Il “Rigoletto” della ripresa. Truculento cine-kolossal al Circo Massimo. Ma, grazie a Michieletto, evitato l’effetto discoteca

ROMA, venerdì 17 luglio ► (di Carla Maria Casanova) Mentre potenti supersonde indagano la “vera” faccia del sole scoprendo che è un parapiglia di esplosioni infuocate, la piccola misera terra cerca di riprendere a vivere dopo la sberla del coronavirus e nella ripresa uno degli elementi portanti è certo il tema spettacolo.
Panem et circenses.
Nessun luogo più adatto del Circo Massimo di Roma (perché nelle immagini televisive hanno continuamente ripreso il Colosseo?). E niente di più platealmente popolare dell’opera lirica. E nessuno di più italico di Verdi (anche se l’altra sera, nella seguitissima trasmissione “Reazione a catena”, alla domanda “compositore, autore di opera Traviata” il concorrente ha risposto deciso “Giuseppe Vivaldi!”).
Dunque, le attività hanno ripreso, e alla grande.
Domani si cimenterà anche il Maggio Musicale Fiorentino, con “Un ballo in maschera”, nella cavea aperta del nuovo Teatro Comunale, cui seguirà “La traviata”. Qui entrambe le opere in forma di concerto.
A Roma, organizzato dal Teatro dell’Opera, è stato un esperimento grandioso, presente il Capo dello Stato Sergio Mattarella e un nugolo di personaggi della politica, più vari ambasciatori. Il tutto – cioè pubblico compreso – per un totale di 1400 persone, debitamente distanziate. Grazie al cielo senza mascherine. Inno nazionale.
In programma già da parecchi mesi (cioè da prima dello scatenamento della pandemia) lo spettacolo ha dovuto essere ridimensionato, o piuttosto allargato a dismisura, proprio per via delle distanze imposte dal Covid 19. Autore Damiano Michieletto, forse l’unico, oggi, in grado di affrontare simile impresa senza fare un pasticciaccio. Il regista ha tenuto precisare che non si è trattato di uno spettacolo “rimediato” ma, anzi, di una nuova proposta da prendere in considerazione per il futuro. L’effetto è del tipo Fura dels Baus (la compagnia catalana nata nel 1979 e oggi forte di proposte tra le più avveniristiche).
Per chi non avesse visto la ripresa televisiva in diretta di ieri sera, si tratta di realizzazioni cine-kolossal, con luci, fari, fumate ma, nell’insieme, truculento ambiente notturno. Penso alle discoteche. Personalmente, aborro. Riversato nell’opera lirica, anche di più (aborro). L’effetto è sorprendente in Carmina Burana. Qui era “Rigoletto”. E forse meglio non si poteva fare.
Subito i nomi: regia Damiano Michieletto, scene Paolo Fantin, costumi Carla Teti, luci Alessandro Carletti, regìa tv Francesca Nesler. Sul podio Daniele Gatti. Interpreti Roberto Frontali (protagonista), Rosa Feola (Gilda), Iván Ayόn Rivas (Duca), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Martina Belli (Maddalena), Irida Dragotti (Giovanna).
Ambientazione attuale, malavitosa, sei grandi macchine in scena (proprio per stabilire i punti di distanza), una grande giostra sui cui seggiolini rotanti canta Gilda, cortigiani sono delinquenti comuni che quando rapiscono Gilda portano terrificanti maschere tipo Joker. Il palazzo ducale ovviamente non c’è. La locanda di Sparafucile è un camper (geniale). Maddalena è una super squinzia da ciglio della strada. Il punto tragico del “palcoscenico” è un’isola di fiori tra i quali il Gobbo consuma la sua disperazione e dove andrà a morire Gilda, vittima per amore. Funziona. Tutto funziona. Perché Michieletto ha una qualità indiscutibile: ciò che fa ha un senso. Niente è gratuito.
Piaccia o no. Se poi non piace a me è un altro discorso.
Dirigere una compagine orchestrale così sparpagliata (lo stesso problema ha il golfo mistico dello Sferisterio di Macerata, tutto sistemato per il lungo) è davvero un’impresa. Daniele Gatti, direttore verdiano doc, ha compiuto un miracolo. Li ha tenuti insieme tutti, con una esecuzione intensa e salvando i momenti lirici. Un bel cast. Conosciamo la Feola dalla Scala, dove ha dato prove eccellenti. Qui affronta situazioni sceniche difficili con disinvoltura da attrice consumata. La voce, non grande, è sicura ed educatissima. Il tenore peruviano Rivas (classe 1993) molto attivo in Italia, provincia ed enti, risolve con naturalezza, sia pur senza un colore vocale né una personalità di particolare fascino. Potrebbe essere un buon jolly per molte emergenze. Quanto a Frontali, Rigoletto, ha fatto un capolavoro. Primi piani di espressività struggente, vocalità con stupenda varietà di colori e pesi sonori, finezza psicologica, truce e volgare disperazione.
Un Rigoletto ributtante? Avere il coraggio di esserlo.
Gli applausi si sono spersi nello spazio distanziato. Ma dovevano essere molto sentiti.

Rigoletto al Circo Massimo si replica domenica 18 e martedì 20, ore 21. Lo spettacolo dura circa 2 ore e mezza. Tre atti con due brevissimi intervalli senza lasciare il proprio posto.