(di Andrea Bisicchia) Mi sono occupato, sulle pagine di questo giornale, della disuguaglianza recensendo il libro di Atkinson, oggi ritorno sull’argomento, recensendo il libro del premio Nobel J. E Stiglitz: “La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla”, appena pubblicato da Einaudi.
Perché si parla tanto di disuguaglianza? Il motivo va ricercato nel fatto che, se una volta, la prosperità veniva condivisa con le classi medie, dinanzi al loro crollo e alla loro paura, l’argomento è diventato di moda, essendosi, queste, accorte che la piramide della ricchezza resiste soltanto al vertice e che loro ne sono rimaste escluse. A dire il vero, il mondo intero è sconvolto dalla disuguaglianza, di cui gli economisti si affannano a cercare le cause senza trovare possibili rimedi. Quando si parla di disuguaglianza, siamo abituati a invocare le regole morali che per l’economia non esistono, così come non esistono per la politica, dove l’immoralità è considerata un pregio, se non un vanto, benché da essa scaturiscano corruzione e illegalità.
La grande frattura di cui parla l’economista americano non è altro che il risultato di politiche sbagliate e di politici incapaci che hanno rincorso un benessere inesistente tanto che, dalla Grande recessione del ’29 al Grande malessere di oggi, le cose non sono cambiate di molto, avendo la crisi esacerbato le disuguaglianze, creando, nell’economia, una forte corrente discendente, difficile da arginare. Se dopo il ’29 e la Grande guerra, l’economia ebbe una impennata tale da favorire la classe media, oltre che quella povera, oggi risalire la china non sembra più possibile, come hanno dimostrato il fallimento della macroeconomia e le sue fluttuazioni, che hanno reso cinico il mercato, imbelle, da solo, a risolvere i problemi, senza la gestione di una politica illuminata. Forse occorrerebbe un più audace pensiero economico, un nuovo New Deal, quello che Atkinson e Stiglitz vanno cercando, benché i rimedi che propongono risultino insufficienti se la ricchezza permane nelle mani di pochi cinici e corrotti che generano altrettanti figli cinici e corrotti, come ci vengono raffigurati nelle foto offerte dalle cronache internazionali, per capire quanto sia immensa la loro ricchezza, visto che mettono in mostra yacht, aerei e case di lusso.
Purtroppo, nel mondo, ci sono troppa corruzione e disonestà , le vere generatrici della grande frattura. Per rimanere nell’ambito di casa nostra, non passa giorno che la cronaca non dia notizie di malaffare che, ormai, non risparmia nessuno, avendo la fraudolenza coinvolto categorie diverse di professionisti. Per Stiglitz, le colpe non sono soltanto da ricercare nei politici assatanati di soldi, ma anche nelle banche e nelle istituzioni finanziarie che, manipolando i mercati, hanno favorito la smisurata disuguaglianza. Basterebbe riflettere sui miliardi persi tra il 2008 e oggi per accorgersi che le crepe sono diventate voragini.
Per anni si è cercato di soffocare il problema, ma nel momento in cui sono state coinvolte le classi medie, la frattura si è trasformata in dismisura, essendosi vanificati i redditi e resi nulli gli investimenti, i soli che possono sconfiggere le “bolle”che aumentano le piaghe della povertà, rendendo inevitabile il divario tra i redditi di crescita e quelli in uscita, permettendo a pochi gruppi compensi astronomici.
Se dovessimo ancora chiederci perché la disuguaglianza sia tanto aumentata negli ultimi 35 anni, la risposta potrebbe apparire lapalissiana: perché si è sperperato troppo il denaro pubblico, con stipendi da capogiro, moltiplicando le figure direzionali, oltre quelle dei consulenti che rinascono come l’araba fenicia. Tutto questo sperpero ha generato la classe dell’un per cento, la sola che sa fruttare la ricchezza con cifre elevate di plusvalore, favorendo l’ingiustizia come sistema.
Joseph E. Stiglitz: “La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla” – Editore Einaudi, 2016 – pp 436, € 22.