Giorgio Gaber, oggi? Una bella impresa. Elio ci prova con “Il Grigio”, al Carcano, dove Gaber aveva debuttato 30 anni fa

MILANO, venerdì 4 ottobre ► (di Paolo A. Paganini) Trent’anni fa, al Carcano, Giorgio Gaber, solo in scena con pochi musici alle spalle, rappresentò “Il Grigio”, scritto con Sandro Luporini. A Milano, ebbe un mese di repliche, dal 6 dicembre 1988 all’8 gennaio 1989. Allora gli spettacoli non erano frettolosi involtini mordi e fuggi da consumarsi in poco tempo, e faceva parte di una trionfale tournée attraverso 26 città, da Belluno a Napoli.
Era il sedicesimo incontro con il teatro, dopo “Il signor G” del 1970, con il quale Gaber inaugurava un suo nuovo genere, il teatro-canzone. Che poi, di spettacolo in spettacolo, sarebbe diventato sempre più teatro e sempre meno canzone.
Ogni suo lavoro, da quel primigenio 1970, era incentrato, con ironica leggerezza e talvolta con livida polemica, su precise tematiche sociali, o politiche, o morali. Gaber aveva un fiuto eccezionale nel cogliere i disagi e gli argomenti più scottanti e problematici dei vari periodi storici nei quali si muoveva. Scopriva i nervi più dolenti di un generale disagio civile, ed entrava in dialettica con l’insofferenza, con le ideologie e con le crisi morali del momento. Per esempio, affrontava il tema dell’uguaglianza e della sua impossibilità (in “Libertà obbligatoria”): o il distacco e la solitudine (in “Polli d’allevamento”); o la riscoperta dell’indignazione (in “Anni affollati”); o il dubbio sui sentimenti (in “Parlami d’amore Mariù”).
Fino, appunto, a “Il Grigio”, con il quale esprimeva il dubbio radicale sull’esistenza, con un personaggio disgustato, che aveva abbandonato il mondo e la vita di ogni giorno, affetti, amori, rapporti di lavoro, per rifugiarsi in una sua casa di campagna, eremo di pace e di tranquillità.
Si fa per dire.
Non aveva previsto di dover fare i conti con “i mostri” che si portava dentro di sé, insoddisfazioni sentimentali, rapporti sfilacciati e inconclusi, rimorsi e ricordi d’accidia e d’egoismo. E soprattutto ancora non sapeva di dover affrontare un diabolico topo di rara astuzia e intelligenza, che viveva dentro casa chi sa in quale misterioso anfratto domestico. Cominciò così una lotta serrata, all’ultima briciola di parmigiano, nelle inutili trappole che aveva seminato per casa, e all’ultima briciola di strategiche inventive per stanarlo e sopprimerlo. Nulla da fare. Il topone era sempre più astuto delle sue trappole.
Ovviamente, la storia, con crescente suspense, si caricava di metafore e simbologie. Il topo rappresentava la guerra, inutile e defatigante, con i nostri fantasmi esistenziali: l’angoscia, la delusione, l’indifferenza e il tradimento, l’ipocrisia, la violenza, e soprattutto la nausea per la volgarità.
“Il Grigio”, con Giorgio Gaber, diventava un ilare dramma in prosa con canzoni di dolente amarezza.
E doverosamente, per la cronaca, ricorderemo anche l’intensa interpretazione che ne fece Fausto, Russo Alesi, con la regia di Serena Sinigaglia, al Piccolo Teatro Grassi, nel 2004, a un anno dalla scomparsa di Gaber.
Ora, è la volta di Elio, all’anagrafe Stefano Belisari, fondatore nel 1980 del gruppo musicale milanese “Elio e le Storie Tese”, una band di pop rock e rock demenziale, che per 37 anni ebbe un successo stellare, specie fra i giovani (con un curriculum di storici concerti e con un medagliere di 27 album).
Tanto per dire che ora, Elio, dopo trent’anni dal debutto di Gaber al Carcano, ha ben meritato lo storico palcoscenico, pur con indole e caratteri diversi, portando in scena, con ammirevole generosità, quello stesso “Grigio”, solo in piccola parte riveduto e corretto, con la regia e l’adattamento di Giorgio Gallione e con gli arrangiamenti di Paolo Silvestri. La novità più rilevante, di questo allestimento di quasi un’ora e mezzo senza intervallo, in rapporto con “Il Grigio” di Gaber, è che, là, l’inventore del teatro-canzone aveva scoperto la prevalente potenza della parola, gridata, cantata, sussurrata, specie al servizio del suo appassionato impegno civile, qua, Elio sembra soprattutto attratto dal fascino di una storia con musiche (una decina di canzoni), ammiccando al genere comico e al cabaret, forse al musical, poggiando anche sulle sue innegabili doti canore, ma dando una impressione di fredda e distaccata apatia, seppur con frenetica mobilità scenica.
In precedenza, lo stesso Neri Marcorè, nel 2007, con ironica empatia in “Un certo Signor G”, aveva colto l’amaro spirito di una polemica comicità, sempre interrogandosi sul senso della propria vita, fatalmente compromessa dalla mediocrità, dal qualunquismo e dall’imbecillità, ma anche dimostrando l’abisso, e il rimpianto che inevitabilmente, e io credo per sempre, separava dal fenomeno-Gaber. E così avvenne anche nel 2009, quando Marcorè affrontò “Il mondo Gaber” in una specie di musical, del quale fu scritto, “manca però la discesa in profondità, l’improvvisazione, l’imperfezione, tra cuore e mente…”
Possiamo dire la stessa cosa per Elio?
Alla fine, applausi deliranti.

IL GRIGIO, di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, rielaborazione drammaturgica e regia Giorgio Gallione. Con ELIO. Arrangiamenti musicali Paolo Silvestri, scene e costumi Guido Fiorato. Produzione Teatro Nazionale Genova in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber. Al Teatro Carcano, corso di Porta Romana 63, Milano. Repliche fino a domenica 13 ottobre. |

www.teatrocarcano.com

TOURNÉE
Genova al Teatro Gustavo Modena dal 15 al 27 ottobre,
Roma (Sala Umberto 1-2 novembre),
Trieste (Teatro Rossetti 4-5 novembre),
Torino (Teatro Colosseo 23 novembre),
Bergamo (Teatro Creberg 30 novembre),
Bologna (Teatro delle Celebrazioni 6-7 dicembre),
Catania (Teatro ABC 14-22 dicembre).