Al Piccolo Teatro la centenaria segretaria di Goebbels, vissuta in scena dalla stupefacente novantenne Franca Nuti

MILANO, domenica 9 maggio ► (di Paolo A. Paganini) Brunhilde Pomsel (Berlino 1911 – Monaco di Baviera 2017), durante gli ultimi tre anni della Seconda guerra mondiale, fu la segretaria personale di Joseph Goebbels, Ministro della propaganda nazista e fedelissimo a Hitler. Vissuta lucidamente in un pensionato per anziani fino ai 107 anni (pranzando sempre in camera propria, perché non sopportava tutti quei vecchi!), fu una delle ultime testimoni del regime nazista.
Con il film documentario “A German Life”, Christian Krönes, Olaf Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer, nel 2016 fecero in tempo a raccogliere una sua preziosa intervista e una lunga descrizione di vicende personali, mettendone in luce peraltro la singolare personalità professionale, come segretaria stenografa e dattilografa di Goebbels (sembra che brillasse soprattutto per la straordinaria velocità nella ripresa dei testi sotto dettatura del suo capo).
Per il resto: fedele, attenta, precisa, discreta, rispettosa fino all’ossequio, Brunhilde aveva un vero e proprio culto della personalità, o, forse, della persona di Goebbels, il quale, piccolo, magro, claudicante per una menomazione fin dalla nascita, possedeva però un fascino straordinario nella bella voce e nella trascinante eloquenza bellica. Oltre che nella sua famelica ossessione per le donne. Ma, per ammissione della stessa segretaria, lei non si accorse mai di niente, di quanto avveniva intorno a lei, nemmeno di tutti gli orrori del nazismo, né delle atrocità compiute dal Terzo Reich, né dei sei milioni uccisi nei campi di concentramento. Lei si limitava a chiedersi, con lo spicciolo spirito pratico che non si domanda il perché delle cose, che fine avesse mai fatto quella cara signora che le vendeva il sapone.
Brunhilde Pomsel sosteneva che, solo con la fine della guerra e la caduta del nazismo, lei e il popolo tedesco vennero a conoscenza di tanta sanguinaria barbarie. “Prima era stato tutto nascosto. E ha funzionato”.
E lei fino alla fine, quando era ormai chiaro che tutto era finito, seguì ciecamente il suo capo nel bunker di Hitler, indifferente all’apocalisse che si stava scatenando, con i sovietici a meno di 400 metri. Ma lei, la fedelissima Brunhilde, doveva magari terminare di battere a macchina gli ultimi comunicati del guru mediatico dell’apparato nazista.
Il 30 aprile 1945 Hitler si sparò un colpo alla testa dopo avere ingerito una capsula di cianuro, e sua moglie Eva Braun lo seguì anche lei con il cianuro.
L’1 maggio ci fu l’atto finale della tragedia nel bunker. Joseph Goebbels e sua moglie Magda si suicidarono, dopo aver avvelenato col cianuro i loro sei figli.
E Brunhilde si incaricò di cucire la bandiera bianca, quando lei e i pochi sopravvissuti si arresero alle truppe sovietiche…
Una vita romanzesca, che Franca Nuti, sul palcoscenico del Piccolo Teatro Grassi, con il giovanile miracolo dei suoi 92 anni, fa intensamente rivivere in un affascinate monologo di un’ora e trenta.
Franca Nuti non ne fa un’appassionata drammatizzazione, ma una pudica interiorizzazione, con stupori e sorprese per le vicende storiche che Brunhilde preferì vivere in disparte, in un atarassico senso del dovere. La Nuti lo fa suo. Solo quando vengono assassinati i sei figli di Goebbels, l’attrice, al ricordo, grida il dolore, come per un’assurda incomprensibile assurdità vissuta da Brunhilde, una donna che non aveva avuto figli, e forse nemmeno uomini. Ma qui, nel rivivere la centenaria segretaria di Goebbels, ne fa un coerente dispiego di normalità. Brunhilde fu una perfetta segretaria stenografa. La Nuti non se ne discosta, descrivendo, dalle abissali distanze della sua età, una tragica storia di uomini, perché così andava il mondo. E lei non poteva farci niente. Franca Nuti ne fa una stupefacente lezione di teatro, con pause non più eloquenti di una fredda pagina di storia, e con la descrizione di pagine di storia immortalate con la freddezza di una testimonianza sotto giuramento.
E, alla fine, applausi a non finire, fiori, e grida entusiastiche. In suo onore. E forse anche per la fine di una lunga e tragica storia pandemica.

Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello 2 – Milano), dall’8 al 16 maggio 2021: “A German Life”, di Christopher Hampton, tratto dalla storia vera e dalla testimonianza di Brunhilde Pomsel, basato sul film documentario “A German Life”. Regia Claudio Beccari. Con Franca Nuti.
Informazioni e prenotazioni 0242411889.
www.piccoloteatro

 

Scala: concerti, ricordi e storiche scadenze. Ma, soprattutto, sarà presente anche il pubblico con Chailly e Riccardo Muti

MILANO, domenica 2 maggio – Gli appuntamenti del mese di maggio vedranno il ritorno del pubblico nella sala del Piermarini. I primi spettatori sono attesi ai concerti del Coro e dell’Orchestra del Teatro alla Scala diretti da Riccardo Chailly il 10 maggio, dei Wiener Philharmoniker diretti da Riccardo Muti l’11 maggio e della Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding il 17 maggio.
La Scala accoglie nuovamente i milanesi festeggiando la presenza in due giorni, alla testa di due grandi orchestre, di due grandi direttori italiani che hanno segnato la vita artistica del Teatro, e la settimana seguente di un musicista europeo che alla Scala è diventato di casa.
Nel mese di maggio l’assetto della sala sarà mantenuto nelle condizioni attuali, con la platea coperta da un pavimento che consente di accogliere un nutrito organico orchestrale nel rispetto delle regole del distanziamento. Eguale prudenza sarà applicata nella regolamentazione dell’accesso degli spettatori per garantire innanzitutto la sicurezza di lavoratori e pubblico in una fase che presenta ancora forti elementi di incertezza del quadro epidemiologico.

In streaming: Gianandrea Noseda

Il primo concerto in programma, l’8 maggio, sarà diretto dal Maestro Gianandrea Noseda e per motivi di sicurezza legati alla presenza del Coro nei palchi sarà destinato unicamente allo streaming sul sito e sulle pagine Facebook e YouTube del Teatro. In programma le arie mozartiane, “Per questa bella mano” K 612 e “Mentre ti lascio, o figlia” K 513 interpretate dal basso Ildebrando D’Arcangelo con la partecipazione del contrabbassista Giuseppe Ettorre, seguite dalla cantata “Meeresstille und glückliche Fahrt” op. 112 e da “Elegischer Gesang” op. 118 di Ludwig van Beethoven.

In presenza di pubblico: Riccardo Chailly, Riccardo Muti, Daniel Harding

Il primo concerto aperto al pubblico vedrà Coro e Orchestra del Teatro alla Scala diretti dal Direttore Musicale Riccardo Chailly il 10 maggio (inizio alle ore 19): occasione speciale con cui la Scala ricorda il 75° anniversario della riapertura della sala del Piermarini, dopo gli anni della dittatura, la guerra e il bombardamento, con lo storico concerto diretto da Arturo Toscanini l’11 maggio 1946. E proprio l’11 maggio la Scala e la città di Milano ricorderanno il sindaco Antonio Greppi, che promosse la ricostruzione della sala del Piermarini e la fondazione del Piccolo Teatro tra le priorità della Milano che voleva rinascere. Ad Antonio Greppi sarà dedicata una targa nel foyer d’ingresso, che si aggiunge a quelle dedicate ad Arturo Toscanini, Antonio Ghiringhelli e Luigi Lorenzo Secchi. Il programma del concerto del 10 maggio segnerà il ritorno di Chailly a Wagner, un autore molto eseguito dal Maestro in passato e recentemente ripreso nella serata “… A riveder le stelle” lo scorso 7 dicembre, ma includerà anche pagine di Henry Purcell, Richard Strauss, Pëtr Il’ič Čajkovskij e naturalmente di Giuseppe Verdi: si ascolteranno brani da “Tannhäuser”, “Die Meistersinger”, “Ariadne auf Naxos”, “La dama di picche”, “La forza del destino”, “Macbeth” e “Nabucco”. Il concerto sarà anche l’occasione per il debutto scaligero del soprano Lise Davidsen, probabilmente l’artista wagneriana in più brillante ascesa dei nostri anni, che nei prossimi mesi sarà Elisabeth in “Tannhäuser” e Sieglinde in “Die Walküre” a Bayreuth. Il concerto sarà ripreso da Rai Cultura e visibile su Rai Play dalle ore 12 dell’11 maggio, senza geolocalizzazione.
L’11 maggio sarà la volta dell’atteso concerto dei Wiener Philharmoniker diretti dal Maestro Riccardo Muti, che conclude alla Scala una tournée italiana che tocca il Pala De André di Ravenna il 9 e l’Opera di Firenze il 10 maggio. Sui leggii l’ouverture “Meeresstille und glückliche Fahrt” di Mendelssohn, la Sinfonia n° 2 di Schumann e la Sinfonia n° 2 di Johannes Brahms. Il concerto testimonia il forte legame del Maestro Muti con i Wiener Philharmoniker, che lo scorso gennaio lo hanno visto per la sesta volta sul podio del concerto di Capodanno, ma anche con il Teatro alla Scala di cui è stato Direttore Musicale dal 1986 al 2005. La presenza in questi anni al Piermarini con prestigiose orchestre ospiti del Maestro, che nel prossimo luglio compirà 80 anni, conforta l’auspicio del Sovrintendente, della Scala e dei milanesi di rivederlo finalmente anche nella buca d’orchestra del Piermarini. Il concerto sarà ripreso dalle telecamere di Rai Cultura, che lo trasmetterà in occasione dell’ottantesimo compleanno del Maestro.
Il 17 maggio torna sul podio scaligero il Maestro Daniel Harding, tornato a tempo pieno all’attività musicale dopo un periodo sabbatico dedicato alla sua attività di pilota, che in queste settimane è stato impegnato in “Adriana Lecouvreur” al Maggio Fiorentino. Harding ha diretto alla Scala un repertorio operistico che spazia da Mozart a Mascagni, Leoncavallo, Dallapiccola, Bartók e Strauss ed è stato ospite regolare della Filarmonica, che ha guidato in numerose tournée in tutta Europa, conquistandosi l’affetto di pubblico e musicisti. L’impaginato comprende l’ouverture da Der Freischütz di Weber e la Sinfonia n° 9 “Dal nuovo mondo” di Dvořák e sarà trasmesso in diretta da Rai Radio Tre.

La capienza della sala per i tre concerti raggiungerà un massimo di 500 posti tra palchi e gallerie, come previsto dalla normativa vigente. I biglietti saranno in vendita esclusivamente online; la vendita in prelazione per gli abbonati dei posti di palco e della prima fila delle gallerie sarà aperta a partire da martedì 4 maggio alle ore 14, mentre l’apertura della vendita dei biglietti residui incluse le seconde file delle gallerie è fissata per giovedì 6 maggio, sempre alle ore 14. I prezzi saranno allineati al livello della Stagione Sinfonica (da un massimo di € 95 a un minimo di € 15 più prevendita).

Riprende alla grande lo Stabile di Torino, aperto in aprile da Pirandello. Ventisei spettacoli in tre mesi, fino all’8 agosto

TORINO, domenica 2 maggio – Il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale ha riaperto il 26 aprile 2021 le sue sale, primo teatro in Italia, con “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello (repliche fino al 9 maggio) e “Le sedie” di Eugène Ionesco (fino al 16 maggio). Un inizio incoraggiante per una programmazione che, fino all’8 agosto 2021, vedrà debuttare gli spettacoli allestiti dal TST durante i mesi di chiusura dei teatri al pubblico, insieme a novità assolute e ad alcune produzioni che avrebbero già dovuto andare in scena.
La seconda parte di Stagione dal titolo “DIVERSAMENTE CLASSICO – Primavera/Estate 2021” da un lato porterà in scena il repertorio classico attraverso riletture originali e dall’altro dedicherà ampio spazio alla drammaturgia contemporanea.
In poco più di tre mesi saranno 26 i titoli programmati di cui 10 produzioni del TST (8 nuove produzioni e 2 coproduzioni) e 16 spettacoli ospiti.
Il finale di stagione vedrà protagonisti, insieme a Valerio Binasco, Filippo Dini, Silvio Orlando, Gabriele Lavia, Maria Amelia Monti, Monica Guerritore, Michele Di Mauro, Federica Fracassi, Ugo Dighero, Jurij Ferrini, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Silvio Peroni, Daniele Russo, Lorena Senestro, Elena Serra, Teatro dei Gordi e gli attori neodiplomati della Scuola del TST guidati da Gabriele Vacis e vedrà debuttare al Teatro Carignano in prima assoluta l’atteso “The Spank”, nuovo testo del romanziere, drammaturgo e sceneggiatore Hanif Kureishi, con protagonisti Valerio Binasco e Filippo Dini, che curerà anche la regia di questo lavoro. Se ne riparla più sotto.
Il Teatro Carignano ospiterà nuovamente in estiva Prato inglese con il debutto di “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare per la regia di Silvio Peroni, mentre il Teatro Gobetti sarà la casa di Summer Plays che, proseguendo il percorso intrapreso lo scorso anno, proporrà testi di drammaturgia contemporanea e coinvolgerà registi e interpreti legati al territorio nell’ambito del progetto Torino Arti Performative e le compagnie selezionate per la rassegna Il cielo su Torino.

PRODUZIONI E COPRODUZIONI

Un grande evento nella stagione dello Stabile: il debutto mondiale di “The Spank”, una nuova produzione diretta da Filippo Dini da un testo di Hanif Kureishi, romanziere, drammaturgo, sceneggiatore anglo-pakistano di fama internazionale, con la traduzione di Monica Capuani. I protagonisti, interpretati da Valerio Binasco e Filippo Dini, sono due amici profondamente diversi, ma legati da un solido affetto reciproco, una dimensione di complicità che si incrina improvvisamente, mettendo in luce contraddizioni e divergenze dagli esiti inimmaginabili. Lo spettacolo andrà in scena al Carignano dall’11 al 30 maggio in prima assoluta.
Jurij Ferrini si cimenta per la prima volta con Arthur Miller portando in scena, in prima nazionale dal 25 maggio al 13 giugno alle Fonderie Limone di Moncalieri, “Morte di un commesso viaggiatore”. Miller ci conduce in un viaggio nel lato oscuro del sogno americano, dove il protagonista, persa la verve da venditore di successo, diventa un ingranaggio improduttivo. Ferrini ne veste i panni, accompagnato in scena da Matteo Alì, Lorenzo Bartoli, Vittorio Camarota, Fabrizio Careddu, Paolo Li Volsi, Maria Lombardo, Orietta Notari, Federico Palumeri, Benedetta Parisi.
Al Teatro Gobetti, dall’1 al 13 giugno, debutterà in prima assoluta “10mg”, drammaturgia di Maria Teresa Berardelli, regia di Elisabetta Mazzullo: una commedia che tratta con leggerezza la commercializzazione della malattia attraverso il sistema pubblicitario… Lo spettacolo vedrà in scena Andreapietro Anselmi, Carolina Leporatti, Davide Lorino, Francesca Agostini, Lucio De Francesco.
Gabriele Vacis dirige gli attori neodiplomati della Scuola del Teatro Stabile di Torino in “Risveglio di primavera”, liberamente ispirato a Frank Wedekind. Racconta la censura e l’oppressione che il mondo degli adulti proietta sugli adolescenti. Lo spettacolo andrà in scena, in prima nazionale, alle Fonderie Limone di Moncalieri – Sala Piccola, dall’8 al 27 giugno.
Al Teatro Gobetti debutterà, dal 15 al 27 giugno, “Pandora” proposto dal Teatro dei Gordi con la regia di Riccardo Pippa. Una coproduzione Teatro dei Gordi, Teatro Franco Parenti, Fondazione Campania dei Festival.
Lorena Senestro diretta da Massimo Betti Merlin proporrà  “La Signorina Felicita ovvero la felicità” (foto): una personalissima interpretazione del celebre “salottino in disuso” di Guido Gozzano, accompagnata al pianoforte da Andrea Gattico. Lo spettacolo, coprodotto con il Teatro della Caduta, andrà in scena al Teatro Gobetti dall’11 al 16 maggio.
Ritorna in piena estate Prato inglese al Carignano con “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare, per la regia di Silvio Peroni. Lo spettacolo debutterà in prima nazionale dal 6 luglio all’8 agosto e vedrà in scena Elena Aimone, Lorenzo Bartoli, Vittorio Camarota, Marta Cortellazzo Wiel, Jacopo Crovella, Christian di Filippo, Fabrizio Falco, Maria Lombardo, Sara Putignano, Marcello Spinetta, Andrea Triaca, Jacopo Venturiero.
Sempre al Teatro Carignano andrà in scena in prima nazionale, dal 12 luglio al 1° agosto, “Staff only. I mestieri del teatro”, di Thea Della Valle, con la regia di Elena Serra. Lo spettacolo è dedicato ad un pubblico di giovanissimi e nasce dal desiderio di raccontare la vita che si svolge in teatro intorno a una rappresentazione. Un viaggio nella pancia del Teatro Carignano che ribalta per una volta lo sguardo e mette gli attori e i grandi classici al servizio del dietro le quinte. “Staff only. I mestieri del teatro” è inserito nel progetto La Bella Stagione.

GLI SPETTACOLI OSPITI

Al Teatro Carignano andrà in scena dall’1 al 13 giugno “La vita davanti a sé”: Silvio Orlando e i musicisti diretti da Simone Campa riportano in vita la commovente vitalità del più bel romanzo di Romain Gary, eroe di guerra, diplomatico, cineasta francese.
Dal 15 al 27 giugno, debutterà in prima nazionale “Le leggi della gravità”, atto unico tratto dal romanzo di Jean Teulé “Les lois de la gravité”, adattamento e regia di Gabriele Lavia, interpretato da Gabriele Lavia e Federica di Martino.
Al Teatro Gobetti andranno in scena “La parrucca” di Natalia Ginzburg, con Maria Amelia Monti e Roberto Turchetta, per la regia di Antonio Zavatteri (4 – 9 maggio) e “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, con Daniele Russo e Sergio Del Prete per la regia di Gabriele Russo (18 – 23 maggio). Sempre al Gobetti, dal 25 al 30 maggio andrà in scena “Dall’Inferno all’Infinito”, di e con Monica Guerritore.

SUMMER PLAYS

Il Teatro Gobetti ospiterà dal 29 giugno al 31 luglio la seconda edizione di Summer Plays. In cartellone: la Compagnia Genovese Beltramo con “Buon appetito”, drammaturgia di Michele Perriera (29 – 30 giugno 2021); Marco Gobetti sarà protagonista di 130 repliche de “Il nome della rosa” – Teatro di Riciclo® (1 – 3 luglio); l’Accademia dei Folli proporrà “Dall’altra parte” di Ariel Dorfman, con la regia di Carlo Roncaglia (5 – 6 luglio); Settembre Teatro e Acción Cultural Española presenteranno “Furiosa Scandinavia” di Antonio Rojano (8 – 9 luglio); la compagnia Anomalia Teatro debutterà con “Era meglio nascere topi” di Debora Benincasa, regia di Amedeo Anfuso (11 – 12 luglio); Gloria Giacopini e Giulietta Vacis presenteranno “Signorina, lei è un maschio o una femmina?” della compagnia Asterlizze Teatro (13 – 14 luglio). La programmazione proseguirà con “1983 Butterfly” una creazione di Piccola Compagnia della Magnolia in coproduzione con Festival delle Colline Torinesi (16 – 18 luglio); LabPerm di Domenico Castaldo porterà in scena “L’arte del vivere e del morire” (20 – 22 luglio); Mulino ad Arte debutterà con “Un pianeta ci vuole” di/con Ugo Dighero e Daniele Ronco (24 – 25 luglio); Nicola Bortolotti e Lorenzo Fontana saranno protagonisti di “HeLa, ovvero l’immortalità” di Henrietta Lacks – primo studio (28 – 29 luglio); infine Giacomo Guarneri dirigerà “Con sorte” con Oriana Martucci (30 – 31 luglio).

Dopo la transizione digitale imposta dagli eventi, al nutrito cartellone fisico nei teatri se ne affianca uno virtuale su piattaforme e reti televisive, secondo un’inedita offerta ibrida: tra maggio e giugno si potranno vedere su Rai 5 le due produzioni pirandelliane firmate da Dini e Binasco “Così è (se vi pare)” e “Il piacere dell’onestà”, mentre in streaming sui canali social saranno trasmessi “The Spank” di Kureishi, “10mg” di Berardelli e “Le sedie” di Ionesco.

Teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino – Tel. 011 5169555 – Numero Verde 800 235 333

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Applausi dormienti all’“Adriana” fiorentina. Il pubblico, ormai abituato alla TV, è come intimidito. Ma alla fine si risveglia

FIRENZE, mercoledì 28 aprile ► (di Carla Maria Casanova) – Ce l’abbiamo fatta. Cioè pare, si crede, si vedrà. Primo è stato il Maggio Musicale Fiorentino che ha inaugurato la stagione con un’opera (la verista Adriana Lecouvreur di Cilea). Altri Enti hanno aperto con un concerto. In verità il Teatro Comunale di Firenze non ha perso un colpo della passata stagione lirica, a cominciare dal “Rinaldo” di Haendel a settembre, fino a gennaio/marzo 2021, con “La damnation de Faust”, “Rigoletto” e “Così fan tutte”, andate in scena in regime di pandemia, quindi registrate senza pubblico, ma costruite scenicamente e musicalmente, trasmesse o in attesa di essere trasmesse in date da destinarsi.
E adesso il Maggio.
Inaugurazione con pubblico.
È doveroso sostare sull’efficienza, il coraggio e l’impegno professionale.
Alla conferenza stampa della scorsa settimana il sovrintendente Pereira diceva: «Non sappiamo se il Governo “aprirà” o no. Possiamo quindi solo sperare che il pubblico, anche se avvertito all’ultimo momento, venga. Perché noi apriamo, ma se il pubblico non viene…» Ed era quasi una supplica.
Il pubblico ha risposto. Intabarrato nelle mascherine e in numero piuttosto contenuto. Presenti 500 spettatori, diceva l’ufficio stampa, forse un po’ eufemisticamente. Tutti distanziati: una poltrona sì e una no e quasi deserte le ultime file. Ha giocato l’assenza dei turisti, specie americani, per tradizione i massimi fruitori del Maggio. Durante l’esecuzione, a sorpresa, niente applausi. Voglio dire dopo le classiche popolarissime “Io son l’umile ancella”, “Poveri fiori” ecc. Il pubblico pareva intimidito. Oramai abituato alle opere in Tv, non sa più come si faceva in teatro. Alla fine però (il pubblico) si è scatenato in applausi sostenutissimi. Forse riprenderanno le vecchie usanze.
Quanto allo spettacolo, è un’altra storia.
Se le vigenti norme obbligatorie hanno imposto il reciproco distanziamento anche in palcoscenico, non è una buona ragione per stravolgere scene e libretto. Non si tratta di trasposizioni tipo Carmen nazista o Aida sulla luna. Si è visto oramai di tutto. Qui la regia è delle più tradizionali, motivo per cui il libretto dovrebbe essere rispettato. “Chiedo in bontà di ritirarmi” frase pronunciata da Adriana, seguìta dall’uscita di tutti fuorché della stessa, risulta bizzarro. Peggio, per il celeberrimo duetto tra le due donne, che si svolge nel villino del principe, al buio (consueto spegnimento di tutti i lumi) non ha senso trasportare la scena tra i camerini di teatro, dove la principessa di Bouillon aspetta Adriana quasi in piena luce e poi cincischia inspiegabilmente lungo una parete per trovare l’apertura segreta ma, soprattutto, come giustificare “la vostra mano trema, l’amate!” pronunciata a dieci metri di distanza? Ancora, ultimo atto: la morte di Adriana, “Scostatevi profani, Melpomene son io”. Per evitare i soliti stramazzamenti, si sarebbe forse potuta indicare con una assoluta immobilità della protagonista, schiena alla platea. Invece no, mentre Maurizio e Michonnet la stanno a guardare, lei se ne va e continua a camminare anche quando l’orchestra ha finito di suonare.
Infine, inappropriata la gestualità coreografica di tutti (chi, se non il regista, l’ha tollerata, se non imposta?), per non parlare dello sculettamento del Principe e dell’Abate (Alessandro Spina e Paolo Antognetti). Ricordate il celebre motivetto “tuli, tuli, tulipan” delle riviste di Carlo Dapporto?).
Ritengo si sia capito che la regìa di Fréderic Wake–Walker mi è parsa del tutto sconsiderata.
Non che sul piano musicale ci sia ragione per soddisfazioni molto più intense.
L’orchestra (dirige Daniel Harding) oramai abituata a suonare distanziata e quindi ad esprimersi con insolito vigore per raggiungere un suono compatto, ricondotta nel golfo mistico è risultata spesso fragorosa.
Pure i cantanti, onde farsi sentire, hanno dato fiato ai polmoni con veemenza. Se certi filati del soprano uruguayano Maria José Siri (Adriana) da qualche tempo molto attiva in Italia, sono pregevoli, la conosciuta corposità del suo registro acuto ha fatto sobbalzare. Non avendo poi la Siri il carisma della grande primadonna che Adriana esige, diciamo che in questo personaggio non avvince.
La bella Ksenia Dudnikova (mezzosoprano uzbeko, debutto al Covent Garden nel 2016 proprio come Principessa di Bouillon) ha anche lei lanciato qua e là fiere grida. Sarà colpa delle mie orecchie. Eppure ero in posizione centrale ottima e il Teatro del Maggio gode di acustica eccezionale.
Mi è parso a suo agio il tenore tedesco-brasiliano Martin Muehle (Conte di Sassonia) di carriera internazionale. L’emissione è gradevole, l’accento sicuro. Dicono sia notevole la sua incisione (per Naxos) di Francesca da Rimini nel ruolo di Paolo il Bello. Non stento a credere.
Ma per chiudere questa un po’ inclemente recensione con una nota davvero positiva devo citare il baritono Nicola Alaimo nel ruolo di Michonnet (solo qualche chilo in meno, dico per ragioni di salute, sarebbero consigliati). Alaimo, musicalissimo, ha una voce calda e omogenea. La sua partecipazione scenica è sempre convincente. Molto bene.
Questo per quanto mi riguarda. Per il pubblico, invece, è andato benissimo tutto.  Ed è buona cosa. Innanzi tutto, si deve reimparare ad andare in teatro.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. “Adriana Lecouvreur” (di Francesco Cilea) si ripete venerdì 30 aprile, lunedì 3 e giovedì 6 maggio sempre alle ore 19 (per via del coprifuoco). Un intervallo. Termina alle 21,45.