Un teatro in Puglia per fare “Eccezione”: 2021/2022: una stagione alternativa di spettacoli, poesie, incontri con autori

BARI, domenica 5 dicembre (di Andrea Bisicchia) L’Associazione “L’Eccezione – Cultura e Spettacolo”, con sede a Bari, è anche un Centro culturale polivalente, da intendere come una estensione di Puglia Teatro che utilizza i talenti dei partecipanti per la realizzazione di una stagione che risulti alternativa ai teatri istituzionalizzati, come il Piccinni, la cui programmazione non è molto diversa da quella di tanti teatri d’Italia, una specie di fotocopia.
A dirigerla è Rino Bizzarro, un attore che, dopo aver lavorato a Milano negli anni Settanta con Teatro Insieme, con il Centro Teatro Attori e con Planschon, sperimentando la nascita delle Cooperative, come quella del Pier Lombardo, decise di ritornare nella sua città per dare vita a un Teatro Stabile di Bari, ma, dinanzi a tante difficoltà, decise di fondare “Puglia Teatro”, che, nel 2007, è stato insignito dal MIBAC, per il suo Archivio, col riconoscimento di “Interesse storico particolare”. L’Archivio contiene una ricca documentazione sulla Storia del teatro in Puglia.
Per l’Associazione “L’Eccezione”, Rino Bizzarro ha organizzato, da sabato 11 dicembre al 22 aprile 2022, un programma che comprende messinscene, reading di poesie, incontri con autori.
Protagoniste saranno “La grande guerra”, “Isabella d’Aragona”, “Amleto o lo specchio della modernità”, “Confiteor”, dello stesso Bizzarro, “Io sono Claudia” su Montale e l’amore, “Tutto il mondo è teatro”, di Vincenzo Di Mattia che ebbe, a Milano, al Piccolo Teatro, stagione 1964-65, il battesimo della scena con la “Prima” nazionale di “La Lanzichenecca”, regia di Virginio Puecher, con Arnoldo Foà protagonista, che fu una vera rivelazione.
La programmazione spazia dal teatro alla poesia, all’editoria, alla storiografia regionale. A Bizzarro si deve un volume, pubblicato dall’editore Levante: “Bari così”, dove raccoglie ritratti di personaggi che hanno contribuito a fare di Bari una grande città, personaggi che lui ha incontrato in modo diretto o indiretto e con i quali ha anche lavorato. Il suo ultimo libro di poesie porta il titolo di un noto testo di Testori “Confiteor”, benché si tratti solo di un caso, perché le poesie di Bizzarro, come Montale, colgono le “occasioni” per trasformarsi in una vera e propria confessione sulla vita, sull’amore, sui sacrifici, sul tempo. Non mancano alcune poesie in dialetto pugliese che si caratterizzano per delle sottili onomatopeie, tipiche del linguaggio dialettale.

Puglia Teatro, Via Indipendenza 75, 70123 Bari
http://www.pugliateatro.it

FILMMAKER FESTIVAL 2021. Dieci giorni di proiezioni (dal 12 al 21 novembre). Ecco i vincitori delle diverse sezioni

MILANO, lunedì 22 novembre Con la premiazione dei vincitori da parte delle Giurie dei Concorsi Internazionale e Prospettive e della Giuria Giovani, domenica 21 novembre, all’Arcobaleno Film Center, si è chiusa l’edizione 2021 del Festival Filmmaker. FILMMAKER è stato realizzato con il contributo di MIC e Comune di Milano e la collaborazione di Forum Austriaco di Cultura, Goethe-Institut Mailand, Lucky Red, Naba.

CONCORSO INTERNAZIONALE

La Giuria, composta da Alessandro Bertante, Raffaele De Berti, Federica Di Giacomo, ha assegnato:
Premio Filmmaker 2021 – € 3000: A RIVER RUNS, TURNS, ERASES, REPLACES (foto 1) di Shengze Zhu – Per aver restituito con un linguaggio visivo estremamente potente la contemporaneità di un paese alle prese con una rimozione del passato, evidenziando i guasti e le conseguenze di un capitalismo distruttivo e predatorio. La storia personale della regista cadenza il ritmo della narrazione offrendo immagini di grande portata metaforica sul futuro della civilizzazione.

Premio della Giuria – € 1500: RETOUR À REIMS (foto 2) di Jean-Gabriel Périot – Per l’utilizzo virtuoso di un imponente e creativo lavoro d’archivio che partendo dal secondo dopoguerra fino alla contemporaneità ripercorre la storia del movimento operaio francese interpretandone le problematicità e l’involuzione del pensiero politico.

Menzione speciale: THE KENNEL di Demetrio Giacomelli – Per aver costruito un discorso politico in una forma narrativa esplosa nella quale convivono linguaggi diversi. Un flusso di coscienza che gioca con un ironico sguardo autobiografico.

CONCORSO GIOVANI

La Giuria, composta da Stefano Cavaliero, Rosa Cinelli, Arianna Ferrari, Elena Marcon, Arianna Tremolanti, Linda Venturini, ha assegnato:
Premio della Giuria Giovani – € 1500. FAYA DAYI (foto 4) di Jessica Beshir – Per il peculiare equilibrio tra stile e contenuto, capace di conciliare la creazione di un immaginario mistico e la restituzione di un paradiso reso amaro dalle diseguaglianze economiche e sociali. Faya Dayi si distingue per l’intersezione tra il racconto delle migrazioni e della condizione alienata dei giovani in Etiopia e la storia personale mai preponderante della regista. La circolarità della visione, che si allinea al ritmo ripetitivo della musica, coinvolge lo spettatore in un’esperienza sensoriale atmosferica e ipnotica.

CONCORSO PROSPETTIVE

La Giuria, composta da Francesca Bonfanti, Lorenzo Donghi, Perla Sardella, ha assegnato:
Premio Prospettive 2021 – €1500: ARIMO (foto 3) di Nicolò Braggion, Jacopo Mutti – Un’opera che si sviluppa e cresce per tutta la sua durata dimostrando uno sguardo consapevole, efficace ma mai invadente. Nella sua coralità indisciplinata, Arimo raccoglie diverse voci riuscendo a creare dei momenti di racconto personale e sociale estremamente potenti.

Premio della Giuria – €1000: MY SUNSET ROOM di Virginia Garra – La giuria attribuisce il Premio della Giuria Prospettive 2021 a una giovane autrice, in vista di un percorso di maturazione dello sguardo che già risulta chiaramente posizionato e personale. Per questo motivo, il Premio della giuria va a My Sunset Room di Virginia Garra, che ha saputo raccontare con attenzione discreta il piccolo universo confuso di due ventenni alla periferia di Milano.

Menzione speciale: L’EPOCA GENIALE di Tommaso Donati – Per il rigore compositivo e la raffinatezza espressiva con cui l’autore ha saputo restituire il rapporto, a tratti misterioso, tra i movimenti dei corpi dei giovani protagonisti e il luogo che li ospita.

Associazione Filmmaker
Tel. 02 3313411
www.filmmakerfest.com

Dedicato a Renato Palazzi ● Una volta la critica era protagonista. Con la crisi dei valori, divenne serva di scena

MILANO, lunedì 15 novembre (di Andrea Bisicchia) Il declino delle forme artistiche e, in particolare, del teatro, nel terzo millennio, è dovuto ad alcuni fattori: la perdita di punti di riferimento, quali potevano essere quelli dei grandi registi del recente passato, l’assenza di autori capaci di scrivere storie che avessero un carattere universale e non frammentario, se non cronachistico, senza alcuna sublimazione e con la volontà di sostituire la parola con l’immagine.
Forse la scelta più nefanda è stata quella di alcuni direttori dei grandi quotidiani, a cominciare da Paolo Mieli, che decisero, qualche decennio fa, di utilizzare la critica teatrale una volta alla settimana, riducendola a serva di scena, contro cui tu, caro Renato, ti sei sempre battuto, perché l’hai utilizzata facendola sentire protagonista, credendo, non solo nel teatro di regia, ma anche in quello capace di svecchiare i linguaggi della messinscena, tanto che , le due categorie, ti attendevano con ansia, perché amavano confrontarsi con chi, professionalmente, possedeva gli strumenti per giudicare i loro spettacoli.
Facevi parte di quei critici liberi che esprimevano, con competenza, i loro giudizi, ciascuno con le proprie opinioni e le proprie visioni e che, si dice, appartenessero alla fase della modernità. Oggi, in nome di una post-modernità, si accetta qualsiasi realizzazione che, però, si preferisce chiamare evento. Eri consapevole del fatto che la critica fosse andata in crisi per la folta produzione di spettacoli, spesso realizzati in casa, alquanto autoreferenziali, solo che l’eccesso ha fatto sì che, i critici rimasti, si sentissero in dovere di fare delle scelte, contribuendo ad alimentare l’anonimato di tanti che hanno scelto il teatro come mestiere, sentendosi, spesso, sopraffatti da troppi accumuli di performance, di reading, di spettacoli improvvisati.
Hai sempre creduto in principi estetici a cui fare riferimento, benché siano venute a mancare certe teorie per accedere alle loro applicazioni, contribuendo a rendere residuale l’esperienza critica, relegata sempre più a serva di scena, visto che i nuovi registi, facendo grande uso di spiegazioni retoriche del loro operato, finiscono per considerarsi esegeti di loro stessi.
Ciò che si nota, sulle scene, è un gran dispendio di narrazioni, di autobiografismi che interessano ben poco, oltre che la presenza ingombrante dell’Independent curator che è da considerare un allestitore, un organizzatore e critico di se stesso. Si tratterrebbe di una forma di ibridismo di cui risentono anche molte messinscene, messo in pratica da chi sostiene di non credere alla funzione della critica perché incapace di elaborare un pensiero forte o perché la considera troppo accondiscendente, accusandola, persino, di avere smarrito la sua vocazione.
Tutta colpa del Post-moderno?
La verità è ben diversa, si cerca di eliminarla perché possiede ancora il potere di giudicare in una società dello spettacolo che evita, in tutti i modi, di farsi giudicare.
Eppure erano in molti a volersi far giudicare da te, caro Renato, grazie alla tua enorme passione e competenza.

Ed ora, in quest’era orribile, anche Palazzi, uno degli ultimi grandi critici, profondo conoscitore di teatro, se n’è andato

MILANO, lunedì 8 novembre
(di Paolo A. Paganini)
Anche Renato se n’è andato. Da non molto è scomparsa la cara indimenticata amica Maria Grazia Gregori. E, ora, Renato Palazzi.
Prima ancora, Domenico Rigotti. E, prima ancora, Carlo Maria Pensa. E, prima ancora, e ancora, in una tragica falcidia di lutti, quasi tutti i vecchi critici teatrali milanesi, da Ugo Ronfani a Edoardo Bertani, a Gastone Geron…
Nella critica avevamo cominciato praticamente contemporaneamente. Ma Renato era più avanti di me. Aveva una più profonda cultura, acquisita sul campo, al Piccolo Teatro, all’ombra di Paolo Grassi, dal 1968 al 1972. Poi, dagli inizi degli anni Settanta, fa una dura manovalanza al Corriere della Sera, vice di Roberto De Monticelli. Fino alla scomparsa del titolare. Non gli succede nella cattedra del Corriere. Spirito non inquieto ma insofferente di ogni forma di dilettantismo, con una sua caratteristica burbanza, tra l’ironico e il divertito, così lombardo, così milanese nel soppesare parole e opinioni, cambia subito attività. Lo ritroviamo Direttore della Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”, dove tra l’altro organizza un celebre seminario, tenuto da Tadeusz Kantor su “La classe morta”. Infine, lasciata anche la Scuola, lo ritroviamo al Sole 24 Ore, nell’inserto domenicale, con le sue attente, acute, precise recensioni, sempre ricche di notizie e informazioni…
In cinquant’anni di prime, in giro per l’Italia, tra festival e rassegne, tra spettacoli estivi, biennali e commemorazioni, quante storie e racconti di teatro ci siamo detti, e gli incontri con attori, attrici, registi, impresari. Quante cose ci sarebbero da raccontare di Renato Palazzi.
Ciascuno ne ricorda frammenti di memorie, che le conserva gelosamente tra le cose più belle di una grande persona, di un critico raffinato, di un’anima gentile e generosa. E di quando Milano e il teatro erano un’altra Milano, un altro teatro. E poi arrivò anche il mostruoso virus di una pandemia, che ci portò via tanti ricordi, tante emozioni vere, tante occasioni di continuare ancora a vivere e a credere…
Un abbraccio, piangendo, alla cara Rossella.
Addio, Renato.