Dedicato a Byron il museo permanente di Palazzo Guiccioli. Ora Ravenna non è più solo la città di Dante e dei mosaici

RAVENNA, sabato 7 dicembre ► (di Andrea Bisicchia) – È stato inaugurato, sabato 30 novembre, il monumentale Palazzo Guiccioli, dopo dieci anni di lavori di restauro conservativo, a cura di Aurea Progetti, restituito alla città di Ravenna grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio e trasformato in un Museo permanente, dedicato a Lord Byron, oltre che al Risorgimento.
Sito nella via centrale della città, Palazzo Guiccioli diventerà la nuova meta dei tanti visitatori di Ravenna che potranno, appunto, usufruire, non solo delle famose chiese, con i loro splendenti mosaici, della tomba di Teodorico e di quella di Dante, ma anche di un Museo dedicato al poeta più rappresentativo del Romanticismo inglese, che visse a Ravenna per ben quattro anni, durante la sua tormentata storia d’amore con la ravennate Teresa Gamba, moglie del marchese Guiccioli.
In Italia, Lord Byron è conosciuto per il melodramma di Donizetti tratto dal suo “Marin Faliero”, il cui debutto avvenne nel 1835, ancora in pieno romanticismo, una storia d’amore, di morte e di congiure che tanto appassionò il pubblico di allora, come, in fondo, anche quello di oggi.
Il mio rapporto con Byron lo debbo a Carmelo Bene di cui vidi, alla Scala, “Manfred”, tratto dal Poema del poeta inglese e musicato da Schumann. Si trattava di quello che veniva considerato il manifesto del Romanticismo, scritto nel 1816, nello stesso anno del “Frankenstein” di Mary Shelley, moglie di Percy Shelley, autore del “Prometeo”. Carmelo Bene lo aveva tradotto e manipolato in una sua creatura, trasformando l’eroe di stampo faustiano e sovversivo, che rivendica la superiorità dell’uomo contro le forze ostili della natura, in uno dei personaggi più esaltanti della sua carriera, avvicinando la poesia di Byron al canto, in una messinscena liberata da costumi e persino dalle luci, proiettata verso l’esaltazione della voce, con i suoi particolari funambolismi.
I grandi quotidiani dedicarono pagine intere a Carmelo Bene, ma fecero, nello stesso tempo, rinascere il mito del poeta inglese, la cui storia artistica e amatoria, è possibile, oggi, ammirare nella mostra allestita, nelle varie sale di Palazzo Guiccioli, da Studio Azzurro, con animazioni visive, grazie a schermi, grandi e piccoli, disseminati nei vari luoghi, dove si possono vedere le prime edizioni delle Opere citate, insieme ad altre, come il Sardanapalo, l’incompiuto “Don Giovanni”, oltre che le Opere di poesia.
Il visitatore si imbatte in un lungo racconto multimediale, arricchito da cimeli del tempo, sente persino la voce registrata del poeta che si ascolta in uno spazio impalpabile, ricreato, sempre da Studio Azzurro, con un particolare uso del suono e delle immagini proiettate su grandi pareti che fanno da schermo e che raccontano la vita degli aristocratici di fine Settecento e inizio Ottocento, tra Venezia e Ravenna. È come se , le pareti si trasformassero in specchi per dare l’illusione, al visitatore, di partecipare alle loro feste.
Byron aveva incontrato Teresa proprio a Venezia, in casa della contessa Marina Benzon, affascinato dalla città, con i suoi Carnevali e con i suoi piaceri trasgressivi. A Venezia lo aveva raggiunto la figlia Allegra, avuta da Claire Clairmont, sorellastra di Mary Shelley, che aveva mostrato fin da piccola talento per la recitazione e il canto e  che, ammalatasi di febbre malarica, fu data in cura alle suore cappuccine di San Giovanni di Bagnacavallo, note perché ospitavano ragazze di nobili famiglie, che però non riuscirono a salvarla dalla morte prematura che sconvolse il papà e la stessa Teresa, la quale aveva ricevuto istruzione proprio nello stesso convento e che si era affezionata alla bambina. Teresa era una giovane amante della lettura e della poesia dantesca, tanto che Byron le dedicò “The Prophecy of Dante”, durante gli anni del loro amore appassionato, viatico per le sue aspirazioni politiche.
In una delle sale, si possono osservare i ricordi da lei conservati, si tratta di gioielli, di riccioli di capelli, di cestini con le lettere, di souvenir vegetali, di biografie.
Il racconto multimediale ci permette di conoscere, tutto questo, oltre che i lavori composti da Byron a Ravenna e di approfondire la sua concezione estetica, costruita sul rapporto Arte-Vita e su quello, divenuto emozionale, tra Autore e Visitatore che si vede catapultato in una storia abbastanza complessa, come lo fu la vita del poeta.

Per altre informazioni:
www.palazzoguiccioli.it