La vita non può essere separata dal pensiero: il solo capace di dare ordine al disordine. E di dare un senso alle assurdità

(di Andrea Bisicchia) Leggere le riflessioni di Edgar Morin sulle scienze umane, sul rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra democrazia e socialismo e, ancora, sulla missione dell’intellettuale, oggi, è una vera e propria gioia, sia per la semplicità della sua esposizione sia per la profondità del pensiero.
Ma c’è qualcosa in più che Morin sembra volerci trasmettere, ovvero che si possono superare i cent’anni di vita, solamente se si continua a studiare, perché lo studio rende non soltanto la vita, ma anche la mente, sempre attiva.
Nella sua ultima raccolta di testi personali, politici, sociologici, filosofici, letterari, edita da Cortina, “Ancora un momento”, l’autore condensa il suo enorme sapere per interrogarsi sulla complessità della vita di cui lui stesso continua a meravigliarsi, dato che le chiede “ancora un momento”, per continuare ad osservarla e a stupirsi.
Stupirsi di che cosa?
Di ciò che accade nel mondo, dei prodigi che lo attraversano, ma anche delle ascese e cadute e soprattutto del potere della conoscenza, delle sue aporie, delle difficoltà, in particolare, quando si cerca di fermare il tempo e di continuare a chiederle “ancora un momento”.
Lo stupore di Morin non consiste soltanto nell’essere vivo a centouno anni, ma di essere cosciente, di avere ancora un buon rapporto con le scienze sociali e filosofiche e, in particolar modo, col pensiero, quello che va sempre in cerca delle profondità, convinto com’è che la vita non possa essere separata dal pensiero, il solo capace di dare ordine al disordine, di rendere semplice la complessità di sapere miscelare l’assurdità della vita con gli errori che possono essere generati.
L’errore, sostiene Morin, è un rischio costante della conoscenza, spetta all’intellettuale vigilare per correggerlo, essendo, l’errore, relativo, come la verità. Infatti, come non esiste una verità assoluta, alla stessa maniera non esiste un errore assoluto. La lotta all’errore, per Morin, “Comporta lo studio attento delle diverse informazioni e dei documenti contraddittori”. Ciò non vuol dire verificare i fatti, bensì rispettarne la complessità e identificarli, evitando l’isteria e l’indignazione e di trasformare il confronto in una sterile battaglia, in cui non si vogliono accogliere le idee contrarie senza deformarle, cosa che accade, tutti i giorni, soprattutto in politica, capace di utilizzare non la cultura dei libri, ma la cultura dei media, che dispone di pochi mezzi di riflessione, dando adito a una nuova barbarie, oltre che alla degradazione del vivere sociale, contro la quale dovrebbe erigersi proprio l’intellettuale e, magari, darsi una missione, come faceva una volta, quando ricorreva all’uso della coscienza, ritenendola una conoscenza che riflette su se stessa, che si alimenta di informazioni, di comunicazioni, di scambi di idee, mentre la coscienza si alimenta soltanto con le attività cognitive.
A questo punto, Morin tira in ballo gli studi umanistici, che non considera, certo, un lusso intellettuale.
Molto critico il suo saggio sul pensiero socialista, ormai a suo avviso in rovina, essendo privo delle basi cognitive necessarie per elaborare una forte ideologia e progettare un progresso per l’umanità, in grado di controbattere lo sviluppo tecno-economico, tecno-burocratico e tecno-scientifico.

“ANCORA UN MOMENTO” di Edgar Morin, Cortina Editore 2024, pp.156, € 14