Fa caldo. Viva i festival: da quelli costosi, di consolidate istituzioni, a quelli di borgata, con tanto di giostrina in piazza

(di Andrea Bisicchia) – Tra giugno e luglio impazzano i Festival dal Sud al Nord con spettacoli che spaziano sui Miti del passato per scoprire le mitologie del moderno. Ogni Festival vorrebbe avere una sua caratteristica, in verità, quella primaria di essere una “Vetrina”, per conoscere nuove realtà, non lo è più, tutto si consuma nella durata. Oggi organizzare un Festival vuole dire anche sperimentare un modo diverso di accostarsi ai luoghi conoscìuti, di accettarli con occhi pieni di stupore e di meraviglia. A Milano, da poco si è concluso il Festival “Presente Indicativo”, ideato da Claudio Longhi per il Piccolo Teatro, aperto alle Avanguardie Internazionali, mentre sta per concludersi il Festival del Dramma Antico di Siracusa.
Si tratta di Festival molto costosi, ma che hanno una loro identità precisa. Come dire che, dietro un Festival, bisogna individuare un metodo di ricerca, di scelte che abbiano un minimo di originalità.
Quello che constato, sfogliando le programmazioni, è la supremazia delle tragedie greche, spesso, proposte in forma alquanto improvvisata.
Insomma, col trionfo dell’estate si assiste al trionfo della scoperta di piccoli borghi che vogliono il loro festival, ma che spesso vengono trasformati in parchi di divertimento.
La cultura non è un privilegio, tutti possono accedervi, a patto che si eviti la retorica o di sbandierarla anche quando non c’è.
Ripeto, quello che noto è la persistenza dei classici che continuano ad avere una loro fascinazione, benché tale persistenza si sia estesa a tutti i generi, essendo diventata oggetto di fumetti (recentissima è la Medea a fumetti di Rita Petruccioli), di cartoni animati, di sceneggiati televisivi, fatti passare per teatro, mi riferisco all’Iliade di Peparini.
L’esplosione estiva ci fa assistere a una invasione di Miti per tutti i gusti. Qualcuno inveisce contro i sacrilegi che vengono fatti con riduzioni, trasposizioni, traduzioni che hanno poco a che fare con gli originali, specie quando i miti vengono trasformati in religiosità declassate.
A guardia ci sono sempre gli antichisti chiamati a salvaguardare la sacralità della tragedia antica che, però, vengono solo sopportati.
Sempre osservando le programmazioni, noto, per esempio a Segesta, ben cinque tragedie, Ecuba, Antigone, Supplici, Oreste, Agamennone, mentre, al Teatro greco-romano di Catania, Daniele Salvo propone un “Prometeo incatenato” e una “Medea” di Seneca, le cose non cambiano di molto salendo verso il Nord Italia, da Pompei a Verona, a Borgio Verezzi, dove è sempre presente una tragedia da spolpare.
Questi esempi mi servono per capire meglio il Festival Mythos Troina Festival che Luigi Tabita programma, dal 3 luglio all’8 agosto, pensando alla piccola comunità a cui si rivolge, con una programmazione che riesce a creare un contatto col passato, attraverso il presente. Quest’anno Tabita è riuscito a proporre ben dieci prime nazionali, senza enfasi, come lo è il piccolo borgo sui Nebrodi che, annualmente, apre a questa avventura, tanto che può vantarsi di aver un suo festival che non è, certo, un espediente per trascorrere una serata in un clima meno torrido.
L’inaugurazione avviene con “Chi ha paura del Minotauro? Voci di donne in tempo di guerra”, tema ricorrente, a mò di giustificazione, in tutti i Festival, come se la guerra fosse diventata l’argomento primario di tutti i teatranti, la regia è di Marco Carniti. Seguono “Elena” di Euripide, regia Nicasio Anselmo, “Si prova Antigone”, regia Mauro Avogadro, “Il Canto di Penelope”, regia di Marcello Cotugno. Non mancheranno gli “ASSOLI” come “Andromaca, il candore del Cigno”, regia Valeria Almerighi, “Polissena dimenticata”, regia Aurora Miriam Sala. Il mito di Orfeo sarà riletto da Noemi Francesca mentre, per “OLTRE MITHOS”, si potrà assistere a due Prime: “La Congiura di Nessuno” e “TIRESIA”, con LEO GULLOTTA, regia di Fabio Grossi. Inoltre non mancheranno i Laboratori, guidati da Davide Sacco e Jared MC NEILL, le Mostre, le Performance itineranti che trasformano il borgo in un palcoscenico diffuso.
Lo scorso anno, una signora del luogo fece questo commento: “Nel nostro piccolo, anche noi possiamo dire di avere un piccolo Festival di Spoleto”.