Nel momento in cui il teatro smette di interrogare la realtà smette anche la sua funzione. Oltre che la sua esistenza

(di Andrea Bisicchia) Interrogare vuol semplicemente dire ricercare la verità, potrebbe sembrare una definizione semplicistica, ma non è così, anche se il compito di individuarla spetterebbe alla filosofia, che non smette mai di dubitare.
La verità, di cui va in cerca il teatro ha poco a che fare con le categrie filosofiche, perché si propone di utilizzare il pensiero come una forma di azione scenica, nel senso che lo trasferisce dall’ambito concettuale a quello della rappresentazione. Pirandello insegna, avendo costruito la sua drammaturgia su tale trasposizione.
Il vero compito del teatro è però quello di interpretare la realtà del suo tempo, non certo in maniera banale, come spesso accade, ma con l’utilizzo delle domande indirette che danno all’azione scenica un valore universale o assoluto. Compito difficilissimo se all’interrogazione non segue, per coerenza, la rivelazione di come alternare il dubbio con la conoscenza, anche se a volte proprio la conoscenza impedisce di conoscere. Ciò avviene quando la si assoggetta all’accumulo, che potrà produrre persino piacere, ma che rende marginale il sapere, facendo perdere per strada l’idea stessa di conoscenza, dato che l’accumulo produce, spesso, confusione.
Molti degli spettacoli che ho visto son stati costruiti sull’accumulo di testi, di oggetti, di immagini che mi hanno dato il senso del compulsivo, lo stesso che ha contribuito a travolgere quel processo estetizzante e concettualizzante che dovrebbe stare a base di ogni spettacolo. Sarebbe sufficiente riflettere su come vengano trattati certi classici, intervenendo o per sottrazione o per accumulo. Basterebbe citare gli spettacoli di Strehler, Peter Brook, Kantor, Grotowski, per i quali l’ebbrezza estetica coincideva con l’ebbrezza concettuale, nemica dell’accumulo, lo stesso che vediamo utilizzato dalla scena moderna, magari per indicare una nuova fruizione dello spettacolo, che consisterebbe nel puro godimento, grazie a un eccellente apparato luci, a una straordinaria colonna sonora, a una perfetta sincronizzazione di immagini video.
Si verifica, insomma, il trionfo del barocchismo, vero e proprio espediente per poter stupire a tutti i costi.
È abbastanza noto che l’accumulo è tipico delle società consumistiche, le stesse che sempre compulsivamente fanno riempire le abitazioni di cose inutili e i frigoriferi di prodotti che non si riesce a consumare del tutto perché si deteriorano e si buttano. Il teatro che riflette sulla realtà corre il rischio di cadere nella trappola del consumismo, proprio perché, in mancanza di idee, ricorre all’accumulo di discipline diverse, non sempre giustificabili. La giustificazione che si dà dell’accumulo è quella, si dice, di volere essere liberi di creare, accade così che, non volendo o non sapendo scrivere un testo, si preferisce ricorrere a quelli degli altri, facendo proprie le loro parole, con la scusa di utilizzarle liberamente.
Avviene, anche, che per fare propri i testi altrui, sia sufficiente aggiungere alcune parole magiche: “Liberamente tratto da…”, oppure: “Ispirato a…” e ancora: “Progetto e drammaturgia di…”.
È anche vero che da simili formule nascano dei copioni, proprio nel senso di copiare che, successivamente, dovrebbero trovare forma e contenuto sul palcoscenico.
Forse aveva ragione il Mago Cotrone, protagonista di “I Giganti della montagna” di Pirandello, il quale, rivolgendosi alla Contessa, le diceva: “Manca, forse, il necessario, ma di tutto il superfluo ne abbiamo una tale abbondanza…”
Ecco, il superfluo di cui parla Cotrone, è conseguenza dell’accumulo avvenuto precedentemente.

Dal 21 giugno all’8 settembre: “Estate al Castello” con 71 appuntamenti di prosa, concerti, danza, musical e cabaret

Milano, domenica 28 aprile – La nuova stagione di “Estate al Castello”, la rassegna di spettacoli live promossa e coordinata dal Comune di Milano nell’ambito del palinsesto “Milano è Viva”, partirà il 21 giugno. Fino all’8 settembre, anche quest’anno sul palco del Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, saranno in programma 71 spettacoli, con diversi appuntamenti gratuiti e molti a prezzo calmierato (inferiore o uguale a 15 euro). La rassegna anche quest’anno può contare su una platea di 2300 posti, che ha permesso di inserire in programma nomi prestigiosi del mondo musicale italiano e internazionale, come Ariete, Venerus, Margherita Vicario, Calexico, The Cinematic Orchestra, Tullio De Piscopo, Yves Tumor, Marlene Kuntz, Dente, Daniele Silvestri e Cristina Donà, ma anche dal mondo della divulgazione scientifica, narrativa e comica come Mario Calabresi, Massimo Recalcati, Alessandro Bergonzoni, Arianna Porcelli Sofanov.
Anche in questa edizione, “Estate al Castello” unisce in un unico calendario musica, teatro, narrazione, club culture, danza.
La rassegna, sotto la direzione artistica di Giulia Cavaliere, si aprirà il prossimo 21 giugno in occasione della Festa Internazionale della Musica con il concerto di Ariete, classe 2002, rivelazione sanremese del 2023 con un passato nella discografia indipendente, voce innovatrice nel panorama della musica d’autore italiana.
A chiudere, in una due giorni firmata ARCI, ci saranno invece due cantautrici, Cristina Donà e Margherita Vicario, la prima con alle spalle una lunga storia artistica e la seconda vera e propria rivelazione degli ultimi anni, e in queste settimane nelle sale italiane come regista e autrice del film “Gloria!”.
Oltre alla musica, che ritrova anche realtà nate in città come il CPM di Franco Mussida, anche il teatro avrà grande spazio in rassegna: dai grandi teatri cittadini – come il Piccolo Teatro d’Europa, il Teatro Franco Parenti e il Teatro Carcano – fino alle tante realtà teatrali più piccole e militanti che rendono vivo quotidianamente il tessuto culturale milanese, tra cui: Manifatture Teatrali Milanesi, Compagnia Corrado D’Elia, PACTA arsenale dei teatri, Spazio Tertulliano e Atir.
Accanto a queste, alcune proposte ibride, tra teatro e performance, come DRAMA, il queer cabaret più grande d’Italia, che prenderà vita al Castello Sforzesco nel fine settimana del Pride, il 30 giugno; oltre a numerosi talk e spazi di divulgazione con protagonisti d’eccellenza, da Mario Calabresi a Massimo Recalcati.
Una precisa volontà dell’Amministrazione nella creazione del palinsesto è stata sin dal principio quella di dare spazio a realtà sociali e culturali diverse: sul palco del Castello Sforzesco ci saranno anche due spettacoli organizzati dagli operatori Opera Liquida e Le Crisalidi, che vedranno come protagonisti in scena detenuti ed ex detenuti; e poi spettacoli di danza e quelli pensati per i più piccoli, fino alle serate organizzate da un’importante realtà cittadina come Santeria – che la notte di Ferragosto darà vita al Gran Ballo di Mezza Estate in pieno stile Balera dell’Ortica al centro del Castello. Non mancheranno dj set con protagonisti di rilievo, tra cui Mike Joyce degli Smiths, Venerus e Max Cooper.
All’interno della rassegna troveranno inoltre spazio due veri e proprio micro-festival: due serate, il 26 e il 27 giugno, organizzate dal Festival della Bellezza e le due serate finali organizzate da ARCI.

Amore tradimento e morte: il verismo alla Scala. Cavalleria Rusticana e Pagliacci, regia di Mario Martone

MILANO, lunedì 22 aprile ► (di Valentina Basso) Due storie d’amore tradito animano il palcoscenico della Scala di Milano fino al prossimo 5 maggio, tanto uniformi nei sentimenti trattati quanto diverse negli allestimenti, firmati entrambi da Mario Martone e ripresi da Federica Stefani, con scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Patzak, luci di Pasquale Mari.
Cast, ottimo, Direzione d’orchestra, Giampaolo Bisanti: sicura, di alto livello, concentrata sulla drammaticità delle due vicende.

Apre “Cavalleria Rusticana”, atto unico di Pietro Mascagni. Si svolge su una scena scarna e illuminata da una luce caravaggesca, totalmente in contrasto con le tinte forti della direzione del Maestro Bisanti, tra il minimalismo in scena e la drammaticità della direzione, ma non disturba, anzi, dà risalto al dramma in atto, dove spiccano le doti interpretative di Elīna Garanča, una Santuzza appassionata, ma composta e aggraziata. La affianca il tenore americano Brian Jagde, che sfrutta al massimo il suo bel timbro per il suo Turiddu, ma in espressività non regge il passo della Garanča nè tantomeno di Elena Zillo, che interpreta magistralmente Lucia. Roman Burdenko sostituisce Amartuvshin Enkhbat con un solido compare Alfio, un po’ carente nelle sfumature di voce, ma in grado di veicolare con potenza la rabbia per il tradimento dell’affascinante Lola di Francesca Di Sauro.

Se l’unico colore che risalta nelle scene di “Cavalleria Rusticana” è l’oro della croce della chiesa, “Pagliacci” è un tripudio di colori e movimento. L’opera in due atti di Ruggero Leoncavallo è ambientata in un campo rom, sembrerebbe, ai piedi di una bretella autostradale, e questa volta l’imponenza della scena è in pieno accordo con il Maestro Bisanti e l’ottima performance di tutta l’orchestra. Fabio Sartori è sicuro della sua vocalità e offre un ritratto vivido di Canio, diviso tra il dolore per il tradimento della moglie Nedda, che qui ha le belle sfumature vocali di Irina Lungu, e la necessità di continuare lo spettacolo. Ottimo il Silvio di Mattia Olivieri, che utilizza al meglio la sua fisicità, riuscendo a coprire anche qualche imperfezione vocale. Roman Burdenko sostituisce nuovamente Enkhbat con un Tonio ben strutturato, che però manca di un pizzico di perfidia in più a contrastare la neutralità di Jinxu Xiahou/Beppe.

Con “Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci” la Scala offre oltre tre ore di spettacolo solido, di alta qualità musicale e forti tinte drammatiche. Seguirà, l’11 maggio, l’opera buffa di Donizetti, “Don Pasquale”, con la regia di Davide Livermore, sempre innovativa, anche se a volte un po’ troppo.

Per tutte le informazioni sugli spettacoli in programma:
www.teatroallascala.org

Maggio Musicale Fiorentino 2024. Apre stasera Gatti con Bruckner. Muti il 12 maggio con i “Wiener Philarmoniker”

FIRENZE, sabato 13 aprile ► (di Carla Maria Casanova)Con grande coraggio e la dignità che lo contraddistingue il Maggio Musicale Fiorentino ha presentato la sua 86.ma edizione: 13 aprile-13 giugno 2024.
Dopo le grandi difficoltà degli ultimi anni, il forzato cambio di sovraintendente, il commissariamento straordinario, i mesi di attesa e di incertezza, il MMF riprende la sua “normale” attività. È bene ricordare che anche in tempo di Covid l’istituzione fiorentina ha cercato di mantenere “regolari” le stagioni, producendo spettacoli in ottemperanza alle disposizioni sanitarie della emergenza.
Siamo in convalescenza – ha esordito alla conferenza stampa presieduta dal Sindaco Dario Nardella il direttore principale Daniele Gatti – e come tali dobbiamo comportarci. Quindi con cautela.”
Il maestro milanese – il cui nome è già stato dato quale successore di Riccardo Chailly allo scadere del mandato di questi, poi rimandato di un anno per improvvisa decisione del Sindaco di Milano Giuseppe Sala – Gatti, dicevo, ha avuto parole di grande positività (ottimismo?), ringraziando Carlo Fuortes, neo-sovraintendente, per la collaborazione già avvenuta nella accettazione del cartellone, impostato dall’allora commissario straordinario Onofrio Cutaia.
Una esplicita dichiarazione di buona intesa – quella di Gatti – che lascia sperare in una proficua stagione.

Non è un programma travolgente, quello del Festival, ma propone serate interessanti. Comprende tre opere liriche e 14 concerti, di cui il primo a inaugurazione della stagione: il 13 aprile Daniele Gatti dirige Bruckner (Ecce Sacerdos Magnus), il Salmo di Zemlinsky e la Sinfonia n.4 di Mahler (soprano Sara Blanch) trasmessa in diretta su Rai Radio 3. Le opere liriche esordiscono con la celebre edizione della Turandot “di” Zhang Yimou, ripresa da Stefania Grazioli. Interpreti Olga Maslova, Angelo Samartzis, Simon Lim. Liù è Valeria Sepe (Napoli, 1985) artista di grande talento premiata con l’Oscar della lirica nel 2015. L’opera pucciniana, che rappresenta un top assoluto della storia del Maggio, sarà diretta dal direttore emerito Zubin Mehta (anni 88) che, molto in forma dopo i recenti acciacchi, ha espresso la sua riconoscenza verso questo Teatro che gli ha serbato tante soddisfazioni.

Seconda opera, Jeanne Dark di Fabio Vacchi. Il titolo non è un errore grafico. D’altronde anche l’opera, prima esecuzione assoluta, commissionata dal Maggio, sarà una sorpresa, annunciata come “tragicomica”. “L’ho presa dal poema di Voltaire – ha detto Vacchi – senza nessuna intenzione di vilipendio della Storia. Sia chiaro. Ma si tratta di una vicenda che non ha i toni né epici né spirituali di quella storica.” Sarà diretta da Alessandro Cadario, regìa di Valentino Villa.  In scena il 14, 16, 18 maggio. La prima in ripresa diretta da Radio 3.

Ultimo molto atteso titolo, sempre incluso nelle celebrazioni del centenario della morte di Puccini, Tosca, (24, 26 maggio, 3,6,8 giugno) diretta da Daniele Gatti. Il regista è Massimo Popolizio (Genova 1961) attore di teatro, cinema, televisione, doppiatore, regista di innumerevoli lavori in gran parte in collaborazione con Luca Ronconi alla cui scuola si è formato dal 1983. Popolizio, detentore di vari riconoscimenti e premi quale il prestigioso Ubu, ha detto di aver spostato l’epoca “un po’ avanti” (oramai siamo pronti a tutto). Scene di Margherita Palli. La celebre scenografa ha appena perso il suo compagno di vita, il versatile architetto Italo Rota. Costumi di Silvia Aymonino. Interpreti: Vanessa Goikoetxea, Piero Pretti, Alexey Markov. Quanto a Vanessa (soprano ispano-americana, Palm Beach 1980) forse un ritocco grafico al suo nome le gioverebbe. Mai capito come si pronuncia.

Nel panorama dei molti concerti si distinguono quelli diretti da Daniele Gatti, oltre alla inaugurazione, con l’Orchestra e Coro del Maggio di cui è direttore principale: il 5 maggio, sono in programma il Magnificat di Petrassi e la Sinfonia n.19 di Šostakovič; e il 7 giugno, il Salmo IX di Petrassi e la Sinfonia n. 4 di Šostakovič. Il 25 maggio Myung-Whun Chung dirige l’Orchestra del Maggio in Schubert e Brahms; il 1° giugno Riccardo Bisanti e l’Orchestra della Toscana propongono Busoni, Mahler, Ives e Čajkovskij; il 10 giugno Alexander Lonquich si presenta come pianista e direttore dell’Orchestra Giovanile Italiana; il 13 giugno Zubin Mehta e l’orchestra del Maggio concludono con Wolf, Chopin (solista Alexander Gadjiev), Dvořak.

Un evento speciale sarà quello del 12 maggio: Riccardo Muti arriva a capo dei Wiener Philarmoniker per dirigere la sinfonia Haffner di Mozart e la Grande di Schubert. Il Balletto ha un suo spazio il 30 e 31 maggio con il progetto di Roberto Zappalà “Trilogia dell’estasi”. Il programma del Festival, del quale molte serate sono già sold out, sostenuto da Ministero della Cultura, Comune di Firenze e Regione Toscana, si vale anche di numerosi sponsor pubblici e del sostegno dei Soci fondatori privati Fondazione CR Firenze e Intesa San Paolo. Da non sottovalutare le molte serate cosiddette “minori”, dedicate a incontri, studi, convegni, conversazioni, recitals.

Per il programma completo e informazioni riguardanti i biglietti, si veda il sito della Fondazione: www.maggiofiorentino.com