La crudele, straziante tragedia della Croce, “bestemmia” della morte di Dio fatto uomo. Con la rabbia di Telemann

18.3.16 foto orchestra Silete Venti a San marco_nMILANO, venerdì 18 marzo(di Giorgio Ferrari) Che cosa accade quel venerdì 10 aprile del 1716 davanti alla chiesa dei Carmelitani Scalzi a Francoforte? Che cosa fanno tutte quelle persone assiepate davanti all’ingresso della Barfüsserkirche con in mano uno smilzo libretto in caratteri gotici?
È Venerdì Santo, e sta per andare in scena la Brockes Passion musicata da Georg Philipp Telemann, ma quel libretto, che i fedeli hanno dovuto acquistare e che per la prima volta forse attestava che si trattava di un concerto pubblico a pagamento nascondeva ben altro. Il testo rivoluzionario, per cominciare. Lo aveva redatto Barthold Heinrich Brockes, giovane patrizio amburghese dallo spiccato gusto barocco, dapprima innamorato della poesia italiana, quindi approdato a una visione particolare e inedita della liturgia cristiana, che con quel Der für die Sünden der Welt gemarterte und sterbende Jesus del 1712 consegna al mondo una lettura della Passione di Cristo ruvida e crudele – oggi diremmo quasi splatter – come ruvida e crudele nella sua tragica verità è la Crocifissione di Matthias Grünewald (uno dei pannelli centrali dell’Altare di Isenheim a Colmar, in Alsazia), dipinta due secoli prima. Brockes come Grünewald declina “la bestemmia” della morte del Dio fatto uomo «in un testo – come dice il maestro di concerto Simone Toni che ha diretto la Passione ieri sera nella Chiesa di San Marco (prima assoluta italiana, ma in questa versione forse addirittura mondiale) – potente, tragico e intriso di una violenza inimmaginabile». Quanto bastava perché musicisti di rango come Johann Mattheson, Georg Friedrich Händel (ma possiamo escludere che lo stesso Bach l’avesse come minimo origliata?) e soprattutto Telemann – all’epoca popolarissimo e fecondissimo musicista autodidatta – ne rimanessero soggiogati.
18.3.16 simone toniLa cruda visione di Brockes, lo strazio, lo smarrimento, l’orrore di fronte alla morte del Cristo e quindi la speranza, la riconciliazione, la luce di fronte alla resurrezione scorrono nella musica di Telemann come una lunga dolorosa ghirlanda che si specchia nei versi del poeta, di cui per la prima volta viene pubblicata da Unicopli una traduzione italiana a cura di Quirino Principe.
«Quello di Telemann-Brockes – dice ancora Toni – è uno spirito estremo che non alberga nelle passioni di Johann Sebastian Bach che vengono narrate con serena diligenza, mentre Telemann è come se ricordasse con rabbia, e lo si comprende subito, dall’inizio, quando la sinfonia si apre con lunghe dolorosissime note dell’oboe, che via via si mutano in rabbia. Telemann è devastato perché ha preso coscienza che il mondo ha ucciso il suo Dio».
Soggiogato peraltro ci è parso anche il pubblico di San Marco – purtroppo non così numeroso come si auspicava -, attonito di fronte alla teatrale suggestione delle tante voci e al mistero di una passione che più umana non si potrebbe. Lode alla ardimentosa Miriam Feuersinger e ai solisti Emanuela Galli e Veronika Kralova, al contralto Raffaele Pe, a Elena Biscuola, Dan Norman, Riccardo Pisani, al magnifico baritono Mauro Borgioni, a Marco Bellasi e chapeau all’appassionata direzione (quasi una lunga passionale pantomima) di Simone Toni e dei suoi Silete Venti!
Grazie a loro, per un prodigioso istante la visione tragica e insieme consolatoria di Brockes e Telemann ha come stregato la notte di Milano con la sua radiosa atemporalità.