Il surreale “Barbiere” di Michieletto, cioè di Rossini, ma forse anche di Ronconi. Un trionfo di colori. Successo favoloso

FIRENZE, venerdì 9 settembre (di Carla Maria Casanova) È, questo “Barbiere di Siviglia andato in scena ieri sera in sala Zubin Mehta, lo spettacolo più fortunato e più ripreso del Maggio Musicale Fiorentino. Dopo aver esordito nel 2005 al Teatro Romano di Fiesole, è stato ripreso in otto stagioni, sempre acclamatissimo: il Barbiere di Michieletto. Che sarebbe poi quello di Rossini. L’opera che, se alla prima del 1816 al Teatro Argentina di Roma subì un fiasco poderoso, a causa di una serie incredibile di incidenti sulla scena, a partire dalla recita successiva riscosse pieno successo, il quale continua fino ai giorni nostri.
Damiano Michieletto, oramai assurto pure lui a gloria internazionale, è considerato l’“erede” di Ronconi, con il quale ha in comune la strepitosa intelligenza teatrale e la inesauribile inventiva. È del 2005 anche il Barbiere che Ronconi produsse al Rof di Pesaro e Michieletto, che a Pesaro si rivelò con una memorabile “Gazza ladra”, certo vide lo spettacolo del “Maestro”.
Dal canovaccio originale, questa produzione (ripresa dal regista Andrea Bernard) arriva al pubblico con parecchie varianti, anche dovute alla attuale ubicazione in sala Mehta. Non essendo qui realizzabile l’apertura con il convoglio del treno in partenza per Siviglia (alla fine dell’opera il treno ci sarebbe stato nel senso inverso, Siviglia-Firenze) si è optato per un convoglio “simulato”: sedie accostate come in uno scompartimento e passeggeri sussultanti sui loro sedili.
È già una invenzione bizzarra, non fastidiosa.
La chiave, come sempre, è di astrarre la vicenda e portarla in un mondo surreale, asettico. Ma ogni movimento trova giustificazione nella musica. Lo fece anche Ponnelle (proprio con Rossini) lui privilegiando l’eleganza.

Michieletto in questoBarbiere” privilegia i colori. L’infilata iniziale degli ombrelli rossi (più uno giallo) è notevole. La scena sgombra, con l’azione articolata solo con l’aiuto di sedie rosse manovrate a sorpresa, è soluzione efficacissima e suggestiva. Il lancio dei “palloncini” (enormi palloni candidi come bolle di sapone) crea un effetto rasserenante. I costumi (di Carla Teti) fanno la loro parte: assurdi, esagerati ma con un arguto senso estetico. Portentoso quel don Basilio verde ramarro, con lunga coda, simbolo dell’invidia e della maldicenza (la Calunnia!).

Il valore dello spettacolo sta comunque nella gestione dei personaggi, nelle trovatine personali, nelle loro mimiche e reazioni. L’azione puerile, stucchevole come sempre sono le opere buffe, prende qui interesse e non ha un momento di calo.

Da sottolineare la bravura estrema degli interpreti, vocalmente ineccepibili, e davvero straordinari in scena, a cominciare da Fabio Capitanucci (don Bartolo di eccezione) e il giovane, oramai collaudatissimo Nicola Alaimo (Figaro) così agile e snodato nonostante la mole, e Vasilisa Berzhanskaya, una Rosina truculenta (altro che “vipera”, questa è un coccodrillo) voce di mezzosoprano di agilità con note basse di potenza wagneriana e anche pregevole del registro acuto e Ruzil Gatin (Lindoro/Almaviva) tenore  classe 1987 che arriva da Kazan, e Evgeny Stavinskiy don Basilio (questo magari un po’ smorto). Ha insolito spazio Berta, cameriera di Bartolo (Carmen Bunedìa) spesso tolta addirittura dal cast. Qui le si inventa persino una sorta di innocente strip tease.

Sull’Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino si impone la bacchetta di Daniele Gatti (nuovo direttore principale del MMF e dal 2004 designato anche allo Staatskapelle di Dresda) accolto da un applauso oceanico al suo apparire sul podio. Gatti (che ho scoperto aver diretto anche quel Barbiere di Ronconi a Pesaro!) se ha consolidato la sua fama soprattutto in un repertorio d’altro genere, vedi Wagner e Richard Strauss, dimostra in questo effervescente Rossini grande leggerezza e arguzia. Per il Maggio dirigerà ancora don Carlo di Verdi e The Rake’s Progress di Stravinski.
Al Barbiere di ieri sera, applausi scroscianti.
Mi sono sempre domandata come mai il pubblico fiorentino (gli stranieri no, quelli vengono in lungo) si permette di presentarsi in teatro come per andare allo stadio. Forse la direzione dovrebbe darci una guardatina.

Il Barbiere di Siviglia si replica il 10 (ore 18), 14 e 15 (ore 20)