Senza il suo pubblico, ma con una gran volontà di esserci, ecco, grazie alla Rai, il Sant’ Ambrogio del Teatro alla Scala

MILANO, mercoledì 25 novembre Con il liberatorio e ottimistico riferimento dantesco “A riveder le stelle”, la Scala avrà il suo Sant’Ambrogio. Non quello tradizionale. Ma una grande Serata di musica e danza,  nonostante la chiusura dei teatri e il perdurare dell’emergenza sanitaria. Un Sant’Ambrogio scaligero grazie alla collaborazione con Rai Cultura, che la trasmetterà su Rai 1, Radio 3 e Raiplay a partire dalle ore 17.
Il 7 dicembre ventiquattro tra le più grandi voci del nostro tempo saranno a Milano per testimoniare la loro vicinanza a un teatro che più di altri è stato colpito dalla pandemia.
Direttore Musicale M° Riccardo Chailly, regista Davide Livermore.
Oltre ai cantanti e ai ballerini, ai professori d’orchestra e agli artisti del coro, sarà anche la serata dei tecnici, dei sarti, degli scenografi, di tutti quei lavoratori che dopo la ripresa di settembre, quando la Scala ha presentato un programma di 66 serate di spettacolo fino al 7 dicembre, hanno dovuto sospendere l’attività di fronte alla seconda ondata di coronavirus che ha investito tutto il mondo, e la città di Milano in particolare, portando il contagio anche tra le mura del Piermarini.
In queste settimane ancora drammatiche, sarà una serata di speranza e di determinazione in cui la Scala e la Rai porteranno nelle case degli Italiani (ma anche in Francia e Germania grazie all’accordo con Arte, e in numerosi altri Paesi) il valore dell’opera e della danza attraverso i loro interpreti più alti, ribadendo accanto alla capacità dell’arte di esprimere sentimenti, passioni, bellezza, anche la sua funzione civile.
La serata, incentrata sul repertorio italiano, e su pagine di grandi compositori europei, inizierà da estratti di opere di Giuseppe Verdi per continuare con Gaetano Donizetti, Giacomo Puccini, Georges Bizet, Jules Massenet, Richard Wagner e Gioachino Rossini. Le musiche dei balletti sono di Pëtr Il’ič Čajkovskij, Davide Dileo, Erik Satie e Giuseppe Verdi.
Coreografie di Manuel Legris (che contribuisce alla serata con Verdi Suite, una creazione in omaggio alla musica italiana), Rudolf Nureyev e Massimiliano Volpini.
Le arie d’opera e i momenti di danza saranno collegati e contestualizzati da testi recitati da attori, a significare la continuità tra le arti già indicata dal titolo che riprende “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, il celebre verso con cui si chiude l’Inferno della Divina Commedia, nel settecentesimo anniversario della scomparsa di Dante Alighieri.
Saranno presenti i cantanti Ildar Abdrazakov, Roberto Alagna, Carlos Álvarez, Piotr Beczala, Benjamin Bernheim, Eleonora Buratto, Marianne Crebassa, Plácido Domingo, Rosa Feola, Juan Diego Flórez, Elīna Garanča, Vittorio Grigolo, Jonas Kaufmann, Aleksandra Kurzak, Francesco Meli, Camilla Nylund, Kristine Opolais, Lisette Oropesa, George Petean, Marina Rebeka, Luca Salsi, Andreas Schager, Ludovic Tézier, Sonya Yoncheva. Tutti artisti che hanno collaborato in passato con il Teatro alla Scala e in molti casi ne hanno fatto la loro casa musicale partecipando a diverse produzioni.
Nella parte dedicata al balletto, diretta da Michele Gamba, saranno protagonisti l’étoile Roberto Bolle, i primi ballerini Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Claudio Coviello, Nicoletta Manni e Virna Toppi e i solisti Marco Agostino e Nicola Del Freo.
L’impianto scenico, che vede protagonista il Teatro con l’Orchestra al centro della platea e artisti collocati non solo in palcoscenico ma collegati dai palchi e in diversi spazi dell’edificio e dei laboratori, è firmato dal regista insieme a Giò Forma, con le scenografie digitali di D-Wok.
La trasmissione su Rai 1, che si avvarrà di dieci telecamere e di un gruppo di registi coordinati da Stefania Grimaldi, sarà presentata per il quinto anno consecutivo da Milly Carlucci, a cui si aggiungerà per la prima volta Bruno Vespa.

www.teatroallascala.org

Pasticci e strafalcioni linguistici. Gli interventi dei lettori

Giorgio Ferrari, in nota alla nostra nuova rubrica, “Fuori la lingua”, ha scritto:
Caro Pap, mi permetto di ripubblicare uno stralcio della mia donchisciottesca battaglia contro la sgrammaticata deriva linguistica che il nostro paese va imboccando. Non mi illudo che serva a granché, ma ci si prova. NON È MAI TROPPO TARDI, terza parte Dopo un faticoso avvio nel quale abbiamo convenuto che «un po’» si scrive con l’apostrofo e non con l’accento, e che «fa», terza persona indicativo presente del verbo fare non si scrive né con l’apostrofo né con l’accento, parliamo ora di «è», terza persona indicativo presente del verbo essere. il tasto compare sulla tastiera di tutti i computer acquistati in Italia, non occorrono sforzi particolari, basta battere «è». Scriverlo con l’apostrofo è un errore di grammatica. Sorvolo sul fatto che ciò s’impara alle scuole elementari. Meditate…
… E Luigina Quaino Di Giusto ha aggiunto:
E vogliamo parlare dell’orribile “piuttosto che” nell’accezione di “anche”? Per esempio: parlando dei monumenti di Berlino da visitare: ” … ci sarebbe la Porta di Brandeburgo, piuttosto che il Reichstag, piuttosto che lo Zoo di Berlino…
Loretta Fusco ha scritto:
Hai ragione. Gli errori o meglio orrori sono all’ordine del giorno perché è morta e sepolta non solo la lingua ma il rispetto che le si deve. I tempi sono cambiati, è vero, crisi e nuove tecnologie hanno modificato l’approccio con questo nostro incommensurabile bene, ma seppur incalzati dalla fretta, dai ritmi, non dovremmo mai dimenticare che anche il testo più interessante e perfetto dal punto di vista contenutistico, deformato da errori, sviste, refusi, finisce per perdere tutto il suo fascino. E se i nuovi strumenti di scrittura, tablet, correttori pensano di venirci incontro intuendo i termini più strampalati, dovremmo porre doppia attenzione proprio per non farci fregare… per un eccesso di fiducia.

Un ringraziamento degli autori di “Farà giorno”

Desideriamo ringraziarLa per la bellissima recensione di “Farà giorno”. E’ un lavoro che abbiamo scritto con sincera devozione per i personaggi e per lo spettatore e che è stato premiato con rara fortuna da un cast eccezionale e da una regia perfetta.
Rosa Menduni e Roberto De Giorgi

E “La Notte” portò la luce… sul Teatro

Caro Paolo, con il tuo “loSpettacoliere”, mi sembra di tornare indietro di “qualche anno”, quando le tue recensioni sul quotidiano “La Notte”, informavano chiunque (analfabeti compresi) e fungevano da guida alla comprensione di quanto poche ore prima era avvenuto sul palco. Ora, come i vecchi tempi, con “loSpettacoliere” il teatro arriva subito, o quasi, in casa. Complimenti, Paolo.
Mimmo Spina