Gabriele Di Luca così trasforma la realtà che ci circonda. Ma non fa cronaca. È la visione della cronaca che lo ispira

(di Andrea Bisicchia) – Ha preso il via, il 22 settembre, a Forlì, il Festival-Vetrina, “COLPI DI SCENA”, promosso da Accademia Perduta e Ater Fondazione con grande partecipazione di organizzatori, critici teatrali e pubblico interessato. L’inaugurazione è avvenuta alle ore 15, al Teatro Testori, con lo spettacolo di Carrozzeria Orfeo: “Misurare il salto delle rane”, di Gabriele Di Luca, il cui testo, come i precedenti, è stato pubblicato da CUE PRESS.
Gabriele Di Luca è ormai uno degli autori più accreditati e più rappresentati nel panorama del teatro contemporaneo che si è distinto per una scrittura che trasforma in teatro la realtà che ci circonda, senza appoggiarsi, come fanno in molti, alla cronaca, ovvero senza riprodurne il linguaggio perché dopo un po’ sa di vecchio.
Quello di Di Luca è un linguaggio inventato che ha una sua “classicità”, nel senso che è generato dalla applicazione di una sua visione alla realtà, che, però, riesce sempre a trascendere, grazie ad un iperrealismo che la contraddistingue.
I luoghi in cui Di Luca ambienta le sue trame sembrano alquanto banali: il Bar, il Quartiere periferico, magari degradato, le Cucine con cibo da asporto, Scantinati, Carrozzerie dismesse. Sono luoghi di sopravvivenza, di solitudine sociale, sessualmente svantaggiati, popolati da ladri in cerca di un benessere momentaneo, perché, in fondo, anche gli emarginati hanno bisogno di sentirsi felici.
Il suo ultimo testo è “Misurare il salto delle rane” e il luogo scelto, in questa occasione, è quello di un piccolo paese rurale degli anni ’90, dove vivono due donne, alle quali se ne aggiungerà un’altra che, pur appartenendo a generazioni diverse, sono accomunate da un tragico incidente accaduto circa vent’anni fa. Stabilita la location, ovvero l’ambientazione in cui si sviluppa la trama, tra il comico e il tragico, Di Luca, come è sua abitudine, cerca di divertire il pubblico, ma con lo scopo di farlo riflettere, senza negare quelle che sono le risorse di una comicità che si muove tra alto e basso, tra realtà e verosimiglianza.
Secondo l’autore, in ciascuno di noi c’è bisogno in un particolare momento della vita di compiere un salto, in avanti o indietro, si tratta di un salto esistenziale che richiede delle decisioni, che possono essere di tipo qualitativo o che possono anche comportare una trasformazione rispetto a un percorso già compiuto, con tanto di imprevedibilità.
A Di Luca non interessano i salti nell’assoluto, che sono portatori di angoscia, ma quelli che fanno capo alle rane che saltano per sfuggire i pericoli dei loro predatori, il che, metaforicamente parlando, vuol dire abbattere le convenzioni per rialzarsi da eventi traumatici o da trappole sociali.
Le tre protagoniste, interpretate da bravissime attrici come Elena Bossi (Lori),Marina Occhionero (Iris),Chiara Stoppa (Betti)  che vantano già un notevole curriculum, si muovono in una scena alquanto realistica, dove prevale un interno con una vecchia stufa, un tavolo da cucina, una credenza, un dondolo, una poltrona, due porte che vanno chiuse quando si esce o si entra, mentre, a destra notiamo una panchina che guarda sul lago paludoso, e a sinistra un casotto dove viene raccolta la legna, ma dove c’è spazio per seppellire un cadavere che è stato la causa scatenante del suicidio di una ragazzina di tredici anni, della quale le tre donne portano le stigmate.
L’autore sceglie la dark comedy per raccontarci tre storie di donne che non sono riuscite ad amare, per motivi diversi, le cui storie sono avvolte nel mistero di un passato remoto, ma anche di un presente che le ha rese complici di eventi un po’ surreali, anche se poggiano su un realismo apparentemente di maniera.
La regia di Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti si attarda ad indagare tre intimità, tre esistenze, al femminile, che cercano di specchiarsi l’una nell’altra alla ricerca di qualcosa che possa placare le loro insoddisfazioni, quella di una madre anaffettiva, di una moglie che, pur innamorata del marito, non riesce ad abbandonarsi al richiamo del sesso, e quella di una giovane che cerca nell’allenamento delle rane per farle saltare il significato della vita, per lei alquanto avara.

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La maratona, iniziata alle 15 è terminata alle 11,30, ci ha permesso di vedere: “Uno spettacolo italiano”, con Nicola Borghesi e Niccolò Fettarappa che, con ironia pungente, alla Dario Fo per intenderci, prende in giro Destra e Sinistra quando sembrano interessarsi di politica culturale, “E di tutti i volti dimenticati” di Masque Teatro e “ La Diva del Bataclan” con Claudia Marsicano che ha affrontato il drammatico tema delle false vittime di attentati.

“MISURARE IL SALTO DELLE RANE”; di Gabriele Di Luca, coproduzione di Carrozzeria Orfeo, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Fondazione Teatro Due, Teatro Stabile di Abruzzo, Teatri di Bari, Fondazione Campania dei Festival, in collaborazione con Asti Teatro 47.