Camminare, conoscere, scoprire: dialoghi sull’uomo. Anno dedicato a Iacobeo, Giacomo, patrono della città di Pistoia

“Vestizione” della statua di San Jacopo

Venerdì 15 gennaio. – Nuove date per la dodicesima edizione del festival di antropologia “Pistoia – Dialoghi sull’uomo”, che quest’anno si terrà da venerdì 18 a domenica 20 giugno.
I Dialoghi riprendono il loro cammino di conoscenza e di approfondimento sui temi di antropologia del contemporaneo, dopo la scorsa edizione svoltasi necessariamente con incontri tutti on-line, che pur hanno raggiunto un pubblico di mezzo milione sui canali social del festival con circa 100.000 visualizzazioni delle videoconferenze.
Nel 2021 l’obiettivo, e la ragione dello slittamento di data vista l’attuale contingenza sanitaria, è tornare nelle piazze e nel centro storico di Pistoia per proseguire il confronto fra pubblico e grandi pensatori italiani e stranieri sul percorso, iniziato 11 anni fa, di un impegno culturale e civile, volto a comprendere meglio come convivere in una società complessa quale la nostra. Gli organizzatori auspicano di ricreare e rivivere quel clima di festa che solo il condividere e il ritrovarsi insieme genera. Lo si farà senza abbandonare la strada aperta grazie alla tecnologia di potersi collegare anche a distanza.
Il tema del 2021 sarà “Altri orizzonti: camminare, conoscere, scoprire”. È stato questo anelito di ricerca a caratterizzare l’intera evoluzione del genere umano. Dalle esplorazioni della terra e dello spazio, che hanno consentito di creare nuovi habitat e di sviluppare nuove conoscenze, all’esigenza di andare al di là del qui e ora della quotidianità, alla ricerca di forme di spiritualità tanto religiosa quanto laica.
Gli incontri della nuova edizione dei Dialoghi sull’uomo vedranno avvicendarsi studiosi di diverse forme di spiritualità religiosa, che spiegheranno la tensione a trascendere la vita terrena, al fianco di scienziati che esplorano la materia, alla ricerca di una chiave di comprensione della vita, di viaggiatori ed esploratori che tentano di superare i limiti e i confini, così come di artisti e studiosi d’arte, per comprendere cosa li spinge a creare nuove realtà.
Il festival richiama nella scelta del tema i festeggiamenti dell’anno iacobeo (cioè dedicato a Jacopo, Giacomo, patrono della città) e l’apertura della Porta Santa a Pistoia in onore della reliquia di San Jacopo, conservata nel Duomo da nove secoli, che collega il percorso di Santiago di Compostela a Pistoia stessa.
Un festival che avrà dunque come fil rouge il cammino verso nuovi e altri orizzonti, il cammino dei pellegrini di tutto il mondo e di molte religioni, quello dei migranti che fuggono dalla povertà e dalla morte, quello avventuroso degli esploratori, quello di ricerca di scienziati, artisti e filosofi.

www.dialoghisulluomo.it

Nuova imponente biblioteca per lo studio e la lettura. Ma anche una piazza coperta al piano terra e una zona forum

MILANO/Lorenteggio, sabato 2 gennaio – È stato approvato dalla Giunta il progetto definitivo della nuova Biblioteca Lorenteggio, progetto innovativo risultato dal Concorso Internazionale di Progettazione indetto nel novembre 2017 nell’ambito del Piano Periferie, che darà vita a una biblioteca di nuova concezione in grado di coniugare le tradizionali funzioni di supporto allo studio e alla lettura con una grande apertura al territorio, mettendo a disposizione laboratori e spazi di partecipazione attiva per tutto il quartiere.
L’intervento, costituito da un corpo di fabbrica di due piani, si dispone in maniera ortogonale rispetto alla via Odazio, sulla quale si apre l’ingresso principale. Il volume si sviluppa nell’area verde comunale con una lunghezza totale di circa 81 metri, creando oltre 2000 mq di superficie, di cui 500 mq di esposizione, sale studio e sale lettura, 300 mq di aree per corsi di formazione e riunioni e 1300 mq di aree aperte di pertinenza.
Al piano terra saranno realizzati una piazza coperta (400 mq) e una zona Forum, cioè uno spazio (circa 750 mq) suddiviso in aree funzionali mediante la disposizione di espositori realizzati ad hoc.
Il primo piano è invece diviso in due aree programmatiche: l’area Lib (circa 500 mq) che ospiterà una grande sala lettura, con scaffali e tavoli per lo studio, e l’area Lab (circa 300 mq) è che caratterizzata dalla possibilità di modulare gli spazi attraverso lo scorrimento di tendaggi e pannelli mobili, garantendo una flessibilità di uso a seconda delle esigenze dell’utenza.
L’intervento di realizzazione della nuova Biblioteca Lorenteggio s’inserisce nell’Accordo di Programma tra Regione Lombardia, Comune di Milano, Aler Milano, sottoscritto fra le parti il 3 maggio 2016, ed è finalizzato all’attuazione del progetto di sviluppo urbano sostenibile nel Comune di Milano – Quartiere Lorenteggio.
L’importo del progetto, tra lavori e oneri esterni di sicurezza, ammonta a 4.250.000 euro e comprende anche l’acquisto di forniture ed arredi.
Con questo progetto vogliamo valorizzare il quartiere Lorenteggio offrendo ai cittadini una struttura di grande qualità architettonica che, grazie alle sue caratteristiche, diventerà un luogo di incontro per il quartiere, un centro polifunzionale di qualità per gli abitanti e la città”, dichiara l’assessore ai Lavori Pubblici Marco Granelli. “Questo edificio rappresenta un nuovo concetto di biblioteca che unisce i servizi culturali alla partecipazione attiva dei cittadini, e nasce in un quartiere della città oggetto di forti cambiamenti, anche grazie alla nuova metropolitana M4.”

Concertone di S. Ambrogio. 3 ore, 23 cantanti. E un mitico Domingo. Scala senza pubblico. Ma più di tre milioni alla TV

MILANO, martedì 8 dicembre ► (di Carla Maria Casanova)Mai la inaugurazione di stagione lirica della Scala, il tradizionalissimo Sant’Ambrogio, avrà avuto un pubblico così ampio e numeroso. Le immagini del concertone dal travolgente titolo dantesco “… a riveder le stelle” trasmesso in Eurovisione in tutta Europa, arriveranno, grazie allo streaming, anche in Nord Europa, Russia, Corea, le America sud e nord Oceania. Paesi che, dopo la serata live, potranno godere dello spettacolo scaligero in seguito e averlo disponibile per ben 6 mesi.
In zona, scarse le possibilità che ci sia qualcuno rimasto all’oscuro dell’evento.
Ieri sera, tutti attaccati alla tv. Ma (sorpresa?) non si trattava di uno spettacolo live. Era stato interamente registrato, a pezzi, nei giorni scorsi. Né poteva essere altrimenti.
Volendo – dovendo! – fare qualcosa di diverso dagli altri teatri che, bene o male, si sono organizzati per proporre alla bell’e meglio un’opera, il neo sovrintendente Dominique Meyer e il direttore musicale e artistico Riccardo Chailly hanno rinunciato alla “Lucia di Lammermoor”, in programma e già avanti con le prove, e hanno optato per un megaconcerto, diciamo pure un concerto faraonico: uno spettacolo imponente, da poter esportare nel mondo intero con godimento generale, soprattutto per chi di opera lirica nulla sa né vuole sapere. E così è stato: un grande format televisivo che, nella sostanza, è quanto c’è di più distante dall’opera lirica. Ma tutto fa. Pavarotti cantava con Sting e, già negli anni Sessanta, i Swingle Singers inventavano arrangiamenti jazz cantando a cappella. Qui, intendiamoci bene, non ci sono state contaminazioni musicali. Tutta musica lirica doc, cantanti lirici doc, infilati in un gigantesco pot-pourri visivo.

Addirittura 24 voci liriche (diventate 25 con l’aggiunta di una registrazione di Mirella Freni, recentemente scomparsa, retrocesse a 23 per la rinuncia di Kaufmann e diventate 21 con la soppressione del duetto della Walchiria, seppur già registrato, tolto all’ultimo momento per l’intransigenza dei tempi televisivi: 3 ore dovevano essere, dalle 17 alle 20, più un quarto d’ora di convenevoli. I 14 minuti di Wagner avrebbero sforato. Campo al telegiornale!). Dunque spettacolo televisivo al cento per cento e cara grazia che non ci siano state interruzioni di pubblicità. Compresi nei tempi, invece, tre intermezzi di ballo. Ma qui si trattava dell’apparizione della nostra star Roberto Bolle e toglierlo avrebbe significato una pericolosa sollevazione da parte di tutto (o quasi) il pubblico femminile. Alcuni brevi interventi, non indispensabili, anzi inutili, di prosa. L’inizio, introdotto da Milly Carlucci e Bruno Vespa è stato faticoso. Confuso. Non si capiva se lo spettacolo fosse già iniziato o se stessero ancora provando. Alla voce fuori campo di Mirella Freni (“Io son l’umile ancella” dall’ “Adriana Lecouvreur”) sarebbe stato opportuno sovrapporre almeno di sfuggita la sua immagine. L’Inno nazionale affidato dalla recitazione sfiatata di un viso di donna in primo piano non mi è piaciuto proprio per niente. Per fortuna poi è stato ripreso in coro dai lavoratori tutti del teatro.

Per rendere la serata più godibile a un pubblico eterogeneo, il concertone si avvaleva di una elaborata regìa dovuta all’estro di Davide Livermore, il quale appunto è regista molto “cinematografico”, sulla linea Fura dels Baus, quelli che hanno portato il digitale in palcoscenico. Quindi proiezioni, stralci di allestimenti, spezzoni. Per dare continuità alle 3 arie di Don Carlo è stato recuperato il vagone di un treno sommerso dalla neve, paesaggio russo che ti fa pensare ad Anna Karenina, con poca attinenza con la Spagna di Filippo II, però è bello e funziona; Elisir d’amore è stato ambientato in una scena de La strada di Fellini, poi tramutata in una stazione grigia con molte donne che partono sole (perché? Elisir ha lieto fine). Ma non stiamo adesso a guardare troppo per il sottile. Norina del don Pasquale canta a bordo di una fuoriserie decapottabile bianca che viene assunta in cielo.”La mamma morta” (Chénier) ha per contorno le irrinunciabili truci immagini alla Ça ira! Certe porzioni di palco sono immerse nell’acqua. Le signore che cantano la loro aria senza commento scenografico indossano vestiti sontuosi. Tutto fa spettacolo.

L’orchestra della Scala era sistemata ad anfiteatro in platea. Il direttore Chailly dava spalle al palcoscenico. Qualche torsione ogni tanto per dare l’attacco al cantante che gli stava dietro. Duro lo sforzo, per direttore e orchestra, affrontare così tanti autori, stili (e cantanti!) uno in fila all’altro. Ma per direttore e orchestrali scaligeri queste sono bazzecole.

Nel cast, si è lamentata l’assenza di alcuni irrinunciabili nomi italiani, laddove non c’èra adeguato corrispettivo nelle presenze straniere. Sui 23 in cartellone pesavano alcune aspettative (anche certezze e qualche sorpresa) non andate deluse. Si intende il possente basso Ildar Abdrazakov (“Ella giammai m’amò”), il fiero mezzosoprano Elina Garanča (“O Don fatale”), il soprano Lisette Oropesa, rivelazione del Rof di Pesaro 2017. Famosa anche per il suo dimagrimento (40 chili persi con costanza e saggezza in 5 anni di regime. Adesso ha una figura da mannequin. Non è la prima ad essere riuscita in questa impresa…). Sarebbe dovuta essere protagonista della Lucia di Lammermoor. Ne ha dato un saggio superlativo con “Regnava nel silenzio”; il tenore dai virtuosismi estremi Juan Diego Florez qui impegnato nell’Elisir (“Una furtiva lacrima”). E il misconosciuto Bejamin Bernheim (da dove arriva?) impegnato in un notevole Werther (“Pourquoi me reveiller?”).
Le grandissime attese erano comunque per Jonas Kaufmann (poi assente per indisposizione) e per il superdivo Placido Domingo, il quale si è confermato ancor oggi leone dominante dell’arena lirica. Si è presentato come baritono (“Nemico della patria”) ma niente da fare: è tenore in eterno. Per Domingo si trattava della decima inaugurazione della Scala (la prima fu l’Ernani del 1969. Io c’ero, naturalmente. Per me, che l’anno scorso ho battuto il record mondiale delle 60 inaugurazioni scaligere, era allora il decimo Sant’Ambrogio. Perdonate l’inciso ma ci tengo moltissimo). La voce di Domingo, 80 anni (e c’è chi dice qualcosa di più) voce dal bellissimo colore brunito, è intatta sia pur oramai priva dello smalto originale. Ma non flette, non ha incertezze. “Conosco la mia voce meglio di chiunque altro – dice Domingo. – Smetterò di cantare il giorno che la sentirò cedere. Non un giorno dopo. Ma non un giorno prima.” Quel giorno non è ancora arrivato.

Per gli amanti doc della lirica, ascoltare 23 voci di interpreti diversi che cantano uno dopo l’altro arie di opere diverse, è uno stress non da poco. Non c’è atmosfera, interpretazione, progressione espressiva, racconto, situazione che evolve, non è possibile nessun giudizio e comunque è complicatissimo adeguarsi a vocalità che cambiano continuamente. In questo caso poi, senza colpa di nessuno, è terribilmente castrante l’assenza di applausi (e chissà quanto lo deve essere per i cantanti). L’opera lirica, il melodramma nel suo aspetto ruspante (c’è chi dice becero) è anche l’acuto con applauso.

Dal lato economico questa operazione di emergenza sarà certamente un affare d’oro per la Rai. Si spera che anche la Scala ne tragga cospicui vantaggi. Gli esborsi sono stati faraonici. Basti pensare ai cachets e alle condizioni spuntate dagli agenti per i 23 cantanti. Per esempio, per Domingo è stato messo a disposizione un aereo privato per raggiungere, in serata stessa, San Pietroburgo dove, tanto per non perdere l’abitudine, Domingo si trova per impegni di lavoro. Quale sigla beneaugurante di questa megaemergenza, magari non ci stava male il Vincerò di Luciano Pavarotti, oramai sigla mondiale del melodramma per tutti i tempi e tutti i luoghi.

Teatri senza pace in tempo di “covid”. Dal Teatro di Roma all’Emilia Romagna Teatri, al Teatro Friuli Venezia Giulia

(di Andrea Bisicchia) – L’epidemia ha contagiato tutti, anche i teatri, non solo perché rimarranno chiusi, non si sa fino a quando, ma anche perché l’epidemia-politica si è messa in moto per le nuove nomine.
Così, dopo la decisione del Piccolo, conclusasi con l’elezione di Claudio Longhi, è rimasta scoperta quella di Emilia Romagna Teatri e del Teatro del Friuli Venezia Giulia, mentre al Teatro di Roma sembra che la nomina di Francesco Pinelli sia ritornata in forse, per motivi che riguardano lo stipendio (200 mila euro l’anno), ritenuto molto elevato dal Cda che, nell’ultimo consiglio di amministrazione, non ha nascosto certi dubbi sul proprio operato, mentre il suo presidente, pro tempore, viene accusato di poca chiarezza nella nomina di una serie di consulenze, da parte del consigliere di Fratelli d’Italia, il quale sostiene di voler portare il caso “all’Autorità nazionale anticorruzione, alla Corte dei Conti e alla Procura per danni erariali”.
L’epidemia politica si muove per gestire i propri interessi, che non sono certo di natura teatrale. Come è noto Pinelli fu preferito a Luca De Fusco, solo perché costui era incompatibile con Barberio Corsetti, trattandosi di due galli nello stesso pollaio.
De Fusco, considerando difficile l’opzione per l’ERT, essendo appoggiato dalla Destra, ha optato per il Teatro del Friuli Venezia Giulia, dove, come è noto, Presidente della Regione è Massimiliano Fedriga della Lega.
L’altro pretendente è l’attore Luca Lazzareschi che ha anche diretto il Festival della Versiliana con ottimi risultati artistici e amministrativi, una competenza richiesta dallo Statuto per aspirare alla direzione, dato che, dopo la scadenza di Franco Però, il CDA, per il nuovo incarico, richiede conoscenze anche in ambito tecnico-amministrativo.
Per quanto riguarda Emilia Romagna Teatri, visto che dal primo dicembre Claudio Longhi è, a tutti gli effetti, il nuovo direttore del Piccolo, e visto che per il nuovo Direttore non ci sarà gara, ma chiamata diretta, i nomi che circolano son quelli di: Romeo Castellucci, Lino Guanciale, Antonio Latella ed Elena Gioia, curatrice di progetti culturali a Bologna, appoggiata dall’Assessore alla Cultura.