Commossa lezione di stile di Neri Marcorè, che racconta la vita di Gesù, secondo i Vangeli e la musica di De Andrè

MILANO, mercoledì 19 aprile ► (di Emanuela Dini) – Poesia, tanta. Garbo, ancora di più. Senso della misura, elevatissimo. Rispetto, a piene mani. Commozione, costantemente affiorante. Emozioni, altamente presenti.
Un gran bello spettacolo “La buona Novella”, in scena al teatro Carcano di Milano, dove Neri Marcoré si confronta e porta in scena l’album che Fabrizio De André scrisse nel 1969, un racconto della storia di Maria, di Gesù da bambino, della Passione di Cristo, prendendo spunto dai Vangeli apocrifi armeni, arabi, bizantini e vissuto dal cantautore genovese come manifesto rivoluzionario.
«Ma cosa andava predicando Gesù di Nazareth se non l’abolizione delle classi sociali, dell’autoritarismo, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universali? È un po’ come se io mi fossi rivolto ai miei coetanei che si battevano contro smisurati abusi di potere e di autorità e avessi detto loro: “Guardate che lo stesso tipo di lotta l’ha già sostenuta un grande rivoluzionario 1969 anni fa e sappiamo come è andata a finire”» (da un’intervista a Fabrizio De André apparsa sul Corriere della Sera.
Marcoré, insieme al regista Giorgio Gallione, con “La buona novella” mette in scena una rappresentazione laica dell’album di De André dove si alternano brani cantati, recitati, movimenti scenici, musica eseguita dal vivo (con sonorità essenziali da brividi), giochi di luce e un ensemble di cantanti donne, unica presenza maschile (oltre a Marcoré), il pianista. E il risultato è di grande armonia.
«Con Marcoré ci eravamo già confrontati con De André nello spettacolo “Quello che non ho” che intrecciava i pensieri e le canzoni di De André con gli scritti di Pasolini. Arrivare a “La Buona Novella” ci è sembrato inevitabile. “La Buona Novella” racconta, sì, la Passione di Cristo (per De André il più grande rivoluzionario di tutti i tempi), ma la racconta anche e sorprendentemente dalla parte di Maria, madre bambina inconsapevole e prescelta prima, straziata e piangente mater dolorosa poi. Quando De André la fa quasi imprecare sotto la croce “non fossi stato figlio di Dio, ti avrei ancora per figlio mio”, esplode tutta la tragicità del suo personaggio, amplificata e resa esplicita quando è cantata da una voce femminile e non solo evocata da un narratore», spiega il regista.
«Ho cominciato ad apprezzare Fabrizio De André grazie al suo doppio live suonato con la PFM e pubblicato nel 1979, e da lì mi venne naturale esplorare la sua produzione e continuare a seguirlo nei suoi dischi successivi, appassionandomi al suo sguardo originale sul mondo, alla cura delle parole, a quella voce profonda al cui registro, col passare degli anni, ho finito curiosamente per aderire», racconta Marcoré. E allora ecco spiegata la sua voce così simile a quella di Fabrizio De André quando attacca a cantare la prima canzone dell’album. Non lo sta imitando, lo sta omaggiando.
La scenografia essenziale, giocata con elementi semplici e fortemente evocativi – un palloncino come stella cometa, un bastone che germoglia, una colomba creata coi coriandoli – i brani recitati da Marcoré con garbo, grande misura e anche un certo senso di pudore nell’affrontare una storia così drammatica e gigantesca, cori e canzoni di voci femminili, il commento musicale con percussioni, triangolo, affilate note di violino e, soprattutto un grande, sommo, palpabile rispetto verso l’opera di Fabrizio De André fanno de “La buona novella” un bel momento di teatro, garbato e godibile. Una perla rara, tanto più meritevole, in un panorama teatrale dove troppo spesso si mettono in scena discutibili “rivisitazioni” sguaiate, urlate e sgangherate.
Grazie, Marcoré e Gallione, per questa grande lezione di stile.
Sala strapiena, applausi a scena aperta. Meritatissimi.

Neri Marcoré in “La buona novella”, di Fabrizio De André. Drammaturgia e regia Giorgio Gallione. Arrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri. Con Rosanna Naddeo. Voce e chitarra Giua. Voce, chitarra e percussioni Barbara Casini. Violino e voce Anais Drago. Pianoforte Francesco Negri. Voce e fisarmonica Alessandra Abbondanza. Scene Marcello Chiarenza. Costumi Francesca Marsella. Luci Aldo Mantovani – Produzione Teatro Stabile Bolzano, Teatro Cercano, Fondazione Teatro della Toscana, Marche Teatro.

Al Teatro Carcano, corso di Porta Romana 63, Milano Fino al 23 aprile. (In tournée dalla prossima stagione)