(di Andrea Bisicchia) – Nel 1988, l’Editore Bulzoni pubblicò, di Anna Barsotti, “Eduardo Drammaturgo, fra mondo del teatro e teatro del mondo”, quella data segnò, per la docente dell’Università di Pisa, l’inizio di un lavoro che si è proliferato nel tempo ed è continuato con ”Introduzione a Eduardo” (1992), edito da Laterza, con la nuova edizione, per Einaudi, di “Cantata dei giorni dispari” (1995), a cui seguirà, tre anni dopo, “Cantata dei giorni pari”, mentre, nel 2007 uscirà “Eduardo, Fo e l’attore-autore del Novecento”, sempre da Bulzoni, che ha appena pubblicato «Eduardo: Il romanzo teatrale delle “Cantate”. Tutti i testi sotto esame”.
In verità, si tratta di un ritorno alle origini, ovvero al volume del 1988, quando la Barsotti iniziò il suo percorso all’interno dell’Opera eduardiana, un percorso che, dopo 35 anni di indagini, l’ha portata fino ad oggi con continui aggiornamenti.
È una caratteristica della Barsotti di non abbandonare mai un autore su cui ha lavorato, lo ha fatto anche con Rosso di San Secondo, del quale ha esplorato tutti gli attraversamenti creativi. Rosso di San Secondo è citato più volte, insieme ad altri autori del “Grottesco”, nella prima parte del libro, quella che riguarda il tirocinio di Eduardo, durante gli anni Venti, senza il quale, sostiene la Barsotti, non sarebbe stato possibile capire i tentativi, più volte escogitati, da Eduardo, per liberarsi dal dominio di un teatro che vedeva, contemporaneamente coinvolti, generi diversi, da lui, del resto, tutti praticati, dal Vaudeville alla Pochade, dal Macchiettismo alla Parodia, dal Varietà alla Rivista. Benché coinvolto, Eduardo viveva contraddittoriamente le tensioni del teatro popolare e quelle del teatro d’arte, sostenuto da Di Giacomo e realizzato da Pirandello.
Per Anna Barsotti, la necessità del rinnovamento Eduardo la individuò addirittura nel Futurismo, di cui ricorda certe sue “sintesi”, in particolare quelle recitate dalla Compagnia di Campese, nel secondo atto di “L’Arte della commedia”, a cui la Barsotti dedica un intenso capitolo, per evidenziare certe dichiarazioni di poetica da parte di Eduardo, frammiste a una vena polemica che non riguarda soltanto il rapporto tra teatro e politica, ma anche quello con Pirandello, spesso indicato dai critici come suo particolare punto di riferimento, a cui si richiama Campese, nell’ultima battuta, poco prima che venisse messo alla porta dal prefetto: «No, eccellenza, Pirandello non c’entra niente: noi non abbiamo trattato il problema dell’“essere e del parere”».
In tante occasioni, Eduardo ha dichiarato il suo grande amore per l’Opera pirandelliana, di cui aveva letto persino le novelle, ma tutto finisce lì, perché la sua diversità non consisteva soltanto nel rapporto tra essere e il parere, ma anche nel rapporto maschera e volto, tra maschera nuda e maschera viva, ma ciò che definitivamente lo differenziava, era lo stile e il linguaggio. È vero che spesso utilizzava il metateatro, solo che lo metteva al servizio dell’attore e non della voglia di teorizzare.
Anna Barsotti non ha considerato chiuso il suo entrare e uscire nel laboratorio eduardiano, per meglio approfondire fino a che punto le fonti scarpettiane fossero state modificate a vantaggio di una letterarietà che, pur sapendo ancora di dialettalità, rimaneva il fine ultimo, quello che Eduardo raggiungerà con i capolavori dei “Giorni dispari”, dopo avere attraversato quasi un secolo di teatro, lungo il quale l’uso della mimica, del gesto, dell’oralità , tesi verso i “valori fonici e sonori della parola”, avrebbero dovuto fare i conti con quelli della parola che “privilegia il significato”, valutandone anche la scrittura.
Per la Barsotti, insomma, la drammaturgia di Eduardo è caratterizzata da un “incontro, e non giustapposizione fra spettacolo e testo”. È stato un cammino lungo, che ha permesso a Eduardo di liberarsi dal “mestiere”, dall’improvvisazione attorica, dalle battute a soggetto, dal bagaglio di tradizione che si portava dietro, e puntare a un teatro totale, con la codificazione di una scrittura che appartenesse soltanto a lui.
Sono convinto che gli attori o i registi che volessero mettere in scena ancora Eduardo, non possano fare a meno di utilizzare le profondità analitiche che riscontreranno nelle indagini, negli approfondimenti, da parte della Barsotti, di tutte le commedie eduardiane.
Anna Barsotti, «Eduardo: Il romanzo teatrale delle “Cantate”. Tutti i testi sotto esame», Bulzoni Editore 2023, pp. 350, € 35








