Come il copione di un dramma per scoprire le radici di libido e violenza, là dove l’uomo ha smarrito la propria identità

baratta coperta(di Andrea Bisicchia) Stefano Baratta, psicoanalista junghiano, nel volume: “L’immaginario della violenza, sogni, ragioni, terapia” Moretti & Vitali, sceglie, per la sua indagine, il metodo rappresentativo, ovvero quello di una commedia o di un dramma in due atti, il primo costruito sul matricidio, il secondo sull’incesto, con protagonisti giovani pazienti, figli di madri possessive e di padri incestuosi. Egli, inseguendo le loro immagini oniriche, ha cercato di risalire alle origini della violenza subita, individuando nei sogni la pista da percorrere.
Intanto si chiede in che cosa consista la violenza, se si tratti di un comportamento irrazionale, di un rapimento della coscienza, o se appartenga alla pulsione di morte indicata da Freud, o ancora a frustrazioni dell’infanzia, o al principio del piacere, o alla volontà di potenza, secondo il pensiero della Adler. Gli atti di stupro, di incesto, di matricidio, di parricidio sono comportamenti indecifrabili, incomprensibili, irrazionali, condannabili, che , spesso, si addebitano a gesti di squilibrati, se non di matti, dietro i quali si nasconderebbero atti di libidine. Ci sarebbe, allora, da chiedersi in che cosa consista la libido, se sia da considerare una tendenza sessuale oppure, semplicemente, una energia psichica o una perversione da giudicare moralmente. Un fatto è certo , dietro questi atti, esiste una forte disarmonia, da considerare un disturbo nevrotico dovuto alla mancanza di un equilibrio psicologico.
L’ autore, attraverso l’indagine condotta sui suoi personaggi, esplora le cause della violenza, cercando le informazioni nei sogni, dove si alternano pulsioni di vita e di morte. Il metodo che utilizza lo prende in prestito dalla drammaturgia, approntando un copione, le cui trame, appartengono alla narrazione dei suoi pazienti che, però, gli permettono incursioni nel mito, sia in quello occidentale, che in quello orientale, con protagonisti ben noti: Zeus-Era (la rivalità come rapporto d’amore), Shatki e Shiva (l’ideale dell’unione senza separazione), Merlino-Viviana ( il vecchio saggio e la giovane donna), incursioni dedicate alla coppia, dalla quale derivano tutte le immagini simboliche che attraversano la storia del teatro, della scienza, della musica, della psicoterapia, dove la coppia paziente-analista svela la necessità di una profonda trasformazione per superare lo stato di crisi che lega l’uomo al suo inconscio, alla sua Ombra, ai suoi sogni che, secondo Baratta, sono quelli che permettono all’analista di trovare indicazioni terapeutiche e di aiutare chi ha smarrito la propria identità.

Stefano Baratta, “L’immaginario della violenza. Sogni, ragioni, terapia”. Moretti & Vitali, pp 210, € 16