(di Andrea Bisicchia) – Ho iniziato a leggere l’epistolario: “SE TI PARLO, MI PARLO. EDUARDO E LUCA DE FILIPPO, LETTERE (1949-1979)”, a cura di Maria Procino, edito da Guanda, dopo aver finito di leggere l’epistolario, appena pubblicato da Adelphi, “OMBRE FOLLI. LETTERE 1927-38” tra Joseph Roth e Stefan Zweig, storia complessa di una amicizia messa a nudo da uno scambio di lettere, durato 10 anni.
Ammetto di amare gli epistolari, ho divorato quelli di Pirandello al Figlio Stefano, a Luigi Albertini, a Marta Abba.
Di Eduardo avevo letto, sempre a cura di Maria Procino, gli epistolari con Paolo Grassi e Lucio Ridenti. Dato che ci sono, mi aspettavo, in occasione del centenario, che fossero pubblicati gli epistolari di Dario Fo, almeno per adesso, speranza vana.
A dire il vero, non amo gli epistolari finzionali, quelli che hanno come protagonisti personaggi fantastici o immaginari, amo quelli che ripercorrono “la vita di un uomo”, di ungarettiana memoria.
Le lettere tra Eduardo e Luca hanno una caratteristica compositiva dovuta alla curatrice, nel senso che i trent’anni di corrispondenza sono accorpati in nuclei, con delle note storico-biografiche che permettono al lettore di addentrarsi nella dinamica padre e figlio e, contemporaneamente, di conoscerne il contesto. Insomma, le lettere che Maria Procino ha raccolto rovistando tra parecchi archivi, a cominciare dal Gabinetto Vieusseux di Firenze, dove è conservato il Fondo Eduardo, sono anche il racconto di una storia familiare e professionale.
Ebbene, hanno inizio un anno dopo che Eduardo ha comprato le “macerie” del San Ferdinando, distrutto dalle bombe della Seconda guerra mondiale, per il quale aveva investito tutti i suoi averi, facendo molti debiti. La nascita di Luca gli assicura di poter continuare la tradizione, iniziata con Eduardo Scarpetta. Eduardo è felicissimo, lo sottolinea anche Massimo Ammanniti, nella Prefazione, dove scrive: “La sua genia e la sua arte non finirà con lui, ma proseguirà”.
Nelle lettere, Eduardo si mostra subito come un padre protettivo, lo sarà molto di più, quando nel giro di due anni perderà la figlia e la moglie, quando dovrà accudire a un fanciullo di 11 anni. Si tratta di un padre impegnatissimo tra teatro e cinema, che non potrà mai essere “rigido”, tutt’al più, “condiscendente”, soprattutto durante gli anni che vedono Luca impegnato con gli studi.
Eduardo stravede subito per Luca, quando ha appena un anno gli invia un telegramma; “Buon primo anno e tanto buono sarà perché te lo augura(no) papà e mamma”. Eduardo non nasconde di essere triste quando non può vederlo, quando non può abbracciarlo per dargli “bacioni sul naso” e stringerlo fra le braccia. Intanto Luca cresce, ha otto anni durante il secondo nucleo 1949-1956, il papà non dimentica nessuna festa, gli manda regali per la Befana e per Pasqua, accompagnati con paghette, Luca chiede giocattoli, con la promessa di andare bene a scuola, delle volte riceve persino 10mila lire. Che Eduardo lo pensasse sempre, basterebbe notare l’invio dei famosi confetti, quando si trovava a recitare a Sulmona.
Il nucleo che va dal 1960 al 1965 è segnato da avvenimenti molto tristi: la morte della figlia Luisella, della moglie Tea, della sorella Titina. Eduardo si sente sempre più solo e sempre più attaccato al figlio.
In una lettera del 4 febbraio 1960, gli scrive: “Diventerai un grande artista”. Luca ha solo 12 anni. Eduardo sta trascorrendo un brutto periodo, sente una “pigrizia mentale”, per questo scrive a Luca che ha bisogno di riposo e di “riempire il cervello con visioni estranee alla vita comune”.
Nel 1965, Luca si iscrive al Collegio Colautti di Salerno, le lettere di questo periodo sono un po’ tristi, si sente osservato dal Rettore e non nasconde certe sue invettive. Eduardo cerca di tranquillizzarlo, continua a mandargli dei soldi e cibarie varie.
Seguono gli anni del militare, Eduardo lo esorta a non “commettere imprudenze”, perché se “cominci con le punizioni, non finisci più”.
Durante Il decennio 1970-79, Eduardo è un po’ affaticato, anche nello scrivere, sente “la mano più stanca del pensiero”, Luca ormai ha intrapreso la carriera di attore, Eduardo gli scriverà: “Il successo è tuo. Il trionfo sarà tuo. La gioia sarà tua e mia”.
L’epistolario mostra sempre qualcosa di intimo, anche se Eduardo non distingue bene la figura del padre da quella del datore di lavoro.
A questo punto, mi aspetto l’epistolario di Eduardo con l’editore Einaudi, che sarà ricco di sorprese.
“Se ti parlo, mi parlo. Eduardo e Luca De Filippo, Lettere (1949-1979)”, a cura di Maria Procino, Guida Editori 2025, pp.180, € 20.








