(di Andrea Bisicchia) – Negli anni Ottanta del secolo scorso sono stato un frequentatore del Festival di Polverigi, dopo la creazione di “INTEATRO” dovuta al Sindaco di allora Domenico Mancia. Si trattava di un appuntamento importante insieme al Festival di Sant’Arcangelo, nei quali si andava con la convinzione di guardare qualcosa di nuovo che potesse interessare la programmazione dei teatri durante la Stagione invernale. A dire il vero, non c’era la smania, tipica del terzo millennio, di confrontarsi soltanto con le nuove generazioni, convinti, come siamo, che I Festival sono semplicemente una vetrina e che non hanno il compito di “creare” nuovi autori.
Quegli anni erano più attenti alla decostruzione degli spazi, alla ricerca di nuovi linguaggi scenici, piuttosto che di testi, perché non c’era un vero e proprio spazio dedicato alla drammaturgia contemporanea. Ai Teatri Stabili dava persino fastidio portare in scena un giovane autore, tanto che, a tal riguardo, lo scetticismo era enorme.
Col passare degli anni, il Festival di Polverigi si era incartocciato su se stesso, essendo diventato molto performativo, oltre che auto referenziale. Da quest’anno, con Marche Teatro, diretto da Giuseppe Di Pasquale e con la Direzione artistica di Viola Graziosi, le cose sono cambiate, anche a livello economico e Polverigi è tornata all’attenzione dei critici. Intanto la Performatività è stata trasformata in multidisciplinarietà, il teatro di prosa è tornato al centro della programmazione e, in due settimane, Villa Macchi, sede centrale del festival, grazie ancora ad un Sindaco illuminato, ha ripreso il suo ruolo di centro propulsore dei vari eventi, alternando i suoi bellissimi spazi con altri luoghi cittadini, dal ROCCOLO al TEATRO DELLA LUNA.
Nello Spazio Bar della Villa, Viola Graziosi ha inventato un nuovo Format che ha chiamato “Il Teatro dell’Ascolto”, ovvero l’Arte di ascoltare, partendo dalla esperienza dell’Audiolibri, che coltiva da anni. La sua idea è stata quella di utilizzare il romanzo di Maurizio de Giovanni “SARA” diventato, nel tempo, una saga che ha vissuto una fortunata stagione televisiva.
Cosa ha fatto Viola Graziosi?
Ha distribuito al pubblico un foglietto con l’incipit del romanzo che ha fatto trovare sui tavolini dello Spazio Bar. Quando tutti i presenti hanno trovato posto, qualcuno di loro viene invitato a leggere un brano che verrà confrontato con altre letture e con quella della Viola. Alla fine, le varie letture vengono messe a confronto con quelle dell’Audiolibro. Nel frattempo, al pubblico, trattato come un ospite, venivano offerti degli aperitivi.
La struttura del Format, dalla durata di quaranta minuti, pone delle riflessioni sul rapporto VOCE-PAROLA, quindi sull’esperienza dell’ascolto che, però, non ha nulla a che fare col Teatro di Narrazione, dato che durante questa esperienza ciò che si intende sottolineare è come avvenga il rapporto tra lo spettatore che ascolta e quello che guarda, tra il Suono e il Senso, tra le varie sfumature della voce e le varie sfumature dei significati.
Quando ha inizio il Format, che può essere realizzato in qualsiasi Foyer che abbia un bar e dei tavolini, come quello del Franco Parenti per intenderci, il pubblico è invitato a mettere delle cuffie: ecco il motivo per cui si chiama Teatro dell’ascolto, si sorseggiano gli aperitivi e ci si predispone tutti alla multiformità della Voce, tanto che la storia di Sara, ex agente dei Servizi Segreti che sta indagando su un omicidio-suicidio, passa in secodo piano perché, al centro della scena, si impone la Voce, in particolare quella di Viola Graziosi che ha costruito un sequel la cui durata è di due settimane, dal 4 al 14 giugno.
Viola sa che il linguaggio è un laboratorio permanente, di cui, la Voce, è il suo strumento solista, le cui valenze possono essere in continua evoluzione come lo è il corpo dell’attore. La voce non è soltanto una emanazione, così come il corpo non è soltanto movimento.
Ritorneremo sull’argomento con lo spettacolo-studio di Marco Baliani: “L’ombra perduta” di Peter Schlemihi, con la regia di Maria Maglietta, presente nella programmazione del Festival.
Il festival di Polverigi – direzione artistica di Viola Graziosi – torna a volare. Da performativo è diventato multidisciplinare
10 Giugno 2026 by








