La “profezia” di Foucault. Già negli anni ’70 previde la polveriera islamica e il suo deflagrare nel mondo

7.5.16 collage piero(di Piero Lotito) «L’Islam rischia di costituire una gigantesca polveriera. Da ieri ogni stato musulmano può essere rivoluzionario dall’interno, a partire dalle sue tradizioni secolari». Parole quanto mai profetiche di Michel Foucault, scritte sul finire della veemente rivoluzione iraniana (1978-79), che aveva sollevato lo Scià e trasformato la monarchia del paese in una repubblica islamica, guidata dall’ayatollah Khomeini. Quanto sia drammaticamente attuale il pensiero di Foucault (1926-1984), uno dei più significativi pensatori francesi della seconda metà del Novecento, oggi ben lo constatiamo.
Foucault esaminò gli avvenimenti iraniani da un osservatorio di grande importanza: inviato speciale a Teheran per il Corriere della Sera, tra l’ottobre 1978 e il febbraio 1979 scrisse in esclusiva un buon numero di articoli sul fuoco vivo, per così dire, di quella rivoluzione. I suoi reportage mostravano un’appassionata partecipazione al terremoto politico che stava sconquassando l’antica terra degli Arii e si sarebbe poi estesa, in forme diverse, alla gran parte del Medio Oriente. Una adesione, la sua, condivisa del resto da numerosi intellettuali. Oggi, sappiamo, la “profezia” di Foucault, avveratasi con sconcertante puntualità, viene vissuta nelle stesse regioni e soprattutto in Europa come una minacciosa realtà, segno che ogni rivoluzione comporta una complessità di situazioni e conseguenze il più delle volte ben lontana dalle prime analisi.
Di quella “visione” sul campo fu tratto vent’anni dopo, nel 1998, un libro che oggi, alla luce del nuovo ruolo assunto dall’Iran nel panorama internazionale con lo storico accordo di Vienna sul suo programma nucleare, si rivela una preziosa finestra sulle origini dei più recenti cambiamenti politici nel Medio Oriente. Si tratta di Taccuino persiano (Guerini e Associati), che raccoglie, a cura del sociologo e islamista Renzo Guolo e dello scrittore e giornalista del Corriere della Sera Pierluigi Panza, l’intero reportage di Michel Foucault. Un libro “ritrovato”, dunque, utile appunto a una migliore comprensione dell’odierno, conflittuale rapporto tra Islam e Occidente, e anche a ripercorrere le ragioni che portarono lo stesso Foucault e, abbiamo detto, numerosi altri intellettuali, ad approvare con slancio la rivoluzione iraniana. Quell’entusiasmo, certo eccessivo e in qualche modo ingenuo, accolto con imbarazzo, fu causa di una sorta di ostracismo nei confronti del filosofo francese: gli articoli che compongono Taccuino persiano non furono mai raccolti organicamente in un volume e mai citati nella pubblicistica sulla sua opera. «Questi articoli – spiegano Renzo Guolo e Pierluigi Panza nell’introduzione – compaiono in Francia solo dopo lungo tempo, a quindici anni dagli avvenimenti e a dieci dalla morte dell’autore, avvenuta nel 1984. Anche in Italia essi hanno avuto, sino a oggi, un destino analogo: totalmente rimossi sia dai numerosi “compagni di strada” di allora, sia dagli studiosi che, meticolosamente, sottoponevano ad analisi qualsiasi suo testo».
Un libro, dunque, Taccuino persiano, che andrebbe oggi attentamente riletto per ritrovare il nucleo dell’avvenuta “profezia” dell’autore, racchiuso in questo passaggio: «La sua importanza storica (del movimento rivoluzionario iraniano, ndr) non dipenderà forse dalla sua conformità a un modello “rivoluzionario” riconosciuto. Lo dovrà piuttosto alla possibilità che avrà di sconvolgere gli elementi della situazione politica del Medio Oriente, dunque l’equilibrio strategico mondiale. La sua singolarità, che ha fatto fino a oggi la sua forza, rischia di diventare in seguito la sua potenza di espansione. È infatti come movimento “islamico” che può incendiare tutta la regione, rovesciando i regimi più instabili, e allarmare i più solidi. L’Islam – che non è semplicemente religione, ma modo di vita, appartenenza a una storia e a una civiltà – rischia di costituire una gigantesca polveriera, formata da centinaia di milioni di uomini». E qui siamo nella cronaca dei nostri tempi.

“Taccuino persiano”, di Michel Foucault, a cura di Renzo Guolo e Pierlugi Panza, Guerini e Associati, 1998, 124 pp.