L’Europa? Un enorme centro commerciale al posto delle grandi industrie. E aumentano tragiche disuguaglianze

(di Andrea Bisicchia) Bruno Latour è un filosofo della scienza, ma anche un comparatista, nel senso che si occupa di sociologia, di antropologia e di politica. Nel suo libro: “Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica”, edito da Cortina, si chiede come sia possibile trovare, dinanzi all’eccesso delle disuguaglianze e della mondializzazione, una via d’uscita, capace di tracciare una nuova rotta.
A suo avviso, la globalizzazione ha cambiato l’Europa, avendola trasformata in un enorme centro commerciale, conseguenza del primato concesso all’economia, non più fondata, come nel secolo scorso, sulle grandi industrie, bensì sui colossi finanziari e bancari.
L’argomento è noto, ma come fare per arginarlo? Tracciare una rotta è diverso che cambiare uno status quo, una volta era la Storia che la indicava, solo che la Storia, per esistere, ha bisogno di conflitti che, un tempo, avevano lacerato l’Europa con continue guerre. Oggi, i conflitti sono di tipo economico e sono tali da aver fatto smarrire all’Europa la giusta via, tanto che, ormai, annaspa tra passato e presente, incapace di prendere direttive diverse da quelle economiche. Quando cerca di farlo, l’accusano di essersi allineata al Globo, cosa, del resto, vera, ma il Globo entra, a sua volta, in conflitto col “Terreno” che rivendica la sua identità e che non intende sottomettersi alla depredazione di ciò che gli appartiene, convinto che la globalizzazione abbia causato soltanto delle rovine, certo, ben diverse da quelle delle due guerre mondiali.
Oggi, le guerre sono combattute dalle Elite che, approfittando della mondializzazione, non comprendono i problemi di coloro che cercano protezione, assicurazione e che hanno paura di perdere quel poco che è loro rimasto. Le Elite, quelle della grande finanza, accusano i difensori del proprio “Terreno” di populismo, senza accorgersi che le parole si logorano in fretta, tanto che la loro vita non è diversa da quella biologica. Fascismo, Comunismo sono termini che ormai vengono usati a vanvera, soprattutto, quando non si hanno più argomenti per controbattere. Anche la parola populismo è entrata in una specie di tritatutto, tanto che il suo effetto, quando la si usa, ha il sapore della retorica.
Bruno Latour afferma che le società sono come i fanciulli, amano essere protette, vanno in cerca di una madre che avevano individuato nell’Europa, ma che, dopo tante vicissitudini, si sono accorte di essersi imbattute in una matrigna, dovendo scontrarsi con una disuguaglianza che mai aveva raggiunto vertici così alti. A dire il vero, il Globale, che non si vede, tende a illudere il “Locale”, che si vede, e che si comporta come chi ha perso la propria identità, della quale va continuamente in cerca.
Allora, quale traccia è possibile seguire? Come evitare lo scontro tra il “radicalizzarsi” in un suolo e il “mondializzarsi” in un altro? Occorrono nuove tappe, magari cominciando dal cambiamento climatico, per ricostruire una terra che sia abitabile da noi e dalle nuove generazioni che vivono in uno stato di precarietà perenne.

Bruno Latour, “Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica”, Cortina Editore 2018, pp 136, € 13.