L’altra metà della scena. Oltre alle più affermate scenografe, anche le correnti cui appartenevano, dal Futurismo ad oggi

(di Andrea Bisicchia) Anna Maria Monteverdi da circa quindici anni lavora sul linguaggio della scena e sui suoi mutamenti, grazie all’apporto delle arti multimediali. Insegna all’Università Statale di Milano ed è espertissima ìn Digital Performance. Continuando il lavoro di ricercatrice, ha indirizzato i suoi interessi verso le donne-scenografe alle quali ha dedicato un volume, edito da Dino Audino, “Scenografe. Storia della scenografia femminile dal Novecento a oggi”, facendo ricorso a una metodologia di tipo storicistico che applica a quella che definisce “l’altra metà della scena”, ovvero quella che riguarda le donne artiste che si sono evidenziate nel mondo del teatro, i cui contributi, spesso, sono stati determinanti per la riuscita di uno spettacolo.
L’autrice ha attraversato le Avanguardie del Novecento, partendo dalle prime scenografe come Alina Bernstein (1880-1955) e Ilse Fehling (1896-1982) che si rivelarono subito artiste autentiche e indipendenti. Da allora, le donne scenografe hanno assunto le vesti di vere e proprie amazzoni, fino a diventare delle leggende autentiche, come Natalia Goncharova.
Anna Maria Monteverdi ricostruisce la storia di molte di loro contemporaneamente a quella dei movimenti a cui appartenevano, dal Futurismo al Costruttivismo, al Bauhaus, al Dada, per passare al dopoguerra e arrivare ad oggi.
Questa è la parte più storicistica ed è racchiusa nel primo capitolo, al quale ne seguiranno altri quattro, con due appendici, in cui si possono leggere gli interventi dii Meta Hocevar, Vittorio Fiore e Mauro Della Valle. Il secondo capitolo è dedicato ad accoppiamenti storici come quelli di Brook e Sally Jacobs, Ronconi e Gae Aulenti, Daniela Dal Cin e i Marcido, Marthaler e Anna Viebrock, Kentrige e Sabine Theunissen, mentre il terzo capitolo è più attento al rapporto tra scenografia e tecnologia “a vivo”, nel quale l’autrice mostra le sue competenze e le sue idee sulla scenografia da intendere come creatrice di spazi, dentro i quali, immettere l’azione drammaturgica.
Gli anni analizzati sono quelli in cui si verifica la rottura con la tradizione postmoderna, più attenti a modernizzare gli spazi per una sempre più autonoma ricreazione o reinvenzione del testo, più inclini alla ricerca di spazi puri, vivificati da elementi visivi e dal digitale che permettono modalità creative del tutto nuove, grazie anche all’uso di sorgenti luminose a LED, a video proiezioni e a monitor sempre più sofisticati e specialistici. La Monteverdi fa moltissimi nomi di donne scenografe impegnate in tutto il mondo, senza trascurare le nostre, in particolare Maria Signorelli, Titina Maselli, Daniela Dal Cin, Francesca Pasquinucci, Cristiana Picco, Giò Forma, Ines Cattabriga, Raffaella Rivi, Margherita Palli, Luisa Spinatelli.
C’è da dire che, grazie all’arte elettronica, alle videoperformance, sono nate nuove professionalità che vanno ad arricchire le locandine degli spettacoli, come: Video designer, Light designer, Intraction designer, ma c’è anche da dire che si sta affermando sempre più una lingua scenica di tipo comunitario, costruita su comodi format e su codici comunicativi che fanno ricorso ai medesimi strumenti: videocom, mixer, telecamere, microfoni, fari, proiezioni, grazie ai quali vengono costruiti spettacoli, le cui estetiche fanno largo uso di immagini e luminosità, oltre che di corpi non parlanti. Se pensiamo agli esperimenti condotti da Luca Ronconi con Gae Aulenti, sembra di trovarci dinanzi a una situazione opposta, basta leggere il capitolo che Vittorio Fiore ha  dedicato ad entrambi, specie quello che riguarda la rigenerazione urbana, con cementifici, capannoni, orfanotrofi trasformati in luoghi di spettacoli, o analizzare le scenografie come assemblaggi modulari, evidenti in “L’ anitra selvatica” di Ibsen, per capire come sembra di trovarci, non dinanzi al passato, bensì dinanzi a un futuro ancora da arrivare.

“Scenografe. Storia della scenografia femminile dal Novecento a oggi” di Anna Maria Monteverdi – Dino Audino Editore 2021, pp. 186, euro 24.