Celebri solisti si fanno in quattro come direttori d’orchestra all’Auditorio dell’OSI (Orchestra della Svizzera Italiana)

LUGANO, lunedì 5 gennaio
Torna in streaming dall’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano, giovedì 14 gennaio, la stagione OSI nella formula Play&Conduct. Quattro grandi solisti del pianoforte, dell’oboe, del flauto e del violoncello dirigono e dialogano con l’Orchestra della Svizzera italiana.

Tutti i concerti sono offerti in videostreaming su:
www.osi.swiss
oppure su:
www.rsi.ch/live-streaming/
e in diretta radiofonica su:
RSI Rete Due.

CHRISTIAN ZACHARIAS. PIANISTA E DIRETTORE DA MOZART A BRUCKNER

Giovedì 14 gennaio (ore 20.30) riprende la stagione dei concerti dell’Orchestra della Svizzera italiana nella formula Play&Conduct. Si tratta di concerti che offrono al pubblico la possibilità di conoscere un artista sotto molteplici aspetti del suo talento. Nel caso di Christian Zacharias, l’artista tedesco si presenta come direttore d’orchestra e solista al pianoforte. Da quasi trent’anni Zacharias ha affiancato al pianoforte e alla musica da camera un’intensa attività direttoriale, iniziata con l’Orchestre de la Suisse Romande a Ginevra e sviluppatasi nei legami particolarmente intensi con l’Orchestre de Chambre di Losanna. Oggi è direttore principale dell’Orchestra della Comunità di Madrid e della Casa do Musica di Porto. Il programma della serata vede Zacharias eseguire e dirigere l’ultimo Concerto per pianoforte e orchestra di W. A. Mozart, il KV 595 in si bemolle maggiore. Segue il raro Quintetto per archi di Anton Bruckner nella versione per orchestra da camera.

L’OBOE DI ALEXEI OGRINTCHOUK FRA I CLASSICI DELLA SCUOLA VIENNESE

Giovedì 21 gennaio (ore 20.30). Protagonista del secondo appuntamento è l’oboista russo Alexei Ogrintchouk, studente del famoso Istituto Gnessin di Mosca, perfezionatosi alla grande scuola francese del Conservatorio di Parigi. Attuale primo oboe dell’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, Ogrintchouk è succeduto al suo maestro alla cattedra presso la Haute École de Musique di Ginevra. Insieme ai fiati dell’Orchestra della Svizzera italiana esegue il divertente Ottetto per fiati in mi bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven. Se, al tempo dell’Ottetto, Beethoven aveva ventidue anni, tredici ne aveva Mozart quando scrisse la seconda Cassazione per orchestra in si bemolle maggiore KV 99, un genere simile alla serenata che prevedeva una parte concertante, in questo caso ovviamente un oboe. A 32 anni Mozart compose invece l’aria da concerto Ah se in ciel, benigne stelle KV 538, dove l’oboe si impossessa delle colorature e delle impervie articolazioni del soprano. Chiude il programma la Seconda sinfonia di Beethoven.

IL FLAUTO MAGICO DI MAURICE STEGER FRA BAROCCO E CONTEMPORANEO

Giovedì 28 gennaio (ore 20.30). Sempre presso l’Auditorio Stelio Molo RSI di Lugano, terzo appuntamento della rassegna Play&Conduct. Il flautista Maurice Steger torna al pubblico di Lugano dopo i concerti e le masterclass del 2017 nella duplice veste di solista e direttore d’orchestra. Presenta un programma che pone al centro il flauto, partendo dal barocco di Händel (Suite di danze) e di un concerto poco noto di un autore dell’epoca, William Babell. La musica barocca però non rimane chiusa in se stessa, ma dialoga con quella contemporanea. Dopo il celebre concerto La Notte di Antonio Vivaldi, Steger presenta infatti Nacht – Schlaf da Singing Garden in Venice per orchestra e suoni della natura di Toshio Hosokawa, brano legato al modello vivaldiano. C’è anche il barocco ripensato da un maestro della dodecafonia del ‘900, Anton von Webern, trascrittore di un Ricercare della Musikalisches Opfer di J. S. Bach. Chiude il concerto la Sinfonia n. 35 in re maggiore Haffner.

HAYDN PADRE DEL CROSSOVER E DELL’UMORISMO MODERNO

Giovedì 4 febbraio (ore 20.30) La stagione Play&Conduct 2021 chiude con il quarto appuntamento con il violoncellista franco-tedesco Nicolas Altstaedt. Dopo il riconoscimento del Credit Suisse Artist Award nel 2012, Altstaedt vanta già collaborazioni e residenze d’eccellenza. Nel programma della serata, due pagine “moderne” di Franz Joseph Haydn, lo spettacolare Primo Concerto per violoncello e orchestra in do maggiore e la Sinfonia n. 60 detta il Distratto. Questa sinfonia è un’originale rielaborazione di alcune musiche di scena che progressivamente dona l’impressione voluta di disordine, con i musicisti che interrompono il Prestissimo finale per accordare gli strumenti. Una sinfonia in sei movimenti colma di idee e melodie popolaresche polacche, francesi e bulgaro-balcaniche, che ha indicato la via per usare il materiale folclorico ai compositori della scuola ungherese come Sándor Veress. Il compositore elvetico-magiaro si inserisce in questa tradizione con la prima delle due opere “moderne” in programma, le Quattro danze transilvane per orchestra d’archi. La seconda opera cameristica racchiusa fra le opere di Haydn ne discende per lo spirito umoristico e scanzonato, si tratta de La joie de vivre, opera dell’insigne docente Wilhelm Killmayer, per decenni colonna della Hochschule für Musik di Monaco di Baviera.