Conoscenza partecipazione concretezza. E lo Stabile di Torino, grazie al “metodo Fonsatti”, ha raggiunto l’egemonia

(di Andrea Bisicchia) – Ci ha fatto piacere sapere che il TEATRO STABILE DI TORINO, TEATRO NAZIONALE, abbia raggiunto l’egemonia nei confronti di altri Teatri Stabili, anche perché conosciamo l’ottimo lavoro di Filippo Fonsatti e di Valerio Binasco, però, occorre aggiungere che simili risultati si ottengono grazie al lavoro di una equipe affiatata che ha raggiunto livelli molto alti.
Questo vuol dire che anche a teatro esiste un metodo di lavoro che cerca di perseguire dei risultati con delle strategie improntate all’autorevolezza, alla sapienza, a un certo pragmatismo piemontese.
Il Metodo Fonsatti poggia sul rapporto Produzione-Qualità. Si tratta di un metodo che genera conoscenza, partecipazione, concretezza.
Possiamo ammettere che si tratti di un metodo efficace? A giudicare dai risultati, la risposta non può che essere positiva.
Se c’è qualche osservazione da fare, questa riguarda il termine egemonia. Per anni, Il Piccolo Teatro di Grassi-Strehler e Il Teatro Stabile di Genova di Chiesa-Squarzina, hanno tenuto l’egemonia, anzi sono rimasti dei modelli da seguire, però non credo che aspirassero all’egemonia né ad enfatizzare il loro lavoro, ci pensavano gli altri a farlo, ovvero coloro che erano chiamati a giudicare senza l’ausilio di algoritmi. Quando la creatività raggiunge certi vertici, non ha bisogno di essere egemonica. L’egemonia, a teatro, non conta se non è supportata dalla qualità degli spettacoli, anche se, per il Ministero, non basta, dato che richiede produzioni oculate, incassi adeguati, pagamenti dei contributi sempre a posto, si tratta, in fondo, di tutti quegli elementi che creano un sistema che verrà, a sua volta analizzato dall’algoritmo, il quale prende anche atto dei giudizi qualitativi della Commissione chiamata a giudicare.
Chi non conosce simili meccanismi e si sente “punito”, non ha capito che il suo operato è stato esaminato da più voci e che il risultato finale non va addebitato a delle persone fisiche.
Basterebbe ricordare quello che fu definito uno scandalo, lo scorso anno, quando il Teatro La Pergola subì la dequalificazione. Con molta superficialità, la sinistra compatta, con i suoi giornali di riferimento, che non si erano informati sull’Algoritmo, dettero subito la colpa al governo di destra.
Intervenni personalmente, ricordando che ai tempi di Franceschini erano stati dequalificati gli Stabili di Genova, di Veneto Teatro, di Palermo e di Catania, nessuno gridò allo scandalo, forse perché, la Sinistra non era diventata estrema come quella di oggi, pronta ad invocare la piazza in qualsiasi occasione.
Oggi, sia Veneto Teatro che lo Stabile di Genova sono tornati ad essere Teatri Nazionali. Diciamo subito che, in teatro, la diffidenza sta sempre dietro l’angolo, nessuno riconosce più i limiti del proprio lavoro, tutti esaltano i propri cartelloni e i propri successi di pubblico,
Debbo ammettere che in molte occasioni, mi sono vergognato per loro. A me le leadership non interessano, visto che anche con la mediocrità la si può raggiungere facilmente, e visto che tale mediocrità sembra essere accettata da un pubblico numeroso, anche se bisogna ammettere che la stessa accusa di mediocrità non ha senso, essendo il teatro un lavoro che coinvolge più di 400mila persone, con famiglie che esercitano un servizio pubblico. Basterebbe però che ad ogni occasione la smettessero di dire che offrono prodotti di alta qualità.
Qualità coincide con creatività, cosa rara!