Roubini (regista), Nicola Curzio (critico) ha assegnato: il Premio Prospettive 2020 di 1500 € a “Il secondo principio (foto a sin.) di Hans Liebschner” di Stefano Testa. “Per aver saputo raccontare, con coerenza e rigore, attraverso un’ostinata ricerca in un archivio ritrovato, l’evolversi delle relazioni all’interno di un nucleo familiare che progressivamente perde la sua dimensione specifica e privata per abbracciarne una aperta a tutti, universale”.

Premio della giuria di 1000 € a “Io mi fermo qui” di Emanuele Cantò. “Per l’abilità nell’aver costruito un dispositivo filmico capace di restituire con ironia, in maniera concisa ed efficace, la visione allucinata, distopica e pur drammaticamente vera del nostro presente”.

Premio Movie People, di 5000 € in servizi tecnici a “Lieder von zuhause” di Laura Bianco. “Per la sua capacità di avvicinarsi ai soggetti filmati con pudore, onestà e in maniera partecipata, senza compiacimento, riuscendo a restituire un ritratto sincero e intimo di due fratelli che si affacciano ad un mondo nuovo…”

FILMMAKER è sostenuto da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Comune di Milano, con la collaborazione di Forum Austriaco di Cultura, Goethe-Institut Mailand, Wallonie-Bruxelles, Movie People, Scuola civica di Cinema Luchino Visconti di Milano, Film TV, Start.Srl, MYmovies, Santarcangelo Teatro, Riccione Teatro, Associazione Coe, Festival cinema africano, dell’Asia e dell’America latina, Milano Film Network.
ABBONAMENTI E STREAMING
https://www.mymovies.it/ondemand/filmmaker/accrediti/
Tutte le proiezioni del festival sono visibili in abbonamento sulla piattaforma MYmovies
Costo abbonamenti: € 9,90
Durata streaming per ogni singolo film: 72 ore
INFORMAZIONI
Associazione Filmmaker – Tel. 02 3313411 – segreteria@filmmakerfest.org
Web: filmmakerfest.com
Instagram: @filmmakerfest

Un godibile, affettuoso (e impietoso) lavoro sulla Francia multietnica. Ma l’integrazione rimane solo un bel sogno

(di Emanuela Dini) – Un film ironico, coraggioso, delicato e provocatorio, una commedia ben scritta e ben recitata, ritratto fedele di una Francia multietnica, dove l’integrazione è più a parole che nei fatti, “Una classe per i ribelli” (traduzione infelice del titolo originale “La Lutte des Classes”, che è un indovinato gioco di parole tra “lotta di classe” e “lotta delle classi”, nel senso di classi scolastiche) è un film francese che più francese non si può e che dei cugini d’Oltralpe fa un ritratto affettuoso e impietoso allo stesso tempo.
La trama in sé è esigua. Una coppia mista dalle idee progressiste, lui francese, lei pure, ma di origine magrebina, quelli che in Francia si definiscono bobos, ovvero bourgeois-bohèmiens, il corrispondente dei nostri radical-chic, benestanti con cuore a sinistra e portafoglio a destra, decide di trasferirsi dal quartiere-bene di Parigi alla periferia di Bagnolet per fare crescere il figlioletto di 8 anni in un clima multietnico e per mettere in pratica le proprie idee di eguaglianza, laicità, multiculturalità, integrazione eccetera eccetera. Da qui un dipanarsi di situazioni dipinte sempre con garbo, ironia e rispetto, ma anche con grande realismo e con irresistibili prese in giro degli stereotipi di una scuola laica e politically correct, dove durante le esercitazioni antiterrorismo (il film è stato girato nel 2015, subito dopo gli attentati a Charlie Hebdo) non si può pronunciare la parola “terrorista”, ma si deve parlare di “elemento intrusivo” e dove tutte le perifrasi e gli atteggiamenti della nuova pedagogia sono ridicolizzati e annullati, dai bambini per primi.
La presa in giro e lo sguardo disincantato del regista Michel Leclerc partono dall’identikit della coppia, dove lui è un musicista punk di mezza età che non ha avuto successo e fa il casalingo e lei è un avvocato di successo che viene promossa non solo per le sue abilità professionali ma anche in quanto magrebina, per dare lustro all’immagine di apertura e valorizzazione della “diversità” dello studio legale dove lavora; per poi transitare dal vicino di casa ebreo superortodosso che durante lo Shabbat, cioè dal tramonto del venerdì e per 25 ore, non può spostare l’automobile parcheggiata davanti alla porta dei vicini; fino ai tentativi falliti di socializzare con i genitori musulmani dei compagni di scuola del figlio.
Gli ideali di diversità e i sogni di integrazione sembrano scontrarsi con una realtà di identità etniche molto radicate e orgogliosamente rivendicate, e il sogno di una scuola pubblica, laica e rispettosa si frantumano negli episodi di bullismo contro il ragazzino “bianco fragile”, che diventa l’emarginato in minoranza.
Un film godibilissimo, girato nel nome del rispetto, con una sobria eleganza formale, una grande attenzione ed empatia verso il mondo dei bambini, un ritratto dolceamaro di un regista che confessa «La mia generazione, cresciuta negli anni Ottanta, ha trascorso tutta la vita a essere delusa dalla sinistra…» e che non ha avuto altra scelta che proporre un finale a metà tra una favola e un sogno.

“Una classe per i ribelli” (La Lutte des Classes), un film di Michel Leclerc, con Leïla Bekhti, Eduard Baer, Ramzy Bedia, Baya Kasmy e Tom Levy – Durata 104 minuti. Al cinema dal 22 ottobre.

Battutine, ironia, humour. Perché una storia drammatica non deve far ridere? E “David Copperfield” finisce in commedia

(di Patrizia Pedrazzini) Per Lev Tolstoj era il romanzo più riuscito di quello che considerava il migliore fra tutti i romanzieri inglesi. A Henry James piaceva sentirlo leggere, accucciato sotto un tavolino, dalla madre. Fëdor Dostoevskij ne restò affascinato nel campo di prigionia in Siberia. Figurava tra i libri preferiti di Sigmund Freud.
Dal 1911 a oggi, ne sono stati tratti almeno 14 adattamenti fra cinematografici e televisivi. I meno giovani ricorderanno lo sceneggiato tv in otto puntate del 1965, firmato da Anton Giulio Majano, con il piccolo Roberto Chevalier e un appena ventitreenne Giancarlo Giannini (ma c’erano anche Wanda Capodaglio, Anna Maria Guarnieri, Laura Efrikian, Alberto Terrani, Fosco Giachetti, Ubaldo Lay, Roldano Lupi, per ricordarne solo alcuni).
E allora di che stupirsi se, in pieno 2020, a un regista, nel caso specifico lo scozzese di origini italiane Armando Iannucci, viene in mente di mettere mano all’ennesima trasposizione cinematografica di “David Copperfield”, il romanzo che Charles Dickens pubblicò a puntate mensili fra il 1849 e il 1850?
No, niente di cui stupirsi. Anzi, perché no. Perché non riproporre un capolavoro della letteratura magari un po’ datato – calato com’è nell’Inghilterra vittoriana della rivoluzione industriale, con donne e bambini sfruttati nelle fabbriche da gente losca e senza cuore – tuttavia sempre attualissimo, e non solo per i temi sociali che tocca, ma anche per i caratteri universali dei personaggi (si pensi solo a quel vero e proprio archetipo dell’ipocrisia viscida e mentitrice che è l’inquietante Uriah Heep)?
Niente di cui stupirsi. Solo una domanda: perché farne un film “divertente”? Perché la battutina a sorpresa, l’ironia sottile, lo humour un po’ paradossale? Perché i boccoli biondi di Dora devono far ridere? Certo, si capisce, per sottolineare il suo carattere frivolo e infantile, ma ce n’è bisogno? E la povera zia Betsey, sarà stata anche un tipo originale, ma nell’interpretazione di Tilda Swinton si comporta come una mezza pazza. La risposta è semplice: perché così è Iannucci. Il regista di “Morto Stalin, se ne fa un altro”, che considera Dickens “divertente come Chaplin”, non ama le atmosfere cupe e pesanti, né tanto meno l’approccio reverenziale. Via allora la tristezza che accompagna il romanzo di Dickens (al punto che Dora nemmeno viene fatta morire, semplicemente si allontana dalla storia), via l’austerità, e spazio alla leggerezza, ai toni da commedia, all’umorismo assurdo. Peccato che tutto questo strida con l’obiettiva drammaticità della vicenda, che infatti in più punti ne esce o smussata (che fine fa Ham, il cugino e fidanzato di Emily?) o eccessiva nei toni (la madre di Steerforth).
Un adattamento audace, che dà l’idea di strizzare l’occhio a una sorta di mal celato modernismo, nel senso di adeguamento alle esigenze di una modernità vista come incapace di avvicinarsi, e di apprezzare per quello che è, un romanzo molto semplicemente scritto a metà Ottocento.
Rafforzato, in questo, dalla scelta di far interpretare personaggi che più anglosassoni non si può ad attori di ascendenza asiatica o africana (David è l’inglese di famiglia indiana Dev Patel, il protagonista di “The Millionaire”, Agnes è Rosalind Eleazar, inglese di padre ghanese, Mr. Wickfield è Benedict Wong, britannico di Hong Kong, Mrs Steerforth è Nikki Amuka-Bird, nigeriana). In omaggio al politicamente corretto e alla pratica (il blackwashing) che da qualche anno, soprattutto a Hollywood ma non solo, tende a far interpretare personaggi bianchi ad attori di colore. In nome della considerazione per la quale il solo aspetto che conta è quello del talento.
Per cui, in due serie tv (ma sono solo due esempi), interpreti dalle ascendenze africane si sono calati nei ruoli di personaggi quali Achille e Machiavelli, mentre per gennaio è attesa la versione black di Arsenio Lupin, ruolo affidato al francese di origini senegalesi e mauritane Omar Sy. Un fenomeno che si colloca in contrapposizione al preesistente whitewashing, al quale si devono, fra i numerosi casi, la Cleopatra dalla pelle candida e dagli occhi viola di Liz Taylor o, più recentemente, Scarlett Johansson nei panni della giapponese Motoko Kusanagi in “Ghost in the Shell”.

“La vita straordinaria di David Copperfield” (“The Personal History of David Copperfield”), Usa-Regno Unito 2019. Regia di Armando Iannucci, con Dev Patel, Tilda Swinton, Hugh Laurie. Durata: 119 minuti. Al cinema da venerdì 16 ottobre.