Torinodanza 2020: un omaggio alle “signore della danza italiana”. Ma con una ricca presenza di coreografi stranieri

TORINO, domenica 30 agosto – Quest’anno, Torinodanza Festival torna – dall’11 settembre al 23 ottobre – in una forma diversa rispetto alle precedenti edizioni, mantenendosi fedele ai propri principi e tenendo conto delle limitazioni che questo periodo impone.
«Lo spirito che anima la programmazione di quest’anno”, dice Anna Cremonini, Direttore artistico di Torinodanza Festival, “è quello di sostenere con decisione alcuni artisti italiani per contribuire alla resistenza del sistema e coinvolgere coreografi stranieri, amici del festival, perché la nostra manifestazione possa mantenere la propria vocazione internazionale. Il virus ha ridisegnato confini fisici e mentali, ma noi vogliamo mantenere aperta la strada del confronto dialettico tra esperienze, visioni, linguaggi».
Questa edizione sarà una vera e propria testimonianza di partecipazione da parte degli artisti, alcuni dei quali, in questo tempo di sospensione temporale dovuta all’emergenza Covid, hanno immaginato opere particolari.
Dimitris Papaioannou, Sidi Larbi Cherkaoui, Hofesh Shechter e nuovi volti come Honji Wang e Sébastien Ramirez, Alan Lucien Øyen, Aurélien Bory, Shantala Shivalingappa saranno i protagonisti internazionali della rassegna.
Le “signore della danza italiana” compongono un pezzo importante dell’edizione 2020 di Torinodanza Festival con nuove creazioni presentate in prima nazionale a Torino: Cristina Kristal Rizzo, Ambra Senatore, Silvia Gribaudi, Simona Bertozzi perché il sostegno alla coreografia femminile è non solo doveroso, ma necessario. Concludono il panorama coreografico italiano Marco Chenevier, Marco D’Agostin e un nuovo progetto, condiviso con lo Stabile che sostiene e promuove il talento di un teatro‐danza tutto da scoprire, quello di Alessio Maria Romano.
L’inaugurazione di Torinodanza, l’11 settembre, alle ore 20.45, avrà luogo alle Fonderie Limone di Moncalieri (spazio all’aperto), e sarà una vera e propria FESTA! affidata alla coreografa Silvia Gribaudi in collaborazione con Matteo Maffesanti: una forma di performance partecipativa in un mix di gesto, ironia, musica e immagini.

GLI ALTRI SPETTACOLI IN CARTELLONE

Il 14 settembre debutterà in prima nazionale, al Teatro Carignano, TOCCARE the White Dance di Cristina Kristal Rizzo. Questa sua nuova produzione si muove attraverso diverse linee d’ispirazione. E la danza si fonde all’unisono con Les Pièces de clavecin di Jean-Philippe Rameau elaborati dal compositore Ruggero Laganà.
Il 18 e 19 settembre il festival propone una serata mixed bill composta da due opere SINNERMAN e … AND CAROLYN di Alan Lucien Øyen, artista norvegese per la prima volta in Italia; e da un breve e prezioso solo di Hofesh Shechter. Partecipano alla serata anche Honji Wang e Sébastien Ramirez.
Un nuovo e importante evento fa parte del programma di Torinodanza 2020 e di Festival Aperto di Reggio Emilia: il coreografo e performer greco Dimitris Papaioannou presenterà in esclusiva per l’Italia il suo nuovo lavoro, A NEW IN-BETWEEN PROJECT. Realizzata specificamente per i due Festival, questa nuova creazione di Papaioannou si prospetta come un’installazione site specific all’interno di due teatri storici, il Carignano di Torino e il Valli di Reggio Emilia. Lo spettacolo, coprodotto da Torinodanza Festival e Festival Aperto, debutterà in prima assoluta al Teatro Carignano, nell’ambito di Torinodanza, martedì 22 e mercoledì 23 settembre. Poi andrà in scena al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, ospite del Festival Aperto, il 26 e il 27 settembre.
Sidi Larbi Cherkaoui amico e artista associato del Festival sta lavorando a 3S una dedica a Torinodanza, le cui forme e contenuto sono in fase di elaborazione. Lo spettacolo è programmato in prima nazionale al Teatro Carignano di Torino il 26 e il 27 settembre.
Simona Bertozzi insieme a NEXT, quartetto d’archi torinese, presenta, in prima nazionale alle Fonderie Limone di Moncalieri il 2 e il 3 ottobre, TRA LE LINEE, uno spettacolo in cui le azioni coreografiche si innestano sulle composizioni di Ludwig van Beethoven e Wolfgang Rihm: contrappunti e scivolamenti, agglomerati momentanei di forze che svelano all’istante l’essenza del loro incontro per poi evolvere verso altri equilibri e disgregazioni
Marco D’Agostin propone in anteprima italiana, il 7 e l’8 ottobre alle Fonderie Limone di Moncalieri, BEST REGARDS una dedica speciale all’artista inglese Nigel Charnock, prematuramente scomparso e fondatore di DV8 Phisical Theatre.
Alessio Maria Romano (attore, coreografo e pedagogo) esplora in BYE BYE il senso e il significato della censura: autocensura, lecito/non lecito, libertà/condizionamento, coprire, nascondere, vergogna, bellezza, sviscerati sui corpi di quattro giovani danzatori e una figura più matura. La Biennale di Venezia ha attribuito il Leone d’Argento 2020 per il teatro a Alessio Maria Romano. Lo spettacolo, commissionato da Antonio Latella per la Biennale Teatro, andrà in scena a Venezia, all’Arsenale, lunedì 14 settembre; e a Torino, alle Fonderie Limone, il 10 e l’11 ottobre.
Dopo laboratori, residenze in quota e uno studio sul Purgatorio, Marco Chenevier debutterà quest’anno, tra il gioco e l’estasi, in CONFINATI DAL PARADISO, un lavoro nato nella sospensione e che della sospensione farà la sua poetica espressa in materiali coreografici in forma di soli. In prima nazionale alle Fonderie Limone il 16 e il 17 ottobre.
Ambra Senatore presenterà, in prima nazionale, il 17 ottobre 2020, alle Fonderie Limone, QUATUOR un nuovo spettacolo in cui condensa quello stile che ha strutturato negli ultimi anni di lavoro e ricerca tra la Francia e l’Italia, con la stessa squadra di artisti: Ambra Senatore, Caterina Basso, Matteo Ceccarelli e Claudia Catarzi.
Arriva finalmente a Torinodanza Shantala Shivalingappa, la straordinaria danzatrice e attrice di origine indiana nota per essere stata protagonista di memorabili produzioni di Peter Brook e Pina Bausch. aSH (la contrazione di A Shantala) è una dedica a lei, espressa da Aurélien Bory. Lo spettacolo andrà in scena alle Fonderie Limone, il 22 e il 23 ottobre.
Si consolida la relazione con Interplay che nella sua edizione diffusa di quest’anno incontra Torinodanza Festival presentando alle Fonderie Limone tre performances: “A peso morto – versione al femminile” di e con Carlo Massari (2 ottobre); “God Bless You” di e con Daniele Ninarello (3 ottobre) e “Vincere! Vincere! Vincere?” della S Dance Company di Mario Coccetti (16 ottobre).

www.torinodanzafestival.it

Due attori in tournée: viaggi in seconda, pane e mortadella, frati sbronzi, cani randagi, alberghetti per scaricatori di porto

Gianrico Tedeschi (1920-2020) è venuto a mancare un mese fa, la sera del 27 luglio. Aveva compiuto cento anni da poco. In settant’anni di carriera aveva lavorato con i più grandi registi, Squarzina, Visconti, Patroni Griffi, Falqui, Ronconi, Garinei e Giovannini. Nel 1946, ancora studente all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, debuttò, in “Sotto i ponti di New York”, regia di Strehler. E con Strehler recitò poi in “Sofonisba” (1950), “La vedova scaltra” (1953), “Arlecchino servitore di due padroni”1960 e 1973) e “L’opera da tre soldi” (1973).

IL RICORDO AFFETTUOSO D’UN AMICO E COLLEGA NEL TRIGESIMO DI GIANRICO TEDESCHI

♦ MILANO, martedì 25 agosto ► (di Giancarlo Dettori) C’eravamo messi d’accordo la sera prima, a cena, dopo lo spettacolo (mi pare di ricordare che stavamo recitando “Androclo e il leone” di G.B. Shaw). Quello, che si sveglia prima, chiama l’altro. “Naturalmente chi si alza prima, si alzava e si alzerà per sempre prima, sono sempre stato io”. Gianrico ha sempre dormito fino a tardi. Certi giorni alle 14 del pomeriggio dormiva sereno come nel primo sonno. Che cosa straordinaria poter recuperare, così, la stanchezza del teatro! Ma questo è Gianrico Tedeschi. Lui è uno che recupera, lui non ha ansie, lui è sereno. Lui è diverso, insomma lui è lui. E di lui, così, non ce ne sarà più nessuno. Insomma, non ce ne sarà mai un altro. Di Tedeschi dicevano un po’ tutti: Gianrico è l’unico uomo sulla terra che non ha il sistema nervoso. Eppure…

Ho deciso di buttare giù qualche appunto su di lui perché mi sembra un dovere, e poi penso, in fondo, che sia divertente raccontare qualche briciola della nostra vita, vissuta insieme.
Noi siamo stati molto amici, e la nostra simpatia reciproca nacque nel bar della televisione in via Teulada, a Roma. Stavamo prendendo un caffè, ognuno per conto suo. Lui era già molto “lui”, io ero solo un giovane attore. Lo guardavo con la coda dell’occhio, certo di non essere visto ma anche con la speranza che mi notasse; all’improvviso lui prende la tazzina del caffè, fa una specie di spaccata, allontana il braccio con il caffè e in uno scomposto affondo, come se avesse il fioretto in mano, comincia a bere. Io non resisto e lo imito. Non so perché lo feci. Così d’istinto. Lui mi vede, mi guarda, ma non vede quello che sto facendo, come se tutto fosse normale.
“Stai facendo una commedia in televisione?” Mi dice. Io rispondo: “Sì, sto registrando”. E lui: “Anch’io”.
Comincia a parlare e ne salta fuori un rapporto che è durato anni, parecchi anni, ma non per tutta la vita. Perché gli attori, quando cambiano compagnia, non si vedono più. Da quel momento devono frequentare una nuova famiglia e tutto si concentra sul nuovo spettacolo che dovrà andare in scena. Il nostro è un mestiere che ti permette pochissimi rapporti profondi, personali. Ti obbliga ad un lavoro molto attento, assoluto. Non c’è spazio che per il personaggio che stai preparando, e le grandi amicizie sono veramente rare. Ma io e Gianrico siamo stati molto amici. Quando i nostri destini ci hanno portati lontano, abbiamo nascosto un po’ i nostri pensieri dentro di noi, nell’ombra, ma la nostra storia di vita è rimasta per sempre. Perché siamo stati molto uniti nel gioco, nella follia e nella bella condivisione di un momento delle nostre vite…

Quando si viaggia in treno, quel rumore continuo delle ruote sulle rotaie, finisce per essere una musica, un po’ ossessiva, ma infine bella, perché lentamente ti rasserena. Quel suono, tac tac tac tac tac tac, è come una compagnia, cancella tutti i pensieri e non rimane che un dolce suono di una strana orchestra a percussioni che ti accompagna nella carrozza di 2a classe verso il tuo destino. Gianrico dormiva, come al solito, profondamente, io lo osservavo con una invidia pazzesca, e mi chiedevo: come si fa a dormire cosi? Arrivati a Pisa gli avevo chiesto se voleva venire con me in un convento di frati vicino alla città. Purtroppo non avevamo la macchina e non ci restava che prendere un taxi. La sua Citroen DS21 si era guastata in zona e lui aveva deciso di lasciarla parcheggiata in un garage. Nessun ordine di riparazione. Saltiamo su un taxi e via… in convento!
Io volevo porre una serie di domande per le mie continue crisi sulla Chiesa Cattolica e tanto altro. Il vecchio priore ci accolse con un sorriso, era un omone alto e barbutissimo, con una fraternità pretesca stampata in faccia e uguale per tutti. In definitiva, interpretava il personaggio del frate buono ma devo riconoscere che come interpretazione era un po’ scarsa. Il priore mi accompagnò verso una cella dove un frate vietnamita mi aspettava; o meglio, aspettava chiunque volesse cercare di capirlo; parlava malissimo l’italiano. E Gianrico? “Sarà seduto nel parlatorio ad aspettarmi”. Rimasi con il vietnamita parecchio tempo anche perché io non capivo lui e lui non capiva quasi nulla di quello che gli dicevo, per cui la conversazione era veramente difficilissima. Passato questo tempo interminabile, capimmo che era impossibile andare avanti. Eravamo in un punto di non ritorno. Ci salutammo, ma, in quel momento, lo facemmo con un affetto vero, profondo e fu solo quella la ragione positiva di questo incontro nel piccolo convento vicino a Pisa. Quindi, via. “E Gianrico dove sarà?”. Mi avviai verso l’ingresso guardando e cercando. In una stanza attigua alla portineria, delle voci molto sonore mi colpirono, allora mi avvicinai; il priore e Gianrico, seduti su un bancone, con di fronte una grande vasca, dove giaceva il famoso nocino dei frati, si davano pacche sulle spalle e canticchiavano una canzoncina d’obbligo: “Tu scendi dalle stelle”. In poche parole, erano tutti e due sbronzi duri. Salutai il priore, allegrissimo, mi caricai sul fianco Gianrico e con il taxi andammo al garage dove giaceva in coma profondo la Citroen DS21…

Giancarlo Dettori (1932), diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ di Roma (1956). L’anno successivo, nel 1957, Giorgio Strehler lo volle al Piccolo Teatro in “Coriolano”. E già nel 1958 recitò in ben quattro produzioni del Piccolo: “L’opera da tre soldi” (ripresa anche nel ’73), “Arlecchino servitore di due padroni” (anche edizioni 1964 e 1973), “Goldoni e le sue sedici commedie nuove”, “L’anima buona di Sezuan”. La sua collaborazione con Strehler durò quattro decenni, fino alla scomparsa del regista (1997).

Arrivati al garage la super macchina, come avevo detto, dormiva il sonno del giusto, ma Gianrico non dava segni di volerla riparare; così andammo in albergo. Entrando in camera mia mi aspettavo qualche decisione da parte sua, sulla riparazione: nulla. Eravamo in tournée con uno spettacolo estivo e la macchina era indispensabile e io dipendevo interamente da lui. Non avevo macchina.
L’indomani mattina, dopo una nottata rasserenante (soprattutto per lui) tornammo al garage, e Gianrico fece chiamare un carro attrezzi del luogo. Dopo un quarto d’ora arrivò un toscanissimo autista con un traballante trainatore, Gianrico gli chiese se poteva accompagnarci durante il nostro giro dei teatri in zona, con il carro attrezzi. Il maledetto toscano purtroppo rispose di sì. Così, noi abbiamo fatto quattro piazze della tournée di quella estate trainati dal carro attrezzi.
Arrivati finalmente a Firenze portammo la macchina trainata alla sede Citroen e finalmente (sereno io), andammo in albergo. Lui era sempre tranquillo e tutto quello che era successo gli sembrava assolutamente e banalmente normale…

In Emilia Romagna ci sono ancora degli alberghetti, frequentati spesso da attori, che hanno il sapore di un tempo che fu, dove può accadere di vedere uscire da una cameretta una bella signora formosotta con il figlio vestito da balilla. Questi alberghi sono costruiti quando c’era lui, il capoccione, li aveva fatti un po’ tutti uguali alla piacentina. Oggi sono un po’ decaduti ed è per questo che si spende meno. Quindi quello che ci vuole per noi teatranti.
In quel periodo, non ho mai capito perché, Gianrico aveva deciso che dovevamo depurarci. Praticamente non mangiavamo mai, bevevamo solo dei frullati di verdura e di frutta. Eravamo ridotti al lumicino, pronti ad entrare in un campo di sterminio. Ma una mattina io decisi con fermezza sarda che dovevamo mangiare almeno un panino. Ci mettemmo alla ricerca di un posto ove mangiarlo e finalmente trovammo un luogo qualunque, in una strada qualunque con un gerente qualunque, rigorosamente con i capelli bianchi. Entriamo, e io, quasi gridando, dico: “Ci fa due panini con una mortadellata abbondantissima?”. Il barista si mette al lavoro, ma, ogni tanto ci sorrideva e guardava Gianrico (che era già molto noto nel teatro italiano). Di colpo lascia il suo lavoro, e mi chiede: “Quel signore che è con lei chi è?”. E io: “Beh, è Tedeschi”. La risposta arriva immediata: “Andate a dar via il culo tutti e due”. Evidentemente quel signore non aveva ancora digerito l’odio per l’invasione tedesca… o forse era un ex partigiano…

Gianrico è l’inventore dello zainetto sulle spalle che oggi tutti hanno. Fino dagli anni ’60 il suo abbigliamento era: vestito rigorosamente marrone di velluto Visconti di Modrone e zainetto (in quel periodo a Genova da un certo Lucarda nei carrugi del porto, lui comprava un sacco per marinai pieno di mutande e maglie approssimativamente adatti alla durata della tournée teatrale e si faceva anche dare un contenitore vuoto. Ogni giorno passava la maglia e le mutande sporche nel contenitore vuoto).
Mi pare che quell’anno facesse un caldo terrificante. Restavamo in camera nelle ore bollenti. Le giornate sempre uguali, il primo che si svegliava l’indomani mattina, aveva l’ordine di chiamare l’altro ma non prima del fatidico orario: ore 13. Verso le 12 decisi di andare a dirgli che uscivo a fare due passi.
Non riesco a ricordarmi se stavamo viaggiando sulle colline piacentine o della Lucchesia. Non me lo ricordo. Avevamo appena finito lo spettacolo e decidemmo, con il solito panino, che saremmo andati nella prossima piazza per dormire subito e stare tranquilli fino alla sera dopo in albergo, all’orario dello spettacolo. Ottima scelta. Da me condivisa. La DS21 Citroen viaggiava, molleggiatissima, su una provinciale collinare deserta e tranquilla. Gianrico non ha mai guidato più veloce dei 50 km/h. Era la sua velocità spericolata. I finestrini erano aperti, in quella bellissima notte. All’uscita di un paese, di cui non ricordo più il nome, ad una curva, sentimmo un lamento molto forte sulla sinistra della guida. Fermiamo la macchina, scendiamo, cerchiamo nel buio, ma quasi subito vediamo un cane riverso in un canale che guaiva dal dolore. “Andiamo a prenderlo”. Scendemmo, Gianrico lo prese in braccio. Era un setter, non credo giovanissimo, che forse era stato investito da una macchina. Azzardai: “E adesso che facciamo?”. Tornammo a piedi verso il paese con il cane in braccio. Gianrico mi dice: “Suona quel campanello”. Ma nessuno rispose. “Allora andiamo avanti. Passiamo ad un’altra casa, magari là in fondo c’è qualcuno”. E finalmente dal primo piano si affaccia un signore nervosissimo: “Ma cosa cavolo volete a quest’ora?” La risposta di Gianrico fu: “Abbiamo un cane che è ferito molto gravemente”. E l’altro: “Ma io cosa ci posso fare?”. Ci voltiamo per andarcene ma quel signore ci richiama: “Guardate in te in quella casa là in fondo abita un veterinario molto bravo. Provate lì. Forse avrete fortuna”.
Cosi facciamo. Suoniamo, e solo dopo parecchio tempo si affaccia un signore. E anche lui: “Cosa volete a quest’ora?”. E noi: “Questo cane sta molto male”. “Tornate domattina”. Allora Gianrico: “Questo povero cane sta morendo. Le do quello che vuole”. Alle parole “le do quello che vuole”, il veterinario scese subito. Curva, lo chiamammo così, perché in curva lo avevamo trovato, per fortuna non aveva niente di rotto. Così lo caricammo sulla DS21 Citroen e, per più di un mese Curva ha viaggiato con noi. Era un cane molto strano… dormiva sempre, un po’ come Gianrico.
Ma quando ogni tanto apriva gli occhi, e ci guardava negli occhi, ci raccontava delle sue giornate di caccia ai fagiani e alle pernici e noi stavamo attenti ad ascoltarlo. Lui era un grande nostro amico sempre riconoscente. Un giorno, Curva sparì. Abbiamo chiesto a tutti ma non l’abbiamo mai più trovato. Peccato. È stata una bella “curva”. Ed è Gianrico che lo ha salvato per restituirlo alla sua vita di cane errabondo. Non mi aveva mai detto che amava gli animali. Io pensavo che non gli piacessero per niente e invece… Vai a capirlo. Li amava…

Arrivati a Genova al Teatro Stabile, avevamo un periodo di semi pace almeno per due settimane. Gianrico doveva portare il sacco pieno di maglie e mutande da lavare e comprare da Lucarda nei vecchi carrugi del porto di Genova un nuovo sacco di biancheria. La vicenda vestiario per Gianrico funzionava così. Io avevo proposto di andare in un albergo bello, e scelsi l’Eliseo collocato vicino al teatro. Lì ci saremmo rimessi in ordine, avremmo sfoderato qualche vestito e la sera dopo lo spettacolo tutti a deliziarci nel ristorante in galleria. Insomma, finalmente un’oasi di felicità. Qualche giorno prima di arrivare a Genova, Gianrico aveva riunito i 3-4 componenti la compagnia che appartenevano un po’ al suo gruppo, per illustrarci una sua nuova idea. Aveva trovato una pensione dove abitavano gli scaricatori del porto, e probabilmente qualche prostituta di Genova, ma dove si spendeva veramente pochissimo. Perché questa follia? Io e i miei compagni ci chiedevamo perché finire in una pensione squallida, forse poco pulita e chissà quante altre cose negative. D’altra parte, fa sempre piacere spendere meno e così alla fine, dopo la riunione, finimmo per dire di sì, e accettammo questa avventura. Andiamo a vedere come vivono gli scaricatori del porto di Genova, ma soprattutto, andiamo a spendere mille lire per notte. Ormai non era più il caso di discutere e per Gianrico era il grande affare della nostra tournée. Le sue scelte non sono mai state per caso, ma ponderate, pensate e forse riflettute molto a lungo. Così ci ritrovammo dopo la prima notte di semi sonno, vissuta in camerette veramente terrificanti, con l’asciugamano su una spalla, il sapone in mano, in fila con i portuali di Genova per poterci lavare la faccia. Nessuno ha mai saputo perché tutto questo è successo, ma forse io lo so. Aveva maturato nuove idee esistenziali, forse particolari, e voleva capire che cosa era vivere in quella povertà, o magari chissà, forse stava leggendo una nuova commedia e aveva adocchiato un personaggio da portare in teatro nella stagione successiva…

Gianrico era sempre stato più grande. Anche quando durante la prigionia in Germania aveva organizzato una piccola filodrammatica e doveva mettere in scena l’Amleto di Shakespeare, ma, non avendo il testo, lo riscrisse completamente, solo che Polonio era il vero protagonista e Amleto un personaggio di contorno…

Gianrico è lombardo-milanese. Il padre era un commesso di uno dei negozi più eleganti in Piazza Duomo: Galtrucco. Era un uomo semplice ma non rinunciava mai alle ferie a Miradolo (piccolo centro di bagni termali a pochi chilometri da Milano). Alle 6 del mattino svegliava tutti, e in bicicletta la famiglia Tedeschi si metteva in viaggio verso le terme di Miradolo. In due ore pedalando in modo robusto, si poteva arrivare nel piccolo parco delle terme. Lì, si andava a cercare un angolino, all’ombra di un albero maestoso, dove mangiare il panino di lusso, edizione ferie estive. Le ferie di Gianrico erano quindi così. Dopo il pomeriggio un riposino nella frescura, dove c’era ogni giorno ovviamente l’assalto delle zanzare affamate, e quindi, altre 2 orette in bicicletta per tornare a casa. E l’indomani, dato che la famiglia Tedeschi era in ferie per circa 7-8 giorni, sveglia alle 6 del mattino e tutti insieme verso le fantastiche terme di Miradolo…

Questo racconto me lo ha fatto Gianrico, con uno sguardo lontano, perso nei suoi ricordi come se le sue ferie le avesse vissute sulla Costa Azzurra nel Grand Hotel. C’erano nelle sue parole un amore profondo per la terra lombarda, e la gioia assoluta di quei risvegli nell’alba milanese per godere di quella semplicità, di quella bella vita meravigliosamente pulita, onesta e serena.
Nel raccontarla lui ci metteva tutta la sua nostalgia. Non esiste altra alba, se non nella campagna della Lomellina, quando il primo sole occhieggia tra le piantagioni e dove l’aria fresca del mattino gli dava la grande gioia di essere nato…

Premio “Enriquez” ad artisti attori e drammaturghi distintisi per impegno sociale e civile. Roberto Brivio “alla Carriera”

SIROLO (Ancona), giovedì 20 agosto – Il Centro Studi “Franco Enriquez” ha reso noti i premiati, nelle diverse sezioni, del XVI Premio Nazionale “Franco Enriquez” 2020 Città di Sirolo (Ancona). Si tratta di un Premio di prestigiosa notorietà, rivolto al mondo del teatro, e ai suoi aspetti di originalità e di ricerca in ambito nazionale, gestito e valorizzato dal Centro Studi Drammaturgici Internazionali Franco Enriquez, che comprende: una mostra permanente sull’opera di Enriquez, una rassegna teatrale di nuova drammaturgia denominata “Sipario Aperto” e il premio per un teatro e una comunicazione di impegno civile che porta il nome del grande regista scomparso, “PREMIO FRANCO ENRIQUEZ”.
Le premiazioni avranno luogo nel teatro Comunale “Cortesi” di Sirolo, domenica 30 agosto.

I PREMIATI

ROBERTO BRIVIO Premio alla carriera – Categoria Teatro e Cabaret, Sezione Grandi Interpreti.

DAVIDE BULGARELLI – Premio Nazionale per la Drammaturgia, con la raccolta “Il Teatro di D. Bulgarelli” editore Stem Mucchi di Modena.

LUIGI DIBERTI – Teatro Contemporaneo di impegno sociale e civile – Sez. Miglior Attore – per lo spettacolo “I Fuoriusciti” di Giovanni Grasso.

ANTONELLO FASSARI – Teatro Contemporaneo di impegno sociale e civile – Sez. Miglior Attore, per lo spett. “I Fuoriusciti” di Giovanni Grasso.

PIERO MACCARINELLI – Teatro Contemporaneo di impegno sociale e civile – Sez. Miglior Regia, per lo spett. “I Fuoriusciti” di Giovanni Grasso.

LAURA SICIGNANO – Teatro di Prosa Classico e Contemporaneo – Sez. Miglior Regia, per lo spett. “Antigone” di Sofocle.

GIANCARLO SEPE – Teatro Contemporaneo di impegno sociale e civile – Sez. Grandi Registi.

GIORGIO FELICETTI – Teatro di Narrazione e Nuovi Linguaggi – Sez. Miglior drammaturgia e interpretazione.

CLAUDIO DI SCANNO – Teatro Contemporaneo di impegno sociale e civile – Sez. Miglior Regia, per lo spettacolo “Moby Dick- Come il mare io ti parlo”, dal romanzo di Hermann Melville.

HORACIO CZERTOK – Teatro di Impegno sociale e civile e Nuovi linguaggi – Sez. Drammaturghi e Registi.

MICHELE MIRABELLA – Teatro d’Opera e di Prosa – Sez. Grandi Registi.

AMANDA SANDRELLI – Teatro classico e Contemporaneo – Sez. Miglior Attrice, per lo spettacolo “La Locandiera” di C. Goldoni, regia di Paolo Valerio e Francesco Niccolini.

ARTURO CIRILLO – Teatro classico e Contemporaneo – Sez. Miglior Attore, per lo spettacolo “La scuola delle mogli” di Molière, regia di Arturo Cirillo.

ROMINA MONDELLO – Teatro Classico e Contemporaneo – Sez. Miglior Attrice, per lo spettacolo “MEDEA” di Euripide. Regia di Emilio Russo

VELIA PAPA – Festival e Rassegne di impegno sociale e civile – Sez. Direzione Artistica.

MAURIZIO MATTIOLI – Teatro, Cinema e Tv – Sez. Miglior Attore.

RICCARDO MUTI – Musica Classica e Contemporanea – Sez. Grandi Direttori d’Orchestra.

ALBERTO BERTOLI – Musica Pop e Canzone d’Autore – Sez. Miglior Autore e Interprete.

DANILO REA – Musica Jazz e contaminazioni – Sez. Grandi Interpreti.

RiArtEco – Movimenti e Associazioni Culturali – Sez. Arti Visive Pittura e Scultura

STEM MUCCHI EDITORE – Editoria di impegno sociale e civile – Sez. Editoria per il Teatro e la letteratura

BEATRICE GIOVANI – MENZIONE SPECIALE 2020 – Teatro contemporaneo di impegno sociale e civile   Sez. Giovani Attrici, per lo spettacolo: “RAPSODIA 900”, dal romanzo di Dacia Maraini “Il treno dell’ultima notte”. Regia di Claudio Di Scanno.

Centro Studi Franco Enriquez – P.zza Giovanni da Sirolo, 1 – 60020 Sirolo(AN) – Tel. +39.071.9330572
info@enriquezlab.org

XXIII edizione de “L’ultima luna d’estate”. In Brianza: eventi, incontri culturali e 20 spettacoli in cartellone. Dal 27/8 al 6/9

LECCO, lunedì 17 agosto – Anche quest’anno, nelle cascine, nei parchi e nelle ville del Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone, nelle province di Lecco e di Monza e Brianza, si svolgerà la 23ma edizione de “L’ultima luna d’estate”, festival del teatro popolare di ricerca, direzione artistica di Luca Radaelli. Oltre venti spettacoli – da giovedì 27 agosto a domenica 6 settembre – per concludere l’estate con eventi all’aperto (e in sicurezza): incontri, teatro per i più piccini, musica e passeggiate culturali negli splendidi luoghi della Brianza più nascosta.
Ideato e organizzato da Teatro Invito, in collaborazione con il Consorzio Brianteo Villa Greppi, il festival è realizzato con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Lombardia, dei Comuni di Bulciago, Carnate, Casatenovo, Lomagna, Missaglia, Montevecchia, Osnago, Sirtori, Sirone, Usmate Velate, Unione dei comuni Lombarda della Valletta, Viganò, il Parco di Montevecchia e del Curone. Sponsor storico del Festival è Acel Energie.
Tra gli ospiti della kermesse ci saranno quest’anno Giulio Casale con un omaggio a Giorgio Gaber, Roberto Latini con il “Cantico dei Cantici”, Il Giardino delle Ore con un lavoro su Piero Ciampi e sulla figura dell’artista, e ancora Laura Curino e Renato Sarti con una riflessione sulla strage di Piazza Fontana, Lorenzo Baglioni e la sua visione del mondo della scuola. E poi ancora, tra gli altri: Mario Sala (“Il sogno di un uomo ridicolo”), Lorenzo Baglioni “Bella, prof!), Claudia Contin Arlecchino (“Gli abitanti di Arlecchinia”).
Inoltre, dopo il successo del 2019, torna la sezione “Luna crescente”: spazio dedicato alle compagnie under 30 per mostrare nell’ambito del festival un saggio del loro lavoro, e per entrare poi nel cartellone dell’Ultima Luna d’Estate 2021 (secondo il gradimento del pubblico).

I PRIMI SPETTACOLI IN CARTELLONE

Il festival si apre giovedì 27 agosto alle ore 18.30 a Osnago, in Piazza della Pace, con la consueta inaugurazione di letture a cura di Teatro Invito, cui seguirà alle ore 21 lo spettacolo cult, nato alla fine degli anni Settanta, “Polli d’allevamento”, di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, riportato in scena da Giulio Casale, appassionato cultore e continuatore dell’opera di Gaber.
Nel Monastero di Missaglia, venerdì 28 agosto, andrà in scena il giovane Alessandro Sesti, vincitore nel 2019 della prima edizione di Luna crescente.
“Doralinda e la Musa Ovina”, dal racconto di Dario Oggiano, sabato 29, alle ore 16.30 a Fattoria Lanfranconi di Sirtori, con Florian Metateatro.
E alle ore 21 a Cascina Butto di Montevecchia, “Paolo dei Lupi” liberamente ispirato alla vita di Paolo Barrasso, biologo e poeta che studiò i lupi tra gli Appennini, scritto e interpretato da Francesca Camilla D’Amico con la regia di Roberto Anglisani.
Domenica 30 agosto a Osnago, alle ore 11, Campirago Residenza presenta “Alberi Maestri Kids”, performance itinerante ed esperienziale alla scoperta del mondo degli alberi e delle piante, principio e metafora della vita stessa. Alle ore 17 e alle ore 19 nel Parco Verde di Lomagna il Teatro degli Acerbi presenta “Il Testamento dell’Ortolano”, con Massimo Barbero, da un testo di Antonio Catalano – adattamento e regia di Patrizia Camatel – una parabola contemporanea che ci parla di amore per la terra e di vicende sospese tra ricordi personali e mondi immaginifici. Alle ore 21 nei giardini di Villa Facchi di Casatenovo il Giardino delle Ore presenta “Piero l’Italianò”, spettacolo dedicato a Piero Ciampi, di e con Simone Severgnini e le musiche dal vivo di Tommaso Severgnini e Dimitri Pugliese.
Lunedì 31 agosto a Monticello Brianza si terrà la nuova sezione di Luna crescente (compagnie under 30): questa seconda edizione vedrà esibirsi nella cornice di Villa Greppi tre giovani artisti con un estratto del loro lavoro di ricerca. In scena: “Monologo di donna con salsiccia”, delirio tragicomico di e con Giulia Cerruti; Anomalia Teatro mette in scena “Antigone – monologo per donna sola”, di e con Debora Benincasa, tra film d’azione e soap opera, spettacolo vincitore del Premio Mauro Rostagno alla drammaturgia e selezionato dall’Italian Theatre Festival di New York; mentre Francesco Garuti presenta il suo “Nelly. Qualcuno d’Emilia”, narrazione ambientata durante la Seconda guerra mondiale in una famiglia di sorelle partigiane e filtrata dallo sguardo della tredicenne Nelly.

Per gli spettacoli successivi, fino al 6 settembre, e per tutte le altre informazioni, orari, prezzi e abbonamenti, rivolgersi ai seguenti indirizzi:
PRENOTAZIONI telefoniche e via mail (Non si accettano prenotazioni via sms) Teatro Invito tel. 346.5781822 dal 24 agosto / segreteria@teatroinvito.it