(di Andrea Bisicchia) – Non c’è alcun dubbio che nell’era della computerizzazione, che a sua volta ha dato vita a quella della computazione, ovvero della disciplina che si occupa del trattamento automatico del testo, sembra giusto aggiungere un contributo concettuale che potesse portare alla creazione di una nuova disciplina, quella della “Filosofia dell’informazione”, diventata il titolo di un libro, pubblicato da Cortina, di Luciano Floridi, docente di Scienze Cognitive all’Università di Yale, che da anni lavora sull’intelligenza artificiale, oltre che su quella digitale e sulla computazione, il quale ha captato il momento giusto per elaborare la filosofia dell’informazione, fino a farla diventare una disciplina autonoma, lavorando pertanto in un nuovo ambito di ricerca con la consapevolezza che, dopo l’era copernicana, quelle darwiniana e freudiana, sia arrivato il momento dell’era dell’informazione, da trattare come una vera e propria scienza, potendo disporre di un proprio metodo di ricerca, di un linguaggio specifico, potendo disporre di concetti e di principi attinenti al linguaggio filosofico.
C’è da aggiungere che Luciano Floridi, prima di arrivare a queste conclusioni, ha studiato filosofia della logica ed epistemologia, come dire che i suoi interessi, da classicista e storico della filosofia, si sono successivamente indirizzati verso quelli dell’informatica e dell’informazione, partendo proprio dalla domanda: “Ti esti?” (Che cosa è?) che Socrate faceva ai suoi interlocutori, una domanda che non solo interroga, ma che ne problemizza l’oggetto, fino a diventare una specie di programma di ricerca. Se la filosofia classica si chiedeva il che cos’è del cosmo, della verità, della coscienza, del bene e del male, la filosofia dell’informazione al contrario si interessa di un sapere che ha a che fare con nuove argomentazioni e con nuovi ambiti di ricerca, ai quali corrispondono nuovi ambiti teorici.
La Comunità filosofica aveva già mostrato interesse per la cibernetica, l’intelligenza artificiale, la teoria dell’informazione, discipline che hanno aperto il terreno per trattare filosoficamente l’informazione, che ha dovuto riconoscere, essendo sempre attenta nell’accettare nuovi sistemi che non possono non sottostare alle condizioni necessarie che riguardano proprio il “Che cos’è” che richiedono a loro volta i nuovi soggetti del filosofare, ai quali Floridi fa corrispondere l’Informazione, con la convinzione che sia legittimo parlarne anche in relazione ad autori vissuti secoli prima della rivoluzione apportata dall’informazione.
Il suo volume è pertanto un vero proprio trattato che egli suddivide in dieci capitoli che affrontano l’argomento dal punto di vista storico, spiegando cosa debba intendersi per filosofia dell’informazione, dal punto di vista teorico, spiegando la natura dei concetti utilizzati, e da quello esplicativo, dando risposte ad alcune delle domande filosofiche in termini di teoria dell’informazione concepita come nuova area di ricerca, facendo uso di concetti, di principi basi, di metodologie, di un linguaggio che renda accessibile il folto materiale teorico.
Luciano Floridi sa bene che una teoria la si può definire scientifica nel momento in cui può disporre di un oggetto specifico che va studiato con l’ausilio di un metodo di ricerca, a cui deve corrispondere uno specifico linguaggio, si tratta di un processo mediante il quale il ricercatore ci fa scoprire, non solo la natura dell’informazione, ma anche la natura del mondo.
Tutto questo corrisponde anche a una ricerca della verità che riguarda proprio l’informazione?
Popper sosteneva che la controllabilità di una disciplina è direttamente proporzionale alla sua falsificabilità.
Luciano Floridi, “Filosofia dell’informazione”, Cortina Editore 2024, pp. 380, € 26.








