Così viene cancellata l’Odissea. Ma la faranno rinascere gli attori sui gradoni di Pompei. E con i versi di Emilio Isgrò

(di Andrea Bisicchia) C’è stato un momento in cui abbiamo registrato un vero e proprio attacco ai classici, accusati di essere razzisti, di raccontare guerre cruente, di portare in scena trame violente, oltre che tragedie familiari, anche se l’accusa preminente è stata quella di utilizzare testi che grondano sangue, come ha mostrato la recente realizzazione di “Aiace”, con la regia di Luca Micheletti, al Teatro Greco di Siracusa.
A dire il vero, l’attacco al canone classico è conseguenza di un bieco moralismo che sa di americanismo deleterio che crede sempre di essere all’avanguardia azzerando tutto, dopo essersi inventata la locuzione “cancel culture”, adoperata come forma di ostracismo e di boicottaggio nei confronti di tutto ciò che abbia a che fare con i classici antichi e, soprattutto, con lo sfatamento dei miti, riconosciuti contenitori di storie inaudite.
Non si tratta solo di miti pagani, ma anche cristiani, che hanno a che fare con l’iconoclastia, tanto che sono stati presi di mira la “Bibbia” e l’”Odissea”. A quest’ultima ha lavorato Emilio Isgrò con la sua arte della cancellazione, il cui risultato debutterà al Festival di Pompei, diretto da Roberto Andò, il 13 giugno, con la regia di Giorgio Sangati.
Isgrò è noto per le cancellature che ne hanno fatto l’esponente più accreditato del concettualismo pittorico, ma noi lo conosciamo come autore teatrale, in particolare, della sua “Orestea”, in dialetto siciliano, regia di Filippo Crivelli, con le macchine sceniche di Arnaldo Pomodoro, che abbiamo visto a Gibellina, nel triennio 1983-85, pubblicata, l’anno successivo, da Feltrinelli, ristampata, con altri testi, nel volume curato da Martina Treu, per l’Editrice Le Lettere. Fu un vero evento che alternava il realismo con un lirismo fantastico, evento non dissimile dal “Ratto di Proserpina” di Rosso di San Secondo, messo in scena da Guido De Monticelli, sempre a Gibellina.
Nell’ultimo decennio, i poemi omerici hanno avuto molte trasposizioni sceniche, ricordo una Iliade, con Sebastiano Lo Monaco, nelle vesti di rapsodo che raccontava la guerra di Troia, su testo originale e montaggio di Monica Centanni, vista al Piccolo Teatro Studio, 2010, mentre, nel 2015, al Piccolo Teatro Strehler, abbiamo visto “Odyssey” di Robert Wilson, nella riscrittura di Simon Armitage. Il regista texano adattò i 24 libri in una narrazione nella quale ogni episodio scivolava nell’altro con una miriade di apparizioni degli dèi, Calipso, i mangiatori di loto, il Ciclope, Circe, Tiresia, le Sirene, il regno dei morti, l’isola dei Feaci, il ritorno a Itaca, Penelope, spettacolo indimenticabile, voluto fortemente da Sergio Escobar.
L’idea di Isgrò è molto diversa, egli insieme al regista ha ideato una installazione che permetterà al pubblico che occupa la platea di vedere scorrere, sui gradoni, il poema omerico che viene cancellato a vista, dal quale nascerà il nuovo testo che sarà recitato dagli attori. Sui gradoni si muoverà anche Emilio, anni 86, vestito in nero da rockstar, mentre Ulisse è interpretato da Luciano Roman.
Isgrò ha dichiarato che il suo gesto “vuole riportare in vita frammenti di un mondo sepolto, risvegliare i fantasmi lontani incitandoli a reinventare le storie in libertà e senza censure”. Le sorprese non mancheranno, avendo, Isgrò, immaginato la figura di Ulisse in maniera pirandelliana, facendolo fingere pazzo per evitare la guerra, come a volerla condannare, mentre, nel suo delirio, chiamerà l’Otre dei venti “computer”, da intendere come nuovo vaso di Pandora, nel frattempo le Sirene ingannatrici le vediamo trasformate in fake news, grazie alla loro capacità di sedurre. Forse si tratta di un modo diverso di cancellare la poesia dei testi classici, magari per contrapporre una maniera diversa di concepire il mondo poetico.

L’”Odissea Cancellata” di Emilio Isgrò, diretto da Roberto Andò, regia di Giorgio Sangati. Con Luciano Roman, e Clara Bocchino, Francesca Cercola, Eleonora Fardella, Francesca Fedeli, Gianluigi Montagnaro, Antonio Turco. Installazione scenica Emilio Isgrò. 13-14-15 giugno al Festival di Pompei. Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.