Il disperato tentativo del 73mo Festival di Cannes di evitare la cancellazione. Troppi problemi per puntare su un rinvio

CANNES, giovedì 16 aprile – Il grande appuntamento annuale della settima arte, che doveva svolgersi dal 12 al 23 maggio, a causa della crisi globale legata all’epidemia di Covid-19, non ci sarà. Anche la tradizionale conferenza stampa (in calendario per il 16 aprile), che avrebbe dovuto annunciare la selezione dei film, di conseguenza è saltata. L’organizzazione aveva comunicato la possibilità di un rinvio alla fine di giugno o all’inizio di luglio, in accordo con il Centre National du Cinéma, con il sostegno del Consiglio comunale di Cannes e grazie all’impegno del Palais des Festivals e dei proprietari degli hotel di Cannes.
Però “il posticipo della 73esima edizione del Festival di Cannes, inizialmente considerato per la fine di giugno o l’inizio di luglio, non è più un’opzione fattibile”, è scritto in una nota ufficiale, senza però escludere la possibilità di un ulteriore recupero, per la fine dell’estate, anziché una semplice cancellazione.
Il Festival agirà quindi in questa prospettiva, monitorando i cambiamenti nella situazione sanitaria globale. Infine, saranno le autorità pubbliche (il Ministero della Salute, il Ministero dell’Interno, l’autorità regionale delle Alpi Marittime e il Consiglio comunale di Cannes) a dare il via libera”.
Tuttavia, anche se è indubbiamente innegabile il peso commerciale dell’importante manifestazione cinematografica anche per l’indotto (operatori, distributori di film, proprietari di bar, ristoranti e alberghi), gli organizzatori del Festival, se dovessero prendere in considerazione il rinvio della manifestazione oltre l’estate, dovrebbero trovare il tempo, la disponibilità e la sicurezza di date precise per: incontrare gli artisti, i giornalisti, i professionisti, i distributori, i produttori, i componenti delle giurie, mostrare i film, coordinare i lavori del Marché du Film e delle sezioni parallele (Semaine de la Critique, Quinzaine des Réalisateurs, ACID), e, inoltre, ottenere i vari permessi, concessioni e autorizzazioni, come per la proiezione pubblica in una sala di duemila posti (il grande auditorium Louis Lumière conta 2.300 posti), sapendo peraltro che un simile assembramento di persone – ammessa la possibilità – potrebbe creare angosce e preoccupazioni determinando molte assenze anche importanti.
Il comunicato del Festival ha così concluso: “Stiamo lavorando per un evento posticipato, se possibile, senza però perdere di vista le priorità sanitarie nazionali e internazionali causate dalla crisi, né la difficoltà e il dolore per i tanti lutti e le sofferenze degli ammalati e i sacrifici dei professionisti e degli operatori sanitari”.
Ma alcuni commentatori hanno anche criticato un certo atteggiamento attendistico degli organizzatori del Festival, che, secondo loro, avrebbe il sapore di una manovra disperata per non dichiarare definitivamente la cancellazione, creando tra l’altro un ovvio sconcerto di calendario in una difficile collocazione tra il mercato festivaliero internazionale che vede, in agosto/settembre: Locarno, Venezia, Toronto e il festival cinematografico di Telluride (nel Colorado).