La BUR, nata nel Dopoguerra, fu un insostituibile veicolo di cultura a poco prezzo. Nel ‘52, il riconoscimento dell’Unesco

(di Piero Lotito) È la cultura a buon mercato. Attenzione, non una cultura a buon mercato. È la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli), che ha avviato alla conoscenza generazioni di adolescenti e adulti con i suoi volumetti semplici all’aspetto ma ricchi, ricchissimi di cultura classica e contemporanea.
Nata nel 1949, la collana esordì con un classico moderno come I promessi sposi. Il successo dell’iniziativa, che proponeva per poche lire un libro di piccolo formato ogni settimana, ebbe ben presto un grande successo. A tal punto, che tre anni dopo, nel 1952, l’Unesco riconobbe a quel modo di diffondere la cultura «importanza e interesse mondiale».
La collana, dopo la pubblicazione di un migliaio di titoli, chiuse nel 1972. Riprese a stampare appena un anno dopo. Il nuovo direttore editoriale della Rizzoli libri, Mario Spagnol, aveva chiamato a dirigere la collana Evaldo Violo, uomo di vasta cultura che aveva già lavorato per il Saggiatore, gli Oscar Mondadori e la stessa Rizzoli.
L’Italia era intanto cambiata, non era più il Paese ferito e povero del dopoguerra, avendo attraversato il miracolo economico, la riforma della scuola, il baby-boom. Violo colse dunque la necessità di aggiornare la Bur, fin lì appunto riservata ai classici e a un mondo di lettori in parte dissolto, aprendola alla nuova complessità del tempo (ma anche leggerezza) con la pubblicazione della narrativa e della saggistica contemporanea.
Ma perché un così lungo preambolo?
Per ricordare che quest’anno ricorre il 70° della prestigiosa collana. Un anniversario speciale, che un piccolo editore, New Press, ha voluto celebrare in modo specialissimo, chiedendo – con la complicità, si dice in questi casi, dello stesso Violo, che ha curato il tutto – a un folto gruppo di vecchi lettori dei libri Bur (la generazione Bur, potremmo chiamarla) il racconto del primo incontro con i famosi volumetti: un racconto comprendente l’emozione della lontana lettura e la rievocazione dei propri verdi anni. Scrittori, studiosi, docenti, giornalisti, attori: tutti hanno risposto con entusiasmo alla chiamata dello storico direttore (Violo ha guidato la collana per quasi trent’anni).

Cari vecchi BUR degli anni Cinquanta. Il Gogol, primo in alto a sinistra, è del dicembre 1949 (p.a.p.)

Ne è nata una godibilissima galleria di esperienze, che nel dispiegarsi dei titoli ben rappresenta le ragioni della settantennale popolarità del progetto editoriale. Io e la BUR. Scrittori, studiosi, lettori raccontano la Biblioteca Universale Rizzoli è il titolo del libro, anch’esso di piccolo – e rievocativo – formato. L’elenco dei lettori-autori, lo abbiamo detto, è numeroso e ricco, presentando testimonianze dalla più diversa personalità: da Vittorino Andreoli ad Alberto Cadioli, Ferdinando Camon, Luciano Canfora, Maurizio Cucchi, Luca Doninelli, Giulio Ferroni, Goffredo Fofi, Valentina Fortichiari, Sossio Giametta, Sandro Liberali, Dacia Maraini, Vincenzo Guarracino, Giorgio Montefoschi, Vittorio Messori, Gianfranco Ravasi, Giuseppe Scaraffia, Emanuele Trevi, Giuliano Vigini, Marco Vitale, Paolo Zaninoni e tanti altri che qui colpevolmente non citiamo per ragioni di spazio.
Un piccolo esercito di stregati lettori, innamorati persi della Bur, che in questo canto a più voci ci spiegano perché bisogna sempre dar retta all’antico ma sempre verde adagio: il primo amore non si scorda mai.

Autori vari, “Io e la BUR”, a cura di Evaldo Violo, New Press Edizioni 2019, pp. 182, € 12.