Donne degli anni Settanta, “usate” e schiavizzate, secondo Dario Fo e Franca Rame. Ma oggi sono libere e felici. O no?

MILANO, mercoledì 22 settembre (di Paolo A. Paganini) Vennero definiti “i giorni delle P38”. Era l’anno tragico 1977. E forse il termine “tragico” è un eufemismo. Nel 1977 ci furono duemila e 128 attentati terroristici, gambizzate 32 persone. E poi assassinati militanti politici, poliziotti, giornalisti, avvocati. Le carceri presidiate. Le Università in subbuglio o occupate. L’economia a pezzi. E intanto si studiava l’ingresso dei comunisti nell’area di governo. Berlinguer disse, tra le polemiche, che quell’Italia gli ricordava il ’19.
E Giorgio Gaber rifiutava di cantare in un teatro presidiato dalla polizia.
Ma Dario Fo, con il suo “Mistero buffo”, una giullarata attinta all’humus medievale lombardo, partito dalla Palazzina Liberty di Milano, mieteva successi in Francia, Grecia, Germania. Anche in Televisione. Il Vaticano però definì la pièce di Fo “disgustosa, grossolana e avvilente”, dissacrante e anticulturale, “di inconcepibile volgarità, in una pubblica trasmissione, che avvilisce la nazione italiana davanti al mondo”.
Ancora grane per Dario Fo, già allontanato dalla RAI nella Canzonissima ’62.
Ma, in quel maledetto 1977, Dario era incontenibile. Imperterrito e d’incontenibile fervore creativo, questa volta, insieme con Franca Rame, si accingeva a scrivere “Tutta casa, letto e chiesa”. Uno spettacolo in tre parti di dissacrante macelleria del sesso, con al centro, nella prima parte, una casalinga schiavizzata, con il suo bagaglio di frustrazioni, di umiliazioni, utilizzata a piacimento dalle voglie e dai capricci del marito, violento e autoritario. Eppure, in quel 1977 le donne, fra proteste, cortei, slogan, stavano imparando ad alzare la testa. A dire no, basta.
Ora è n scena, ad apertura di stagione, all’Out Off, interpretata da Monica Bonomi, che impersona una di quelle donne, in una lotta personale di resistenza, sopravvivenza e di catartica conclusione a colpi di fucile. Chiusa sottochiave in casa, tra un cognato voglioso e handicappato, due figli da tirar su, un guardone da una finestra in alto, un telefono che continua a suonare e ad emettere frasi sporcaccione da parte di uno sconosciuto erotomane, e un giovane innamorato che non le dà pace (dopo un inizio erotico di reciproche soddisfazioni).
In un’ora e venti vengono compresse, sintetizzate e fatte deflagrare le virulenze sessuali, in mimica e a parole, delle tre donne di cui Dario Fo e Franca Rame scrissero con emblematico compiacimento.
“Tutta casa, letto e chiesa” rimane una specie di vessillo di quegli anni. Non so se oggi funzioni ancora. Secondo me è passata troppa acqua sotto i ponti. Le donne hanno imparato a navigare. O no?
Sta di fatto che, dopo la casalinga, anche nelle due parti successive, vissute dalla Bonomi in un unicum, con rapido cambio di scena, il sesso non cambia di registro.
Con la seconda donna, Monica Bonomi racconta un’altra storia di amplessi, inframmezzata dal racconto di lupi, streghe e nani e una bambola sporcacciona.
E con la terza e ultima donna, in un italiano del Cinquecento, viene ripresa, da Euripide, la storia di Medea, dove, qui, c’è poco da ridere. Ma, per il resto, lo spettacolo è seguito da un pubblico in prevalenza di giovani (che, beati loro, senza memoria storica, ridono felici, senza sapere cosa si nasconde sotto il sarcasmo di quel maledetto 1977). E così assistono a una bella farsa, acida ed amara, come per un antico testo del Ruzante. Ma va bene così.
E Monica Bonomi, diretta in libertà di linguaggio da un rispettoso Lorenzo Loris, lungamente applaudita, ha sinceramente divertito, con il racconto di una grottesca e violenta incontinenza sessuale, di cui, sappiamo bene, quanto quotidianamente, e tragicamente, parlano radio, tv e giornali.
Ma questa è – forse – un’altra storia.
Repliche fino al 10 ottobre.

La riflessione sulla donna e sul femminile è quantomai attuale. Il Teatro Out Off ha pensato a tre incontri sui temi dello spettacolo “Casa”, “Letto” e “Chiesa” per approfondire con figure di rilievo il ruolo della donna nella società, come è cambiato in questi anni e quali sono le politiche e le misure che si possono mettere in atto. Tre brevi momenti, al termine dello spettacolo, intitolati “Non scappare” in un ironico esortativo a fermarsi e approfondire, a non girare subito pagina su un altro argomento. Senza la velleità di essere esaustivi, vogliono gettare un seme che possa diventare una riflessione autonoma. Gli incontri saranno: CASA- giovedì 23 settembre / LETTO- giovedì 30 settembre / CHIESA -giovedì 7 ottobre.
Teatro OUT OFF  20155 Milano  via Mac Mahon, 16 – telefono  02.34532140.
www.teatrooutoff.it