Il lato classico del Surrealismo. Moda, cinema, ritratti. A Milano, in oltre cento fotografie di un esteta raffinato e colto

George Hoyningen-Huene: “Serge Lifar and Olga Spessivtzeva as Bacchus and Ariadne) (1931) © George Hoyningen-Huene Estate Archives

MILANO, martedì 21 gennaio ► (di Patrizia Pedrazzini) – Era nato a San Pietroburgo nell’anno 1900. Morirà a Los Angeles nel ’68. Il padre era un barone, nobile baltico, ufficiale e signore di Navesti, in Estonia. La madre un’americana, figlia di un ministro. Quando in Russia scoppiò la Rivoluzione, la famiglia riparò prima a Londra, quindi, nel ’20, a Parigi, dove tutto, per lui, ebbe inizio. Difficile resistere alla tentazione di farsi fagocitare dagli ambienti dell’Avanguardia e poi dalla cerchia dei surrealisti: Man Ray, quindi Dalì, Picasso, Éluard, Cocteau, Lee Miller.
Ora Milano a George Hoyningen-Huene (che Richard Avedon definì “un genio, il maestro di tutti noi”), raffinato fotografo dal nome quasi impronunciabile e non conosciuto quanto meriterebbe, dedica – prima assoluta in Italia – una mostra, aperta a Palazzo Reale fino al prossimo 18 maggio. Oltre cento immagini di chiara influenza classica e surrealista, chiave del suo immaginario, “ambientate” soprattutto nel mondo della moda (lavorò prima a Parigi per “Vogue”, poi a New York per “Harper’s Bazaar”), del quale esaltò attraverso l’obbiettivo la modernità, la raffinatezza e l’eleganza che ne contraddistinsero gli anni Venti e Trenta. Prima di consacrarsi, a partire dal ’46, quando si trasferì a Hollywood, a un altro mondo, quello del cinema. Ed ecco allora i ritratti di Greta Garbo, Ingrid Bergman, Charlie Chaplin, Ava Gardner, Katharine Hepburn.
Dieci le sezioni dell’esposizione. I “sogni di bellezza” e il vivace contesto culturale della Ville Lumière, con Joséphine Baker che danza a ritmo di jazz, e “Divers”, iconico scatto che immortala i fotografi Horst P. Horst e Lee Miller di spalle davanti al mare. I viaggi esotici in Tunisia, Algeria, Egitto, Grecia, Messico, e i “riflessi di antichità”: corpi avvolti da drappeggi e scolpiti dalla luce, a testimonianza della fascinazione che la bellezza ideale e le proporzioni perfette esercitarono sul fotografo. E ancora le griffes di Elsa Schiaparelli, audace e sperimentale, e della sobria e rivoluzionaria Coco Chanel. Fino al nudo maschile, interpretato con il ricorso alla luce diffusa e con una cura esasperata della composizione. E poi l’America, e l’incanto del cinema. E Hollywood, dove affiancò registi, costumisti, direttori della fotografia, scenografi. Prima fra tutte la collaborazione con il Premio Oscar George Cukor.
Da segnalare, nella mostra, anche numerose stampe al platino-palladio realizzate a partire dagli anni Ottanta da Horst (cui Hoyningen-Huene lasciò, morendo, il proprio archivio), per musei e collezionisti.

“George Hoyningen-Huene. Glamour e Avanguardia”, Milano, Palazzo Reale, fino al 18 maggio 2025

www.mostrageorgehh.it