I Preraffaelliti in mostra a Forlì con 350 opere. Rinnovarono la pittura reinventando miti, stili e personaggi del passato

FORLÌ, domenica 25 febbraio ► (di Andrea Bisicchia) – Le mostre organizzate dal Museo San Domenico di Forlì non deludono mai, sia per l’originalità delle proposte che per la qualità della ricerca i cui valori, altamente filologici, sono indiscutibili. “Preraffaelliti. Rinascimento Moderno” ne è la conferma, dato che, i curatori, sotto la direzione di Gianfranco Brunelli, si sono cimentati, non tanto con i notissimi Preraffaelliti viennesi, ma con i meno noti, fondamentali per capire in che modo avvenne la rivolta degli artisti europei, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando anche la scuola inglese si fece notare per una sua particolare attenzione all’arte medievale e rinascimentale.
I nomi che spiccano sono quelli di William Hunt, John Millais e Dante Gabriel Rossetti, tutti attenti a rinnovare la pittura anglosassone. In mostra, i visitatori possono ammirare circa 350 opere che raccontano un lungo periodo produttivo, molto intenso, dopo la scoperta del Medioevo e del Rinascimento italiano, soprattutto di quest’ultimo che, utilizzando i ritrovamenti del periodo ellenistico, sia della pittura che della scultura e dell’architettura, impresse quella riforma che non fu certo seconda a quella dei maestri a cui si era ispirata.
È quanto accade nella seconda metà dell’Ottocento e nell’inizio del Novecento, con i movimenti dei Nazareni, più legati all’arte medioevale, dei Preraffaelliti inglesi e austriaci, più legati alla scoperta del Rinascimento, a cui aderiranno anche i nostri pittori del Movimento “Novecento”, inventato dalla Sarfatti, di cui uno dei protagonisti è stato Achille Funi, a cui Ferrara ha dedicato una grande mostra.
Fu per tutti un atto di ribellione? Certamente sì, perché in tutti fu grande l’esigenza di rinnovare non solo il linguaggio pittorico, ma anche le tematiche da affrontare che spaziavano dal mondo visionario medievale, ben riflesso anche nella narrativa di Walter Scott, col romanzo “La donna del lago” e di Horace Walpole, autore del “Castello di Otranto”, considerato il primo romanzo gotico, le cui prime edizioni si possono ammirare in una bacheca.
La mostra ha anche un significato didattico, perché gli organizzatori hanno portato, nelle varie sale, opere di Cimabue, Beato Angelico, Giovanni Bellini, Cosimo Rosselli, Luca Signorelli, Filippo Lippi, Andrea Mantegna e Sandro Botticelli, per potere fare il confronto e capire meglio il concetto di Rinascimento Moderno, dato come sottotitolo alla mostra che si articola in varie sezioni, avendo come filo conduttore il modo con cui è possibile reinventare il passato. A dire il vero, anche molti artisti del terzo millennio hanno fatto largo uso di questo concetto, con la reinvenzione dei miti e dei personaggi della tragedia greca, grazie a modelli precedenti che risalgono a De Chirico e Savinio, ma l’operazione avviene soprattutto in teatro, questo per dire che ci sono delle epoche, durante le quali certi artisti amano confrontarsi con le proprie origini, magari rinnovandole, non solo con la fantasia, ma anche con i nuovi mezzi tecnologici di cui possono disporre.
Secondo i curatori della grande mostra, per la quale è stato determinante il contributo della Cassa di Risparmio di Forlì, i veri precursori del Revival Gotico sono: John Herbert e William Dyce, mentre quella che fu definita” La Confraternita Preraffaellita” fu maggiormente attenta all’arte rinascimentale, discostandosi dal Movimento dei Nazareni, presente con parecchi quadri, che era più di stampo romantico ed idealistico, attivo in Germania, ma anche in Italia, in particolar modo a Roma.
Eppure, entrambi i movimenti ebbero in comune il senso della rivolta che poteva avvenire rinnovando, ciascuno a suo modo, il linguaggio dei classici del passato. Non tutti i Preraffaelliti si rivoltarono contro l’accademismo, furono in tanti a scegliere come modello persino Michelangelo, presente nella mostra con una sua scultura di grandi dimensioni, oltre a Botticelli, presente con tre esemplari, e col il magnifico “Pallade e il Centauro”. Il revival rinascimentale continua con William Morris e Dante Gabriel Rossetti, ai quali sono dedicate due sale, mentre in altre stanze si possono ammirare le opere di George Frederic Watts e Frederic Leighton, ottimi conoscitori dei pittori veneti, come Veronese e Tiziano che portarono a conoscenza degli inglesi.
La mostra si conclude con le opere di Aristide Sartorio, Adolfo De Angelis, Lemmo Rossi Scotti, Filadelfo Simi, Giuseppe Cellini, anch’essi affascinati dalla pittura di Botticelli.

“PRERAFFAELLITI. RINASCIMENTO MODERNO”, al Museo San Domenico di Forlì. Fino al 30 giugno
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