L’epopea dei pover christ. E dalle case di ringhiera scesero i Legnanesi con la Commedia dell’Arte, il dialetto e la Rivista

(di Andrea Bisicchia) In occasione del centenario della nascita di Felice Musazzi (1921 – 2021), il Comitato, formatosi in questa occasione, ha dedicato all’artista un volume, “Felice di essere Musazzi. Un uomo e la sua storia”, edito da La Memoria del Mondo, per ricordare la figura umana e professionale del grande comico che, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, rivoluzionò il modo di ridere, svelandone quella particolare qualità che appartiene alla Commedia dell’Arte, rivista, però, alla luce di una nuova condizione sociale.
Il volume contiene una introduzione di Maurizio Porro che ne ricorda le straordinarie capacità umoristiche, ben sottolineate da Strehler, quando diceva, riferendosi a Musazzi, che la più brava attrice italiana era un uomo. Le origini della sua passione teatrale sono raccontate da Cristina Masetti e Luca Nazari, che ricordano la nascita nel Comune di Parabiago, da famiglia povera, che viveva all’interno di un cortile, con le case di ringhiera, dove si parlava solo in dialetto, quello stesso che diventerà protagonista di tutti i suoi testi, nati dopo giornate di lavoro presso l’industria metalmeccanica Franco Tosi di Legnano, in cui comincerà a lavorare nel 1946 e dove, nel notiziario aziendale, pubblicherà un racconto d’appendice, “Ul Tubia… quel cal ciàpa ul su à l’umbria”. Gli interni dei cortili, una specie di campielli, diventeranno gli spazi immaginari dove ambienterà le sue vicende comiche, con protagoniste le famiglie che avevano problemi economici quotidiani, tipici dei pover crist con una gran buléta (senza soldi).
L’attività teatrale nasce nell’ambito dell’Oratorio, con altri amici operai, con uno schema ben preciso, fin dalla prima formazione, quello della Rivista, le cui coreografie erano affidate a Tony Barlocco. Il debutto milanese avverrà nel 1957 con “Va là batel” che sarà ospitato al Teatro Odeon dal Patron Bernardo Papa e ripreso nelle stagioni successive. Il quotidiano La Notte intitolò la recensione “È arrivato un battello carico di allegria”, mentre Il Corriere Lombardo scrisse: “Una volta tanto il teatro estivo offre una rivista che i milanesi possono e debbono vedere”. I giornaloni tacciono. L’Avanti mise le mani avanti: “Pur trattandosi di non professionisti, bisogna riconoscere che il loro sforzo è riuscito. Il pubblico ride, si diverte moltissimo. Musazzi e Barlocco sono i veri pilastri dello spettacolo”.

1970: la data segna la prima volta della Compagnia fuori dai confini della Lombardia, quando, su invito di Garinei e Giovannini, i Legnanesi debuttarono al Teatro Sistina di Roma.

In breve tempo, il Teatro Odeon diventa, per i Legnanesi, la Scala, così, se Il Corriere d’informazione potè parlare di un vero e proprio “miracolo”, Il Corriere della sera, attraverso il suo critico Roberto De Monticelli e La Repubblica, attraverso Natalia Aspesi, parlarono di sottocultura, rimproverando persino il gusto del pubblico che andava a osannarli. Fu Alberto Arbasino a prenderne la difesa e a sostenere l’idea che i Legnanesi fossero gli inventori del brechtismo italiano, tanto che il suo giudizio lusinghiero contribuì a fare aprire, per Musazzi e la sua Compagnia, le porte del Teatro Sistina di Roma (foto).
Il Volume contiene delle testimonianze, come una lettera indirizzata da José Guinot al Ministero dello spettacolo italiano, per una tournée dei Legnanesi a Parigi, onde farf “Conoscere una esperienza artistica che testimonia, in modo palese, il fascino del teatro di Rivista”.
Un capitolo è dedicato agli incontri con i big dello spettacolo, da Giordano Rota a Federico Fellini, a Nureyev, Amanda Lear, Walter Chiari, Giancarlo Giannini, Franca Rame, Wanda Osiris. Non mancano dei brevi saggi di Nicholas Vitaliano, in particolare, sulla realtà teatrale di Milano, durante l’ascesa di Felice Musazzi, di Alessio Francesco Palmieri-Marinoni sulla costumistica e di Alberto Bentoglio sulla commedia dialettale tra sogno e realtà, oltre che sul lavoro d’equipe che fa pensare a quello dei Comici dell’Arte.
Fondamentale la Cronologia di tutti gli spettacoli, dal 1949 al 1988, a cura del Comitato, ricchissima è l’iconografia in bianco e nero e a colori, con locandine e manifesti degli spettacoli più acclamati.

“Felice di essere Musazzi. Un uomo e la sua storia”, a cura del Comitato del Centenario, edito da La Memoria del Mondo 2021, pp. 218, € 30.