(Andrea Bisicchia) – Ho visto “I PERSIANI”, per la prima volta, nel 1990, al Teatro Greco di Siracusa, con la regia di Mario Martone, con un giovane Toni Servillo, nella parte dl Messaggero, con le musiche di Franco Battiato. Capii come il messaggio di Eschilo sul rapporto tra vincitori e vinti fosse indirizzato, in particolar modo, all’inseguimento della pace.
Il pubblico, numerosissimo, si trovò dinanzi a una tragedia corale, alimentata dalle musiche di Battiato che oscillavano tra Oriente e Occidente, tra la Persia e la Grecia.
Anche quest’anno l’Istituto del Dramma Antico ha annunciato la rappresentazione dei Persiani, insieme ad Antigone ed Alcesti, come dire che nell’aria si sentiva la necessità di ritornare a parlare di guerra e pace.
Il Teatro di Calabria “Aroldo Tieri”, ha costruito un copione, tratto da “I Persiani”, che è stato messo in scena, con la regia di Aldo Conforto, l’adattamento di Aldo Fiale, la Direzione Artistica di Francesco Mazza. Per l’occasione ha pubblicato il volume “I Persiani “, Appunti di viaggio 2025”, arricchito dalle foto di Tommaso Le Pera che ha immortalato alcune scene dello spettacolo, mettendo il lettore nelle condizioni di conoscere alcuni aspetti della messinscena attraverso l’intensità degli sguardi degli interpreti e i colori forti dei costumi, facendo anche intravedere quella che è stata l’idea registica della rappresentazione.
Il volume ci introduce al lavoro svolto dal regista e alla sua “lettura” del testo, avendo dato molto spazio alla visività, grazie alla potenza colorata dei costumi che oscillano tra il rosso sangue, simbolo di morte e il color oro, simbolo del potere persiano, ai quali ha contrapposto il verde della speranza. Mentre, per quanto riguarda la recitazione, Aldo Conforto ha puntato ad una certa declamazione, per infondere chiarezza ai concetti espressi da Eschilo, soprattutto attraverso la parola del Messaggero, anche testimone della sconfitta, e quelle del Coro. Ha evitato il pathos, mentre ha sottolineato il concetto di Hubrys, di tracotanza, la stessa che fu esercitata da Serse, essendo convinto di poter distruggere l’esercito greco a Salamina, la famosa battaglia che si era trasformata in uno scontro fatale tra Atene e Susa, dove Eschilo aveva ambientato la tragedia, costruendola sul sentimento dell’attesa, l’attesa di una vittoria certa che, in verità, si trasformò in una atroce sconfitta per i Persiani, col ritorno di Serse in patria, ma senza il suo esercito.
Per questo motivo la regia ha voluto sottolineare la follia di tutte le guerre, di ieri e di oggi, la loro disumanità, ricordando ciò che scrisse John Fitgerald Kennedy: “O l’umanità metterà fine alla guerra, o la guerra metterà fine all’umanità”.
Spetterà al Messaggero raccontare le atrocità della battaglia di Salamina, ma sarà il vecchio Dario, richiamato in vita per l’occasione con la sua ombra, ad accusare il figlio Serse, non solo di inesperienza, ma di stoltezza ed arroganza.
La compagnia, formata da Maria Corea (Atossa), Alessandro Giordano (il Messaggero), Benito Pugliese (Dario), Marco Trebian (Serse), ha seguito le indicazioni della regia, insieme all’ottimo Coro. In scena erano presenti anche un danzatore derviscio (Bunty), Andrea Giudice, e la Donna Afflitta (Anna D’Alfonso). Il volume contiene scritti di Gino Mariano Mazzotta, Aldo Fiale, Aldo Conforto, Francesco Mazza, Francesco Cuteri, Franco Arcidiacono, ma soprattutto, l’apparato iconografico, con le bellissime foto di Tommas Le Pera.
Lo spettacolo è candidato al Premio “Franco Enriquez”.
“I PERSIANI” di Eschilo, Collana Editoriale Teatro di Calabria “Aroldo Tieri”- Città del Sole Edizioni 2025 – Foto di Tommaso Le Pera – pp. 120, € 15








