Giulio Giorello, tra cielo e terra, tra presente e passato, tra discipline culture e lingue diverse. Libero e indipendente

(di Andrea Bisicchia) Ciò che mi affascinava di Giulio Giorello era la competenza, oltre che una grande generosità. Era uno spirito celeste, sempre proiettato tra cielo e terra, libero di muoversi, non solo nella sua disciplina, ma anche tra altre, viste sempre alla luce delle sue conoscenze. Era solito indagare il presente proiettandolo nel passato, persino nei miti greci e in quelli orientali, come nel volume, pubblicato da Cortina, “Prometeo, Ulisse, Gilgames”, l’editore che propone oggi, come un libro manifesto del pensiero di Giorello: “Di nessuna chiesa. La libertà del laico”.
Cosa vuol dire di nessuna chiesa?
Vuol dire semplicemente tollerare tutte le altre, magari alla luce del relativismo che non riconosce nulla, perché nulla esiste di definitivo e perché tutto è soggetto a differenziarsi e a sottoporsi all’errore.
Il volume è diviso in cinque brevi capitoli, nei quali Giorello affronta il problema delle culture e delle lingue diverse, oltre che quello della indipendenza dei saperi, che non vuol dire non credere in un sapere assoluto, perché questo preclude ogni altra forma di indagine, tanto da potere ammettere che non esistano né una verità religiosa né una verità scientifica in forme definitive.
Per Giorello, non bastano i “fondamenta”, perché ritiene anche necessari i “fenomeni”, ovvero l’attività di ricerca utile per pervenire al “principio primo” o alla” filosofia prima”, dato che ogni primato assoluto evita il confronto e mina la libertà della dialettica e della responsabilità. Le certezze non sono altro che “idoli” e questi, a loro volta, sono il risultato della “Superstitio”, abituata a popolare i cieli di Dei, a loro volta, invocati come lenimento alle sofferenze umane, forse per cercare degli antidoti. Lasciare a ciascuno il peso della propria sofferenza è una scelta di tolleranza e di libertà. Per Giulio Giorello, la tolleranza è uno strumento efficace per la conservazione di una società libera. A questo punto, anche la filosofia deve fare delle sue scelte, ben sapendo che il suo vero fondamento è la scelta di scegliere, essendo insofferente a ogni legame e, pertanto, a ogni “confine”, tipico della libertà del laico.
Molte sono le citazioni, fatte da Giorello, tutte attinenti all’argomento, ma che possono essere interpretate come delle indicazioni per approfondirlo. Si va da Aristotele a Bruno, Spinoza, Milton, Mill, Popper, Russell, Feyerabend, tutti d’accordo nel sostenere che, se non si dà voce pubblica agli altri, non sapremo più noi stessi cosa dire. Questa è la vera libertà, che è anche solidarietà, la quale non implica nessun principio trascendete, ma neanche lo esclude.
Per Giorello, la solidarietà ha tre fili che legano natura, tecnica e società, inoltre è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa, purché si impegnino nel rispetto delle differenze, sia nella pratica che nella teoria. Di una cosa Giorello era certo: la vita finisce nella morte, questa, però, non è una ragione per non vivere. Eduardo Boncinelli, nella prefazione, lo considera un libro di protesta civile.

Con questa recensione, Lo Spettacoliere intende ricordare il grande epistemologo che ci ha, da poco tempo, lasciato.

GIULIO GIORELLO, “Di nessuna chiesa. La libertà del laico”, Cortina Editore 2020, pp. 90, € 7.