Posata la prima pietra della Scala del futuro. 36 metri in altezza e 18 metri di profondità, fin sotto la falda acquifera

Milano, lunedì 26 aprile Posata la prima pietra del nuovo edificio che sorgerà in via Verdi, opera essenziale prevista come complementare al necessario ampliamento della sede storica del Teatro alla Scala già al momento dell’acquisto della palazzina stessa, avvenuto nel 1997.
Le nuove soluzioni organizzative e produttive che potranno essere adottate con questo intervento consentiranno di migliorare lo svolgimento dell’attività artistica, grazie all’ampliamento dell’area di montaggio e smontaggio delle scene e alla realizzazione delle nuove sale prova per l’Orchestra e il Ballo, oltre a garantire gli spazi necessari al rientro in Teatro di quelle funzioni amministrative ancora ubicate in sedi esterne. Il piano economico-finanziario prevede un investimento complessivo di 17 milioni di euro.
La realizzazione del progetto architettonico è stata affidata all’Architetto Mario Botta che, insieme allo studio dell’Architetto Emilio Pizzi, si era già occupato dell’importante intervento di restauro e ristrutturazione della sede storica del Teatro e dell’area tecnica della torre scenica realizzata tra il 2001 e il 2004, al fine di garantire la coerenza stilistica della nuova palazzina con gli altri edifici del Teatro.
Il linguaggio è quello tipico dell’architetto ticinese: geometrie precise, alternanza di pieni e vuoti e cura nel rivestimento. Come per la torre scenica nel 2004, si scaverà diciotto metri al di sotto del suolo (gli ultimi metri sono sotto il livello della falda acquifera) e si arriverà all’altezza della torre stessa (circa 36 metri fuori terra). Complessivamente sono sei piani sotterranei e undici fuori terra. I piani sotterranei saranno in gran parte occupati da un unico spazio, la sala prove per l’orchestra, con una superficie di circa 310 metri quadri e alta 14 metri. Le dimensioni e l’altezza della sala, appositamente concepite dal punto di vista acustico con la consulenza del noto progettista acustico Yasuhisa Toyota, consentiranno di avere il miglior risultato musicale per le prove e di poter utilizzare tale ambiente anche come sala d’incisione.
Il palcoscenico diventerà invece ancora più profondo raggiungendo i 70 metri con la creazione di un’area in cui sarà possibile eseguire il montaggio/smontaggio delle scene senza disturbare le attività di prova o spettacolo in corso. Saranno inoltre realizzati una nuova sala prove ballo della superficie di circa 150 mq, posta all’ultimo piano dell’edificio, e nuovi spazi per l’archivio storico documentale, attualmente ubicato in un deposito esterno.

Scuola, enti locali, burocrati, trafficoni. Tutti insieme appassionatamente nel gran calderone d’un teatro in crisi

(di Riccardo Pastorello) – I recenti avvenimenti, che hanno precipitato il teatro italiano in un abisso dal quale uscire sarà forse non impossibile, ma molto lungo e faticoso, pongono alcuni quesiti sulle origini della debolezza strutturale del nostro sistema.
Vorrei provare a elencarne alcuni che sono comuni all’andamento della gestione generale del paese per quello che riguarda le attività di spettacolo cosiddette creative e/o culturali e al relativo sostegno dello Stato.
La prima debolezza, che è alla base di tutte le altre, è senza dubbio il costante e perdurante calo di importanza delle attività di spettacolo “di qualità” nella scala delle priorità culturali del nostro sistema educativo. Un numero sempre minore di insegnanti – gli unici a poter fare da tramite fra i giovani e il teatro – si premura di organizzare e educare i ragazzi, a “fare teatro” (anche nel rispetto di indicazioni ministeriali) piuttosto che a “andare a teatro”, facendo così un corretto lavoro di formazione del potenziale pubblico del futuro. Le famiglie, a loro volta, sono sempre meno propense a indirizzare una parte delle loro scarse risorse economiche a questo tipo di investimento.
A questo calo hanno inoltre contribuito mezzi dal potere comunicativo che, se meno qualificati dal punto di vista educativo e culturale, sono molto più forti di quelli a disposizione dello spettacolo dal vivo. È sotto gli occhi di ognuno che la cosiddetta comunicazione social abbia rappresentato una regressione puerile del livello culturale, ma dotata di una forza di convincimento del tutto inimmaginabile fino a poco più di venti anni fa. McLuhan ha già detto tutto in proposito e aggiungere altro non avrebbe senso.
Allo stesso tempo, nel corso di venti anni, da mezzo elitario, apprezzato però da un gran numero di utilizzatori, il teatro ha cominciato a godere dell’interesse della classe politica in tutte le sue articolazioni e gradi. Ottima cosa, si dirà. Non è purtroppo andata proprio così. Con l’intenzione di sostenerlo, il settore è stato frantumato in tante piccole repubblichette nelle quali a volte l’assessore di turno e il dirigente di settore della pubblica amministrazione, con poche competenze del mestiere del teatro, hanno sostenuto, realtà di scarso rilievo. Il sistema si è allargato, ma a un livello più basso del previsto, sia dal punto di vista artistico che da quello manageriale. Il riscontro della presenza degli spettatori è stato del tutto negletto.
Nel suo complesso, negli ultimi quindici o venti anni, la richiesta di spettacolo si è stabilizzata. Invito tutti quelli che oggi fanno propaganda a se stessi, continuando a compiacersi che tutto vada bene – a casa loro, poiché a casa degli altri, ovviamente, va tutto male – a riconsiderare i dati degli spettatori di oggi e quelli di quindici anni fa. Ci si accorgerà che i soggetti che propongono spettacolo si sono moltiplicati e la quantità complessiva dei fruitori è rimasta pressappoco la stessa. Ergo: non solo non c’è stata crescita, ma si è verificata una frantumazione dell’offerta che qualsiasi sociologo o economista della cultura giudicherà regressiva.
A livello centrale si poteva fare molto e invece che cosa è successo? Molte cose interessanti da un punto di vista teorico, ma che nella pratica hanno tenuto a galla quasi tutti i beneficiari dei contributi statali, aggiungendone altri in presenza di risorse diminuite in termini assoluti con sempre minore quantità di quelle destinate al palcoscenico.
Tenuti a galla in senso del tutto negativo, poiché rimanere a galla non può che avere un significato negativo.
Le circolari prima, a partire dal direttore generale Carmelo Rocca e i regolamenti degli ultimi decenni a firma dei vari Ministri, cosa hanno dunque fatto? Una cosa molto semplice e tipicamente italiana: hanno accontentato tutti quelli che andavano accontentati. Ognuno arroccato nel proprio piccolo o grande settore.
Molti di quelli che avrebbero dovuto essere posti in capo alla competenza territoriale delle Regioni, che tanto si sono date da fare per acquisire competenze sul settore con la riforma del titolo V della Costituzione, sono rimaste al centro, in una posizione del tutto anomala, poiché la loro attività non usciva da un tipico e limitato ambito territoriale. Allo stesso tempo, in una logica di tipico assistenzialismo, hanno continuato, con alterne fortune, a chiedere il sostegno anche dell’Ente locale.
Insomma, il calderone è talmente pieno, che si è creata una marmellata nella quale non si distingue più un sapore da un altro e nel quale la contribuzione diretta ha mostrato tutti i suoi limiti. Infatti il sistema si basa da una parte su una sclerosi che porta a storicizzare i contributi e, dall’altra, ad avere una sorta di datore di lavoro occulto rappresentato dallo Stato e dagli Enti locali che ci dicono quanto, dove e come fare il nostro lavoro. I teatranti sono sempre meno occupati nel lavoro di palcoscenico e sempre più attenti a calcoli cabalistici o a combattere la burocrazia o a farsi la guerra, tentando di ottenere dallo Stato un occhio di riguardo in più degli altri, mentre l’unica cosa che dovrebbero capire è che se non si ritorna alla centralità del prodotto, ogni confronto diventa impossibile. Per la televisione lo ha detto molto bene Giovanni Minoli in una recente intervista al Corriere della sera.
Ma allora cosa dovrebbero fare i poveri teatranti, che senza saperlo hanno stretto da soli intorno al loro collo il cappio che oggi li strangola? Cambiare soprattutto la loro mentalità, accettare e chiedere nuovi strumenti: un serio Tax Credit, un altrettanto serio sostegno alla distribuzione (scomparsa dall’orizzonte della politica che ha voluto solo produzione e poi produzione e poi altra produzione) e la fine delle etichette che già esse stesse tentano di definire chi è bravo e chi non lo è. E una seria politica di sostegno, poiché sostenere non è assistere. Sostenere significa muovere e far crescere un sistema che si autoregola e che ha un riscontro nell’economia reale. Assistere significa tenere in vita il più a lungo possibile chi nella realtà è già morto o è divenuto irrilevante.
Dovremmo infine meditare tutti sul fatto che proprio durante questa grande emergenza che l’intero paese ha vissuto, nessuno di noi abbia pensato che ora e non domani o dopodomani, il sistema vada riorganizzato dalle fondamenta, perché se arrancava prima, senza una rivoluzione copernicana, come potrà farlo nel momento in cui sono venute meno le condizioni basilari del suo funzionamento?

Si stanno normalizzando i Teatri Stabili italiani. Ma all’Emilia Romagna Teatro (ERT) non c’è accordo sul nuovo direttore

(di Andrea Bisicchia) Mentre Claudio Longhi sta lavorando alla stagione del Piccolo Teatro, dopo essere stato scelto, alla Direzione, dal Consiglio d’Amministrazione (che, per l’occasione, si era avvalso di due nuovi componenti per raggiungere il numero legale); mentre i Teatri Stabili del Friuli Venezia Giulia e di Venezia possono avvalersi di due nuovi Direttori, già all’opera, il veronese Paolo Valerio e il romano Giorgio Ferrara che appena lasciato il Festival di Spoleto; e mentre a Roma il Consiglio d’Amministrazione si scontra con la Direzione Artistica per un trasparente bilancio, tutto tace per la nomina del nuovo Direttore dell’ERT (Emilia Romagna Teatro).
Eppure, a gennaio, erano stati fatti dei nomi altisonanti, come quelli di Romeo Castellucci, oggi Regista Residente al teatro della Triennale di Milano, di Valerio Binasco, consulente del Teatro Stabile di Torino, di Lino Guanciale, molto preso con gli sceneggiati televisivi, di Antonio Calbi, attualmente Presidente dell’INDA, di Elena Di Gioia, Direttrice di Agorà, allora molto papabile, forse perché bolognese.
A questi nomi mancava quello di Ruggero Sintoni che, a mio avviso, potrebbe essere un ottimo Direttore, visto il suo curriculum, essendo non solo Presidente di Accademia Perduta/Romagna Teatri, ma anche Presidente dell’Associazione Imprese Spettacoli dal vivo, noto anche per il buon funzionamento dei teatri che rappresenta e per la regolarità dei bilanci.
C’ è da dire che l’ERT vanta un parterre di soci abbastanza differenziato, perché fanno parte dei Comuni di Bologna, Modena, Cesena, Vignola e Castelfranco, quindi sembra difficile metterli d’accordo, dato che in una nota si leggeva, sempre a gennaio, che era necessario svolgere un iter, nel minore tempo possibile, per raggiungere un dialogo costruttivo. Alla fine è stato scelto un Bando di selezione, “non vincolante”, per il conferimento dell’incarico del nuovo Direttore. Al Bando, sembra, che abbiano partecipato più di cento contendenti, quindi chi sa quanto altri mesi dovranno passare.
Però, mi chiedo cosa voglia dire “non vincolante”, la risposta potrebbe essere che, una volta fatta la scelta, quella stessa potrebbe essere cambiata, proprio perché “non vincolante”.
E, intanto, il tempo passa, e all’ERT se la prendono con molta calma visto che, a causa del Covid, i teatri dovranno ancora rimanere chiusi a tempo indeterminato.

Su streaming o in diretta TV alcuni spettacoli di marzo. Gratis o con pochi euro. Fingendo d’essere a teatro. Ma verrà aprile

TEATRO STREHLER,  foto Masiar Pasquali

1 marzo, alle ore 14: Maison Valentino presenterà la nuova sfilata, Valentino Act Collection, al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in digitale in tutto il mondo. La scelta vuole essere un gesto d’amore e di solidarietà nei confronti del mondo della cultura, in questo momento di difficoltà. In particolare, la Maison Valentino sosterrà il progetto di catalogazione e digitalizzazione del patrimonio di costumi storici del Piccolo (oltre 10.000 unità), con l’obiettivo di realizzare un archivio multimediale fruibile non solo da sarte e costumisti ma anche da un pubblico di studiosi, esperti e appassionati del costume teatrale.

Dall’1 al 6 marzo, ore 21: “Su…il sipario”, sei appuntamenti dal Nuovo Teatro Abeliano di Bari, in diretta streaming su facebook. Rassegna-teatrale, con il patrocinio del Teatro Pubblico Pugliese. Varietà e avanspettacolo di sketch, show, gag, Biglietto a offerta libera tramite bonifico.

6 marzo, ore 17,30: Teatro La Fenice, Venezia. Concerto sinfonico. Di Johann Sebastian Bach “Suite per orchestra n. 1 in do maggiore BWV 1066”; “Suite per orchestra n. 3 in re maggiore BWV 1068”. E Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36”. Direttore Ton Koopman. Orchestra del Teatro La Fenice. In diretta streaming su www.teatrolafenice.it e sul canale YouTube del Teatro.

6 marzo, ore 21: Al Teatro della Tosse, Genova: “Art”, dramma di Yasmina Reza, regia di Emanuele Conte. In scena Luca Mammoli, Enrico Pittaluga e Graziano Sirressi. Art è una commedia crudele e divertente sull’amicizia. Appuntamento fruibile gratuitamente sul canale youtube e sulla pagina facebook del Teatro della Tosse.

Domenica 7 marzo, ore 18. Dal Nuovo Teatro Verdi di Brindisi: “NON ABBIATE PAURA 1991-2021 – Grand Hotel Albania”, di Francesco Niccolini, con Luigi D’Elia, musiche dal vivo: Claudio Prima, organetto e voce; Nevila Cobo, violino; Merita Alimhillaj, violoncello. A 30 anni dall’esodo del popolo albanese va in scena il ricordo e il racconto di quello sbarco di 20 mila albanesi nel porto di Brindisi (v. foto a lato) del 7 marzo del 1991. A riceverli c’era una città povera di ottantamila abitanti, schiacciata dalla disoccupazione e dall’illegalità. Ma ancora capace di accogliere, di tendere una mano. Info: www.nuovoteatroverdi.com

8 marzo 2021, ore 21: Teatro Goldoni di Livorno. Maddalena Crippa (v. foto sotto) in “Deve trattarsi di autentico amore per la vita”. tratto dai Diari (1941-1943) di Etty Hillesum con musica originale per arpa e armonica di Gian Mario Conti, drammaturgia di Giulia Calligaro. In streaming gratuito sul canale YouTube del Goldoni.

9 marzo, ore 20.45: “Smartuorc – La vita ai tempi del pane fatto in casa”. Alessandra Faiella punta l’attenzione sugli spunti comici in questo drammatico periodo Covid. Per la rassegna “Teatro 2.0 Live streaming: Ieri ed oggi”, curata dal giornalista Luca Cecchelli e da Roberto Piano, prodotta da Reklamatv.eu. Costo 10 euro a connessione

10 marzo, ore 21,15: Rai Cultura ha coprodotto con il Teatro Comunale di Bologna “Adriana Lecouvreur”, di Francesco Cilea, regia Rosetta Cucchi, regia televisiva di Arnalda Canali. Direttore Asher Fish, tra i protagonisti Kristine Opolais, Luciano Ganci, Nicola Alaimo e Veronica Simeoni. In onda su RAI5

18 marzo, ore 20: Il Teatro alla Scala ha dato il via alle dirette streaming di grandi opere sinfoniche e concerti classici a un prezzo simbolico. Si possono vedere sul sito del teatro www.teatroallascala.org, sui canali Facebook e YouTubedel Teatro alla Scala e su Rai 5. Tra gli appuntamenti uno da non perdere: 18 marzo, ore 20: Chailly riporta alla Scala Brecht e Kurt Weill con le due Opere “Die Sieben Todsunden” (I sette peccati capitali) e “Mahagonny-Songspiel”. Cantanti protagonisti Kate Lindsey, Lauren Michelle, Andrew Harris, Elliott Carlton Hines.  Direttore Riccardo Chailly. Regia Irina Brook.

Giovedì 18 marzo, ore 20: Al Teatro Regio di Torino per la rassegna “I giovedi del Regio”  Riccardo Muti dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio Torino. Un programma dedicato a Giuseppe Verdi con la “Sinfonia da Giovanna d’Arco” e “Stabat Mater”; e con “Te Deum” da “Quattro pezzi sacri” per coro e orchestra. Biglietti in vendita al costo di € 3 saranno validi fino al 30 settembre 2021 per la visione on demand. Per informazioni, vendita e streaming: www.teatroregio.torino.it.

19 marzo: Un classico della musica leggera: il gruppo dei Negramaro. Il 19 marzo suonerà il Concerto “Primo Contatto” in diretta streaming sulla piattaforma LIVENow. Il concerto aprirà il nuovo tour della band.

I biglietti sono disponibili su Vivaticket, LIVENow, Ticketmaster, Ticketone.

21 marzo: “Senza filtro”, spettacolo dedicato ad Alda Merini di Fabrizio Visconti e Rossella Rapisarda. A interpretare il monologo è Rossella Rapisarda. Spettacolo della rassegna teatrale: “Teatro 2.0 Live streaming: Ieri ed oggi”. Prodotta e in onda sul sito ReklamaTv. Il prezzo del biglietto per ogni spettacolo è € 10. Può essere acquistato tramite il sito di Reklama Tv al link https://www.reklamatv.eu/live/

A marzo le compagnie teatrali che hanno deciso di dedicarsi alla produzione video, in diretta o on demand, sono molte. Basterà collegarsi alle loro pagine web o facebook per avere le ultime news. Ad esempio il Teatro Diana di Napoli non ha ancora la data, ma andrà in scena in streaming con un adattamento teatrale contemporaneo de “Il malato immaginario” di Molière, da un’idea di Gianpiero Mirra. Tra gli interpreti Rosario Verde nel ruolo di Argante, Gabriella Cerino nel ruolo della sua governante Tonietta e Peppe Celentano che cura anche l’allestimento. Streaming sul sito del Teatro Diana (biglietto acquistabile a € 3)