Il Brecht di Strehler nel 70, quello di Ronconi nel 2012, ed ora quello di Sacco. I tanti modi di vedere la lotta di classe

“SANTA GIOVANNA DEI MACELLI”, della Compagnia EROSANTEROS, vista il 24 al Teatro Alighieri di Ravenna, con Danilo Nigrelli, Agata Tomsic. Musiche dal vivo del Gruppo LAIBACH, regia di Davide Sacco.

(di Andrea Bisicchia) Vidi, per la prima volta, “Santa Giovanna dei macelli”, con la regia di Giorgio Strehler, nel dicembre del 1970, uno spettacolo imponente, con settanta attori e una ventina di tecnici, di cui non esiste alcuna registrazione video, ma di cui posseggo alcune foto e un manifesto in cui giganteggia Glauco Mauri, interprete di Mauler, e una piccola Valentina Cortese, interprete di Giovanna, come a sottolineare la distanza tra il potere economico e l’impossibilità di redenzione cercata da Giovanna, distanza voluta da Strehler che chiese a Frigerio una scena che riproducesse la fabbrica della carne in scatola, con il fumo delle ciminiere che sembrava invadere la platea e con dei cancelli che immettevano in essa.
Vidi lo spettacolo tre volte, anche se durava quattro ore e mezzo, perché fui soggiogato dalla multidisciplinarietà dell’esecuzione, dove si potevano notare i rimandi al circo, al cabaret, al music-hall, al cinema muto, uno spettacolo che, in omaggio al cinemascppe, qualcuno definì “teatroscope”.
Se Brecht l’aveva scritto per sottolineare la contestazione degli operai, durante la crisi del ’29, con le fabbriche che chiudevano e le banche che fallivano, Strehler sentiva il fiato grosso della contestazione sessantottesca.
Rividi “Santa Giovanna”, nella messinscena di Ronconi del 2012, con Maria Paiato e Fausto Russo Alesi, nella sala di Via Rovello, con uno spazio più ristretto, ma che si estendeva grazie a dei praticabili e a delle scalette che introducevano gli attori in un doppio palcoscenico, in uno dei quali, dominava una gru, con piattaforma, su cui si alternavano alcuni personaggi. Ronconi lavorò molto sul testo, fino ad essiccarlo e a liberarlo da ogni forma di brechtismo, puntando su un forte “segno “registico, avendo invaso la scena  con enormi barattoli, sui quali spiccava la pubblicità della carne in scatola, da dove uscivano gli attori. Ciò che però interessava a Ronconi era l’ambiguità utilizzata da Brecht per condannare la ricchezza criminale a scapito della povera gente che, rimandava, in un certo senso, a quella di Bertolazzi, sopraffatta dalla industrializzazione e, successivamente, dalla finanza globale. Per Giovanna si trattava di una vera e propria discesa nell’inferno, con milioni di disoccupati, non solo in America, ma anche in Europa raggiunta, anch’essa, dalla grave crisi. L’ambiguità era presente, soprattutto, nel personaggio di Mauler che rimproverava a Giovanna di avercela contro il denaro, ritenuto malefico, a suo avviso solo dagli sciocchi, se non addirittura considerato qualcosa di ambiguo, mentre si trattava, in fondo, del mezzo che può migliorare le società e salvarla dalla povertà, cosa che non è concessa a nessuna religione e a nessuna congregazione che crede di salvare il mondo con la beneficenza. Ronconi fece realizzare dei video dal Centro Sperimentale di Cinematografia, si rifiutò di utilizzare le musiche di Dessau, facendo ricorso a melodie della “Giovanna d’Arco” di Verdi.
Questo preambolo è necessario per due motivi, il primo per ricordare che anche maestri come Strehler e Ronconi avevano utilizzato la multidisciplinarietà mettendola però al servizio di una Idea, il secondo perché, per entrambi, il contenuto era anche forma, da intendere come pensiero, concretezza ideologica e sociologica.
La Santa Giovanna che abbiamo visto al Teatro Alighieri di Ravenna, come proemio al Festival POLIS, che si svolgerà da 7 al 12 maggio, con la regia di Davide Sacco e l’interpretazione di Danilo Nigrelli, Agata Tomsic, con altri attori di nazionalità diverse, utilizza la multidisciplinarietà per evidenziare la Forma come Estetica, confondendo l’Estetica, che è una categoria filosofica, con l’Estetismo che è un sottoprodotto dell’Estetica.
Fatta questa scelta, il regista vira lo spettacolo verso il decorativismo, tanto che il fumo delle ciminiere diventa quello che viene utilizzato dai Concerti Rock, trasferendo, inoltre, la recitazione dai canoni brechtiani o naturalistici verso il rapporto voce-suono, rendendo gli attori funzionali a questa idea e, pertanto, poco criticabili, mentre assume una forte presenza scenica l’orchestra del Gruppo musicale LAIBACH che utilizza i testi dello stesso Brecht in chiave corale. I problemi economici, le lotte sindacali, i fallimenti delle banche, vengono trasferiti, dal regista, in un mondo virtuale che ha poco a che fare con la crisi del ’29 o con quella di oggi, mentre le notizie dello sfracello economico sono affidate, sempre in video, a un speaker, Marco Lorenzini, che le tramette in lingua inglese, del resto nello spettacolo si parla in italiano, soprattutto Mauler, che utilizza il tedesco quando si rivolge agli industriali, con l’intercessione di Slift, ed ancora, in sloveno, in tedesco e in inglese, lingua utilizzata per le canzoni.

Lo spettacolo, prodotto anche da ERT, che ha chiuso il FOCUS Lavoro, il palinsesto inaugurato all’Arena del Sole di Bologna ha una tournée a Lubiana (10-12 novembre), in Lussemburgo (15-16 novembre ), al Teatro Stabile di Bolzano (19 novembre), trattandosi di paesi produttori.

Non sappiamo se avrà, il prossimo anno, una tournée regolare.