Dedicato alla regia di 9 donne del panorama europeo il 45esimo Festival del Teatro di Venezia diretto da Latella

VENEZIA, sabato 8 aprile – Il 45esimo Festival Internazionale del Teatro si svolgerà dal 25 luglio al 12 agosto secondo il programma ideato dal neo direttore Antonio Latella. Al centro la regia, con uno spaccato del panorama europeo attraverso 9 registe donne provenienti da Italia, Germania, Francia, Polonia, Olanda, Estonia, per la maggior parte intorno ai 40 anni, con un percorso artistico consolidato. A ognuna di loro il Festival dedicherà una sorta di ritratto, da 2 a 4 spettacoli, quasi tutti in prima italiana, tracciandone il processo creativo.
Molte di loro“, dichiara Antonio Latella, “capaci di evolvere con grande naturalezza, ma al contempo con profondo senso critico, l’unione dei linguaggi che fanno da ponte tra il secolo scorso e questo. È proprio nella concentrazione di una ricerca del linguaggio che, soprattutto nelle registe donne, abbiamo riscontrato un’esigenza, una necessità mai gratuita, mai legata a un bisogno puramente carrieristico o di affermazione, ma da una sincera urgenza creativa”.

Maja Kleczewska, 43 anni, da Cracovia, considerata una delle figure più rilevanti del teatro polacco, lungo una linea che da Kantor arriva a Lupa e Warlikowski (di cui è stata assistente), è il Leone d’argento 2017. A Venezia inaugura il Festival con The Rage (25 e 26 luglio, Teatro Piccolo Arsenale), dall’omonimo testo teatrale di Elfriede Jelinek, che comincia a scriverlo dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi.

Ene-Liis Semper, nata a Tallin nel 1969, acclamata video artista, performer e regista che ha rappresentato l’Estonia alla Biennale Arti Visive 2001. Alla Biennale Teatro è invitata con due spettacoli. Filth (26 luglio, Teatro alle Tese) e El Dorado, the Clowns’ Raid of Destruction (27 luglio, Tese dei Soppalchi).

Nathalie Béasse (Angers, 1971), come la Semper ha una formazione pluridisciplinare, legata alla sperimentazione del mondo delle arti plastiche e delle performing arts, la regista francese presenterà, tra teatro e danza: Le bruit des arbres qui tombent (28 luglio, Teatro Piccolo Arsenale), Tout semblait immobile (30 luglio, Teatro alle Tese), Roses (29 luglio, Tese dei Soppalchi), Happy Child (31 luglio, Teatro Piccolo Arsenale).

Maria Grazia Cipriani, in un arco creativo di oltre 30 anni, attraversa, con una trilogia, i secoli, dal mito alla fiaba alle origini del teatro. Perfette macchine teatrali che svelano inaspettate storie, facendo del teatro “un gioco molto serio”. La trilogia prevede lo spettacolo-manifesto Biancaneve (1 agosto, Tese dei Soppalchi), quindi Pinocchio (1 agosto, Teatro alle Tese), visto come un sogno di Geppetto, un viaggio nelle zone oscure della coscienza, infine Le mille e una notte (2 e 3 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), storia della figlia del Visir, elaborata e complessa come una scatola cinese.

Livia Ferracchiati, trentunenne, studi di regia alla Paolo Grassi di Milano dove si diploma nel 2014, oltre a una laurea in drammaturgia all’Università La Sapienza di Roma, traccia un percorso “a temi” poco conosciuti, che richiedono anche documentazioni e inchieste sul campo. Todi is a small town in the center of Italy (2 agosto, Tese dei Soppalchi), per esempio, un’indagine sulla provincia italiana, sui limiti che il controllo sociale pone alle libertà individuali. A Venezia si vedranno anche i primi due capitoli della Trilogia sull’identità, Peter Pan guarda sotto le gonne (3 agosto, Tese dei Soppalchi), semifinalista al Premio Scenario, e Stabat Mater (4 agosto, Tese dei Soppalchi, ore 18.00).

Anna Sophie Mahler, trentottenne tedesca, regista di prosa e d’opera, residente a Zurigo. Ha fondato nel 2006 la propria compagnia CapriConnection, con cui sperimenta un’originale idea di spettacolo-partitura, caratterizzato dall’utilizzo di materiale documentaristico intrecciato a musica e immagine. Presenta a Venezia Tristan oder Isolde (4 agosto, Teatro alle Tese), un pastiche elaborato a partire dai resti della scenografia di Anna Viebrock per l’opera wagneriana diretta da Marthaler del quale la Mahler era stata assistente; Alla fine del mare (5 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), basato sul film di Fellini E la nave va (in scena un gruppo di stelle della lirica ormai decadute in viaggio su un piroscafo).

Suzan Boogaerdt & Bianca Van Der Schoot, quarantaduenni, dall’Olanda, lavorano insieme dal 2000 dopo aver entrambe terminato la stessa scuola di teatro di Amsterdam. Dal 2011 lavorano a una serie denominata Visual Statements, performance dedicate alla “società dello spettacolo” e al ruolo dell’immagine nella cultura odierna. A questa serie appartengono i due spettacoli presentati alla Biennale: Bimbo (5 e 6 agosto, Teatro alle Tese) e Hideous Wo(men) (8 agosto, Teatro alle Tese).

Claudia Bauer, classe 1966, nata a Landshut, Baviera, non solo ha realizzato spettacoli per i maggiori teatri dei paesi di lingua tedesca, ma ha anche rivestito ruoli di direzione artistica, come al Theaterhaus di Jena dal 1999 al 2004. Alla Biennale presenta Und Dann (7 agosto, Tese dei Soppalchi) e Der Menchen Feind (9 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), riscrittura del Misantropo molièriano.

Biennale College – Teatro: You know I’m No Good, famoso singolo di Amy Winhouse, è il titolo della maratona finale in scena l’11 e il 12 agosto che raccoglie in un unico spazio (Sale d’Armi) e senza soluzione di continuità gli esiti dei laboratori di Biennale College – Teatro, tutti ispirati al tema proposto da Antonio Latella “di identificare un’artista, donna, operante dalla seconda metà del Novecento misteriosamente scomparsa, e di mettere una lente di ingrandimento là dove si possa vedere qualcosa che per troppo tempo è rimasto nascosto, o volutamente tenuto sotto silenzio”. Ogni maestro ha quindi scelto un’artista come tema del proprio laboratorio: Simone Derai di Anagoor ha scelto di lavorare attorno alla figura di Norma Jean Baker (Marilyn Monroe), Nathalie Béasse su Jean Seberg, Franco Visioli e Letizia Russo su Unica Zürn, Anna-Sophie Mahler su Aglaja Veteranyi, Maria Grazia Cipriani del Teatro del Carretto su Amy Winehouse, Katrin Brack su Charlotte Posenenske, Luk Perceval su Sinéad O’Connor, Suzan Boogaerdt e Bianca Van Der Schoot su Lee Lozano.

Una sezione di Biennale College – Teatro è, inoltre, dedicata esclusivamente alla figura del regista. “In un periodo storico dove è evidente la frattura tra le passate e le nuove generazioni impegnate nella scena”, ha spiegato Latella, “la Biennale Teatro s’impegna a valorizzare il lavoro di chi non ha ancora raggiunto una vasta visibilità, per età e/o per oggettive difficoltà d’ingresso nel panorama teatrale. (…) Il bando è per il primo anno indirizzato soltanto a registi italiani; questa scelta nasce dalla constatazione della difficoltà incontrata dai nostri giovani artisti nel proporre le proprie opere a un vasto pubblico e alle istituzioni” .