Il Passo della Futa, un Cimitero militare tedesco. Ora, Gran Teatro Anatomico in scena all’Istituto Ortopedico Rizzoli

“GRAN TEATRO ANATOMICO”, spettacolo di Archivio Zeta, diretto da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni, negli spazi dell’istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. In scena fino alla fine di maggio.

(di Andrea Bisicchia) – Quando ci si accosta a uno spettacolo di ARCHIVIO ZETA, occorre chiedersi quale luogo abbiano scelto Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni, per realizzarlo. Il luogo non è semplicemente uno spazio architettonico, di pregevole rilievo, bensì una zona, un’arca, un cimitero, che sappiano confrontarsi, soprattutto, col contesto, sia al chiuso che all’aperto, in spazi che hanno a che fare col cielo, col vento, col vuoto che Guidotti riempie di parole, di gesti, di azioni che, però, mostrano una sintassi e una tonalità diverse da quelle che vengono utilizzate in luoghi tradizionali.
Se si volesse inquadrare il lavoro dei due Direttori Artistici in una formula, questa potrebbe essere quella del Teatro Itinerante o del Teatro Partecipativo, formula che, a dire il vero, mi sembra un po’ stretta perché le loro scelte hanno sempre a che fare con grandi testi che appartengono al teatro antico, dai “Persiani” ad “Antigone”, ai “Sette a Tebe”, all’”Orestea, o al teatro moderno, dal “Processo” a “Gli ultimi giorni dell’umanità”.
La Compagnia è passata alla cronaca per i suoi spettacoli realizzati sul Passo della Futa, nel Cimitero Militare Germanico, sull’Appennino tra Bologna e Firenze, ma in particolar modo, per la forza delle Idee. Eccomi al punto, tanto da potere affermare che l’IDEA sta a base di tutto, essendo il contenuto primario del pensiero. Per chi fa teatro, l’IDEA è già una rappresentazione della mente, è una entità oggettiva e contemporaneamente trascendente. Lo sapeva bene Spinoza, citato nello spettacolo: “Gran Teatro Anatomico”, in scena presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna fino alla fine del mese, per essere ripreso dal 16 ottobre al 1° novembre sempre di quest’anno.

Spinoza definiva l’Idea un concetto che la mente forma di una cosa e riteneva che non esista differenza ontologica tra il mondo fisico e quello del pensiero. La Compagnia nacque da un IDEA, quella di mettere in scena “I Persiani” di Eschilo, in un luogo di morte, il Cimitero monumentale, trasformato da Guidotti, nella reggia di Serse, un luogo reale che ricorda lo sterminio di Salamina, con i vincitori che davano la voce ai vinti. In quel cimitero sono stati sepolti oltre 30mila soldati tedeschi morti durante la Seconda guerra mondiale.
Perché ho fatto questo esempio? Perché ritengo che l’IDEA, se ben costruita, ha spesso il sopravvento sullo spettacolo. L’ultima IDEA di Archivio Zeta è stata quella di portare in scena “Il gran teatro anatomico” in uno spazio non destinato al teatro, ovvero in un Ospedale, essendo l’argomento legato a tre storie che hanno a che fare con le vicissitudini del corpo umano.

La prima riguarda l’anatomista Philip Verheyen che seziona la propria gamba amputata e che, nel frattempo, si chiede quale fosse il mistero del dolore. Lo spettatore viene proiettato nella cultura scientifica olandese del 1600, dove spadroneggiava proprio Spinoza e dove Rembrandt realizzò il famoso quadro “Lezione di Anatomia”, con gli occhi spiritati di giovani medici che assistevano al lavoro chirurgico del loro maestro.

Dopo l’IDEA, un altro elemento molto caro ad Archivio Zeta è il CORPO, con le dovute distinzioni, poiché esiste il “Teatro del corpo”, “Il linguaggio del corpo scenico”, corpi che si metamorfizzano in KafKa, che si lacerano in Pirandello, che si marionettizzano in Rosso di San Secondo, ma esiste anche il corpo anatomico come puro spettacolo, Rembrandt Insegna! Durante lo spettacolo si sostiene che l’epoca della scienza sia nata con Copernico nel 1542, ma, in particolare, con Andrea Vesalio studioso anatomista autore di “De humani corporis”.

Dicevamo del Teatro Itinerante, proprio perché lo spettatore verrà condotto nella scenografia naturale della Biblioteca Seicentesca, tutta ancora affrescata; quindi, nella Sala del Laboratorio fotografico con immagini dell’epoca in cui l’Ospedale fu aperto ed infine nella Sala Anatomica, luoghi reali che, grazie alla forza inventiva del teatro, diventano metaforici, dove si consumano le tre storie.

Della prima abbiamo detto, la seconda ha per protagonista Angelo Soliman e sua figlia che richiede il corpo del padre, impagliato insieme a strani animali, al Principe d’Austria per una degna sepoltura.

La terza riguarda la sorella di Chopin che ha portato, con sé, nascondendolo, il cuore del fratello morto per dargli sepoltura in Polonia. Avrebbe voluto che le esequie fossero accompagnate dal Requiem di Mozart con la partecipazione di voce femminili che la chiesa vietava.

Compito del regista era quello di far concordare le storie con gli spazi, anche se si avvertiva qualcosa di appiccicaticcio, benché bisogna ammettere che questo tipo di drammaturgia non sempre ha il compito di seguire lo spartito. Belli i costumi di Emanuela Dall’Aglio, gli attori sono tutti funzionali allo spettacolo.